IL GIRO DELLE MOSTRE. «Paesaggi d’inverno» al Caffè Mazzanti
Scatti in bianco e nero  e sculture al Confortini

Panorami in bianco e nero per la mostra fotografica “Paesaggi d’inverno della costa grossetana” di Ardigò Giomarelli, a cura di Laura Cicci De Biase, in esposizione a Caffè Mazzanti piazza Erbe,32 fino al 3 dicembre.L’artista ha meticolosamente scattato le immagini nei primi giorni di gennaio nell’arco di alcuni anni, quando si rendono visibili gli aspetti più selvaggi del litorale. Le spiagge non sono affollate di turisti ma di nodosi tronchi d’albero, di rami, di alghe. Appaiono inaspettate atmosfere, particolari non-colori che scorrono in ombre grigie e in uno scialbo argento. La scelta del bicolore potenzia la suggestione delle opere, molto adatta per la stagione del freddo. Poesia dell’essenza e sostanza della memoria.Così senza rumore si ammala il sole, e i pensieri sembrano salire su una slitta per poi impigliarsi in qualche ramo spoglio abbandonato sulla sabbia. Le immagini assumono un lento pallore e il suono è sempre ovattato.Un albero spoglio si erge contro il cielo come un cippo sacrale. Persone e cani si arrestano sulla spiaggia catturati da quell’incanto. Al di là di una terrazza, si intravede una sdraio vuota che aspetta l’estate. Le altalene sono ferme, prive di bambini gioiosi. Il vento pettina la sabbia come fosse una morbida chioma. Per Giomarelli è un ritorno all’infanzia e alla giovinezza, è il bisogno di ritrovare i ricordi di luoghi che nel tempo sono diventati sensazioni e parte del suo essere. Ammirevoli le sculture di Sabrina Ferrari nella mostra, a cura di Mariafulvia Matteazzi Alberti, “Quando il bronzo diventa poesia” aperta fino al 10 dicembre, al Polo “Piero Confortini”, Ospedale di Borgo Trento.Come con una lente di miracolosa potenza, l’artista delinea il contorno esatto del soggetto. Sia esso persona, animale o vegetale. Dando ad esso una seconda vita, una vita immortale.In alcune opere, si ispira al corpo femminile come “Spiccando il volo verso paradisi lontani”, dove una fanciulla alata sembra sollevarsi da terra in linea diagonale che inizia dal piede e prosegue per la natica, il seno, all’arco delle braccia, fino alla testa all’indietro irradiando una luce abbagliante. Mentre in “SincrH2O” una donna prende forma fra nuvole azzurre come scendendo dal cielo. Per “Segnalazioni di vento celeste”, una suggestiva donna-angelo viene avvolta in drappi che le modellano il viso e il corpo. “Fly inside” è sostenuta da nembi di nuvole e allietata da un volo di gabbiani. Si protegge con una grande foglia “Ninfa: attendendo un raggio di sole”. Potenti le sculture dedicate agli animali, composte da piani lucidati e da intercapedini scure. Come in “Ippopotamus ridens”, aggressivo nella sua feroce dentatura. Come in “Orsa Maggiore” che ci fissa con le pupille in cristallo Swarovski, pronta a balzare sulla preda. Un omaggio a Salgari “La tigre di Mompracem” con le striature specchianti e l’equilibrio sospeso su una zampa. Terribile il “Bull-dozer” deciso ad incornare con tutta la sua brutalità. E “Deep impact” armato di aculei frontali e dotato di occhi di fuoco. Vera Meneguzzo

Tratto da: L'Arena - cultur- pag. 49

Data: 23/11/2017

Note: Vera Meneguzzo