image

La cupola della chiesa di San Giorgio svetta nel cielo dopo il restauro FOTO MARCHIORI

L’INTERVENTO/2. Sistemata e chiusa da un reticolato anche la lanterna
Don Rizzini: «Molti chiamano per complimentarsi per il lavoro. Era da 170 anni che non si interveniva»
Nuovo look, nuova vita, per il complesso monumentale di San Giorgio in Braida, che dopo due anni di interventi per la messa in sicurezza delle strutture portanti e il restauro degli annessi dell’abside, si è ormai quasi completamente liberata di tutte le impalcature che ne impedivano l’adeguata ammirazione sia da parte degli abitanti del quartiere, che dei sempre attenti visitatori della nostra città.A partire dall’imponente cupola del Sanmicheli, ora più lucente che mai nella sua rinnovata copertura esterna, nonostante la chiacchierata tonalità brunita, un po’ più scura del precedente colorito verde, a sua volta esito del processo di ossidamento che ha subito il rame nel corso degli anni.Un particolare che non è passato inosservato a quanti ogni giorno transitano per i giardini di San Giorgio o rubano istantanee dall’affaccio di Ponte Pietra, al contrario rimasti piacevolmente meravigliati dal nuovo aspetto dell’opera.«Molti amici e parrocchiani mi hanno telefonato da Ponte Pietra per farmi i complimenti del risultato dei lavori, eseguiti dall’impresa edile Erminio Cordioli e dalla ditta Varalta di Povegliano su progetto di Massimo Casali, Giancarlo Manni, Massimo Dal Forno e Paola Ravanello. E, in particolare, volevano comunicarmi quanto fosse bella la cupola. Più bella di prima», rivela il parroco uscente don Piergiorgio Rizzini, a cui in autunno subentrerà monsignor Giorgio Marchesi.Il prete rassicura i più nostalgici: «La scelta della brunitura è stata a lungo discussa con la sovrintendenza proprio per mantenere il più possibile inalterato l’originario rivestimento in rame, che un’incisione interna data 1847, e che altrimenti avrebbe dovuto subire trattamenti corrosivi. Con il tempo si schiarirà anche questo». Estetica a parte, quella compiuto sulla cupola è stata soprattutto un’operazione di conservazione. «Erano ben 170 anni che non si interveniva su questo elemento», spiega don Rizzini, «ormai ridotto a un colabrodo che aveva compromesso anche lo stato della lanterna interna, ripulita quindi dal guano dei colombi e dal materiale trasportato dagli agenti atmosferici che trovavano accesso nelle fessure della cupola ora chiuse da un reticolato trasparente». Qualche giorno ancora e verranno smantellate anche le impalcature per il controllo delle residue strutture lapidee del lato sud.Un lavoro certosino che ha compreso anche il rinforzamento dei quattro grandi obelischi che trattengono la spinta verso l’esterno della cupola e il restyling delle guglie distribuite negli angoli del complesso ecclesiale.Un capolavoro di bellezza che torna nello scrigno della sinistra d’Adige.

Tratto da: L'Arena di Verona

Data: 4/07/2018

Note: cronaca 18