Un impianto per la selezione delle plastica per il riciclo

IL CASO. Necessità di varare politiche ecologiche e
difficoltà di adeguarsi alle nuove regole: il tema del nostro forum e le strategie di Comune e Amia per il prossimo futuro
Dalla primavera vietati oggetti in plastica monouso. E per favorire pratiche virtuose, cassonetti intelligenti azionati da chip.
Inquina, tantissimo, e sembra avere ormai i mesi contati. Eppure ne utilizziamo a chili, letteralmente. Il consumo di plastica è ancora molto alto in città, dove peggiorano anche i dati sulla produzione di rifiuti indifferenziati. Il Comune, con una recente ordinanza, ha messo al bando le plastiche monouso dal prossimo marzo. E mentre a Roma si discute sulla possibilità di ridurre – o addirittura annullare come chiede Italia Viva – la plastic tax che dovrebbe entrare in vigore ad aprile, questa mattina nella veronese Isap Packaging, tra le più importanti d’Italia nella produzione di stoviglie monouso e packaging alimentare in plastica, dipendenti e manager hanno organizzato un flash mob: un minuto di immobilità assoluta. La protesta è all’insegna del no alla Plastic Tax e per una campagna strategica per comportamenti virtuosi nei confronti del riciclo.Il tema era stato affrontato dal nostro giornale che pochi giorni fa ha riunito attorno al tavolo del forum de L’Arena Marco Omboni, responsabile marketing di Isap e presidente di Pro. Mo Confindustria, Giuseppe Meglioranzi presidente Transeco, Giangiacomo Pierini direttore relazioni istituzionali di Coca Cola e Paolo Caldana di Confcommercio e Davide Cecchinato di Adiconsum. Un confronto in cui era emersa la sostanziale difficoltà di aziende ad adeguarsi in tempi rapidi alle nuove normative.«Mancano, inoltre, gli impianti di riciclo della bioplastica e della plastica compostabile», avevano sottolineato gli addetti ai lavori. La soluzione, spiegavano, sarebbe favorire il recupero e il riciclo della plastica e la transizione verso nuovi materiali. E migliorare la differenziata: un circolo virtuoso che però in città stenta a decollare. Nei dati presentati l’altro giorno durante la quarta edizione dell’EcoForum Veneto di Legambiente, Verona è al quinto posto su sette tra i capoluoghi di provincia. La percentuale di differenziazione dell’immondizia è ferma al 49 per cento e la produzione del rifiuto secco – non riciclabile – è di 242,9 chili per abitante, in crescita sia rispetto al 2018 che al 2017. Un trend negativo che l’Amia punta ora a invertire con un nuovo progetto pilota, ormai ai blocchi di partenza. Si tratta di una sperimentazione, al via a breve in una zona della città dove non c’è raccolta a porta a porta e non in centro città, che prevede l’utilizzo di cassonetti intelligenti utilizzabili solo tramite un chip. Ciascun residente avrà il proprio codice identificativo. Il sistema sarà così in grado di calcolare la quantità di rifiuto secco prodotto e calibrare di conseguenza le tariffe della tassa sui rifiuti: più basse a chi produce poca indifferenziata. «Incentivare anziché punire ritengo sia la strada giusta», spiega l’assessore all’ambiente Ilaria Segala che elenca altre iniziative del Comune volte a sensibilizzare cittadini e giovani sull’importanza del riciclo e dell’impegno a produrre sempre meno rifiuti. «In molti istituti della città, gli studenti misurano quanti rifiuti producono, raccogliendo dati sulla tipologia di spazzatura: plastica, secco e altro. Al termine del progetto, verranno premiate le classi più virtuose», elenca Segala. E ancora, sul social Instagram, è partito un contest in cui i partecipanti sono chiamati a condividere le proprie opere d’arte create e plasmate in materiale di riuso.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 5/12/2019

Note: Ilaria Noro