GRANDI OPERE. Il progetto di un collegamento stradale urbano a nord della città a basso costo, anticipato da Sboarina, divide le opinioni
Il traforino? «Era ora». «No, è follia»
Occhipinti, prima Circoscrizione: «Bene, Veronetta sta soffocando» Dalle Pezze, seconda: «Un errore aumenta ancora il traffico privato»

La proposta di realizzare un traforo corto, una semplice strada urbana a doppia corsia in grado di collegare direttamente la zona di Borgo Venezia a Ponte Crencano, divide i parlamentini della prima e della seconda circoscrizione: ovvero i territori maggiormente interessati dalle conseguenze che poterebbe la nuova infrastruttura.Se da un lato, infatti, si plaude al beneficio che quest’opera avrebbe sulle zone maggiormente congestionate di Veronetta, dall’altra i timori sono per l’impatto negativo che potrebbe avere su via Ca’ di Cozzi, dove è prevista la fine del traforo, e di riflesso su via Mameli dove già insiste l’Ospedale maggiore di Borgo Trento. C’è poi chi contesta radicalmente l’opzione di una nuova strada. È il punto di vista di Elisa Dalle Pezze, Pd, presidente della seconda circoscrizione. «In un periodo in cui le città sono chiamate a realizzare il Piano urbano di mobilità sostenibile, una soluzione datata che invita alla ancora alla gomma ha poco senso. L’obiettivo è svuotare dal traffico privato, non incentivarlo tra l’altro con un’idea che taglia completamente fuori Parona», riflette Dalle Pezze che comunque si dice pronta ad esaminare in consiglio il progetto effettivo.Le opinioni sulle anticipazioni elencate l’altra sera dal sindaco Federico Sboarina a Telearena sono varie e opposte anche all’interno della prima circoscrizione, quella che a conti fatti sembrerebbe ottenere i maggiori benefici da questo nuovo progetto. Tanto che il presidente del parlamentino si è detto completamente favorevole all’ipotesi di traforo corto. «Dai cittadini di Veronetta ci arriva come urgente e prioritaria la richiesta di alleggerirli dal traffico e hanno tutto il diritto di far respirare un po’ i loro polmoni», riflette Giuliano Occhipinti, presidente in prima.Non è però dello stesso parere la consigliera Giuliana Marconcini, Lista Tosi. «Risolverebbe, forse, in parte il problema in zona via XX Settembre e Interrato Acqua Morta per farlo però ricadere su Borgo Trento: la trovo una follia». Una linea, questa, che viene ripresa anche dalla collega di partito nonché vicepresidente della seconda circoscrizione Patrizia De Nardi. «Non conosciamo i dettagli del progetto presentato a “spizzichi” dal sindaco Sboarina che di certo è un goffo tentativo di rispondere alla iniziativa, della lista Tosi, di raccolta firme a sostegno della realizzazione del traforo che lui stesso ha affossato», esordisce De Nardi. «Ciò detto analizzando il tracciato anticipato sulla stampa possiamo rilevare che il tipo di traforo indicato non risolve il problema della parte nord-ovest della città e nella fattispecie la zona di Parona e della Valpolicella».Piuttosto perplesso è anche Franco Dusi, ex consigliere Pd in prima circoscrizione, ora confluito nel gruppo misto e da anni impegnato sulle principali problematiche che interessano proprio la zona di Veronetta. «Ogni nuovo progetto dovrebbe tenere conto dell’area metropolitana in cui è ormai di fatto inserita la città a cui si aggiungono anche le criticità della zona Fiera e del Garda. Serve avere il Piano Urbano del Traffico e ragionare a 360 gradi», interviene Dusi.Ovviamente contrario il consigliere di seconda circoscrizione Alberto Sperotto, negli anni passati uno dei più agguerriti contestatori del traforo e che ieri ha affidato la sua opinione a facebook. «Glielo diciamo al sindaco Fede che il traforo porta sfortuna?», ha postato l’esponente di Verona in Comune.E il capogruppo di Verona e Sinistra in Comune, Michele Bertucco, aggiunge: «Indurre i cittadini a credere che la società autostradale possa regalare 53 milioni di euro al Comune di Verona perché questa realizzi un traforo urbano di collegamento tra due quartieri, dimostra quanto sia distante dalla realtà questo modo di far politica tutto annunci e promesse. Indicativo in tal senso è il fatto stesso di annunciare grandi opere stradali prima ancora di aver fissato gli obbiettivi del nuovo piano della mobilità sostenibile. Appare infatti evidente che ingenti risorse pubbliche andranno dirottate verso il potenziamento del trasporto collettivo nelle sue varie forme, oltre che sulla mobilità ciclistica. Siccome le autostrade non finanzieranno mai un’opera che non sia strettamente autostradale, o l’amministrazione ci prende in giro quando promette il traforo, oppure ci prende in giro quando promette un piano della mobilità serio».