SANITÀ ALL’AVANGUARDIA. All’ospedale Sacro Cuore del Don Calabria avviato uno studio finanziato dalla Ue

Il farmaco, testato per la prima volta sull’uomo, ha lo scopo di indurre una risposta immunitaria per favorire la regressione della malattia e ritardarne il possibile ritorno.
All’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è stata avviata, per la prima volta sull’uomo, la sperimentazione di un prodotto innovativo nella lotta al tumore al fegato collegato allo studio clinico di fase uno Hepavac-101 finanziato dall’Unione Europea. Si tratta del vaccino IMA970A, specifico contro l’epatocarcinoma, che ha lo scopo di indurre nel paziente una risposta immunitaria tale da mettere il suo organismo nelle condizioni di combattere le cellule tumorali.Lo studio Hepavac-101 è attivo al Sacro Cuore di Negrar dal 12 gennaio ed è internazionale. In Italia vede coinvolto, oltre al centro veronese in collaborazione con l’Università dell’Insubria, anche l’Istituto nazionale Tumori «Pascale» di Napoli; nel resto d’Europa si svolge in Germania, Spagna, Francia, Belgio e Gran Bretagna. La sperimentazione durerà circa un anno ed è riservata a pazienti con epatocarcinoma in fase iniziale, ad uno stadio precoce, candidati a un trattamento locale di tipo chirurgico.Scopo dello studio, infatti, è valutare la tollerabilità del vaccino IMA970A e verificare se questo, somministrato dopo la regressione della malattia ottenuta mediante trattamento locale, è in grado di indurre una risposta immunitaria positiva nei confronti del tumore.COS’È L’EPATOCARCINOMA. È il tumore maligno più frequente del fegato, del quale in Italia nel 2017 sono stati registrati 13mila nuovi casi. Nel mondo ha un’incidenza di 750mila casi l’anno. Circa il 70 per cento di questi tumori, inoltre, è riconducibile a fattori di rischio noti, tra cui i più frequenti sono l’infezione da virus dell’epatite C (HCV) o da virus dell’epatite B (HBV) e l’abuso di bevande alcoliche. Attualmente i pazienti con epatocarcinoma in fase iniziale vengono sottoposti a procedure locali che consistono nella resezione chirurgica del tumore laddove possibile o nella distruzione dei noduli tumorali mediante termoablazione, ablazione con radiofrequenza e microonde, chemioembolizzazione oppure radioembolizzazione. Nonostante tali trattamenti possano ottenere una distruzione del tessuto vitale del cancro, nel tempo la malattia è destinata a recidivare o peggiorare nella maggior parte dei casi.IMA970A E STUDIO HEPAVAC. IMA970A è un vaccino sviluppato nell’ambito del progetto Hepavac, iniziativa internazionale che vede la partecipazione di nove partner europei dei settori farmaceutico e universitario. I pazienti che prenderanno parte alla sperimentazione nell’ambito di Hepavac verranno sottoposti a esami di screening per verificare la loro idoneità a partecipare allo studio prima di ricevere il trattamento locale standard. I pazienti che, dopo il trattamento locale, non presentano evidenza di tumore vitale riceveranno il trattamento sperimentale, il quale prevede un’unica infusione endovenosa di una bassa dose di ciclofosfamide (un farmaco chemioterapico con funzione immunomodulante).Dopo pochi giorni inizierà la vaccinazione vera e propria, con la somministrazione intradermica (mediante ago sottile nella cute del braccio) sia del vaccino IMA970A sia di una sostanza adiuvante, che serve cioè a potenziare l’immunogenicità del vaccino. Sono previste nove somministrazioni totali intradermiche del vaccino.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 30/01/2018

Note: CAMILLA MADINELLI