VITE DI QUARTIERE – All’età di 94 anni, l’ingegner Piergiorgio Puppini Martini ha fatto in tempo a vedere con i suoi occhi Borgo Trento quando ancora non lo era. In principio, si chiamava Campagnola: una distesa di coltivazioni e frutteti punteggiati dalle villette liberty della borghesia veronese. Nei primi decenni del Novecento, la vita si sviluppa tra ponte Garibaldi e via Mameli, capolinea del treno Verona-Caprino e disseminata di negozi e botteghe. «Lungo via IV Novembre, c’era solo il gruppo rionale Fascista, il palazzo del Genio Civile e poco altro», ricorda lui. La seconda guerra mondiale passa senza grossi traumi: a differenza di altri quartieri della città, viene in larga parte risparmiato dai bombardamenti, come ricorda la lapide alla «Grotta della Madonnina» di viale della Repubblica: «Da tremenda strage Maria tutti salvò». Poi, a partire dagli anni Cinquanta, il boom edilizio che vede spuntare condomini in ogni dove. L’ultimo tratto distintivo è piazza Vittorio Veneto, che prende forma in occasione del centenario dell’unità d’Italia con la fontana di lastre di pietra subito soprannominata, un po’ dispregiativamente, dei «seciari», i secchiai delle case di una volta.

Borgo Trento è un quartiere elegante e affluente, con dimore signorili che avevano alloggiato gli ufficiali tedeschi prima e quelli americani poi. Eppure, comincia a essere conosciuto come il quartiere dei «Bondolari». «La casa dei bondolari era un palazzo di via Monte Ortigara, dove abitavano alcuni dipendenti della Cassa di Risparmio che avevano lasciato debiti dappertutto», assicura Puppini Martini. L’etichetta di gente che rincorre un benessere che non si può permettere resta però appiccicata agli abitanti del quartiere. E con qualche ragione, a sentire Ermengildo Dal Zovo: «Posso solo dire che i primi tempi non sono stati facili, e non solo i primi. Ho tirato il carretto per trent’anni, prima di tirare il fiato. Tutti mi dicevano che vendevo troppo caro, ma io ho sempre puntato sulla qualità. E vedo che tanti miei concorrenti hanno chiuso, e io sono ancora qua». L’enoteca Dal Zovo, assieme ad attività storiche come il rivenditore di «tutto» Cassetta di via IV Novembre o la trattoria La Quercia di via Tonale (la cui ultima gestione è fedele all’originale), è una delle istituzioni di Borgo Trento. Quest’anno festeggia i sessant’anni di attività anche se il locale di viale Della Repubblica apre solo nel 1962. «Nel ‘58 avevo aperto in piazzetta Tirabosco, vicino a piazza Erbe – ricorda -. Poi, quattro anni dopo, sono venuto qui: era un quartiere vicino al centro storico, c’erano tutte le costruzioni nuove, inseguivo insomma un nuovo mercato». Sempre in quel periodo, acquista anche un altro locale, in una via IV Novembre che, con la ricostruzione del ponte della Vittoria, sta diventando sempre più il centro di gravità del quartiere: «All’epoca era una drogheria, che vendeva anche champagne per i soldati americani, che avevano tanti soldi da spendere – ricorda «Gildo», partito da Badia Calavena per lavorare al mercato di piazza Isolo prima di inventarsi imprenditore – e abbiamo preso anche quella. Ho costruito un piccolo impero».

Borgo Trento non ha mai avuto reputazione di essere un quartiere attrattivo per le nuove generazioni, anche se negli anni Settanta e Ottanta le compagnie di ragazzi si davano appuntamento al bar Sole, al bar Bauli e al bar Rosso, oppure affollavano i giardini di piazza Vittorio Veneto. Oggi il bar Dal Zovo, con una gestione nuova di zecca, è invece protagonista assieme ad altri locali che hanno aperto negli ultimi anni – Off Line, Elk Bakery, Zika – dell’evoluzione di via IV Novembre in meta di un pubblico mediamente giovane e festaiolo. Non un’evoluzione scontata, in un quartiere dove la popolazione è in prevalenza anziana, dove si vedono più badanti che mamme che spingono i passeggini e dove perfino l’oratorio della chiesa di San Pietro Apostolo, che dovrebbe pullulare di ragazzini che calciano un pallone, è adibito a parcheggio. «Ma c’è un ricambio generazione in atto – spiega Paolo Padovani, agente immobiliare nonché consigliere di circoscrizione -. La crisi, a partire dal 2008, ha fatto calare i prezzi e così il quartiere è diventato appetibile anche per giovani coppie». Su una cosa, Padovani non ha dubbi: «Borgo Trento è il quartiere più ambito di Verona, dal punto di vista immobiliare, anche se tanti condomini sono ormai vecchi e pieni di problemi e sul mercato non ci sono appartamenti nuovi ad eccezione di quelli costruiti a posto di tre cliniche che sono state demolite». Luci e ombre ci sono anche sul fronte degli esercizi commerciali: «Se via IV Novembre è ormai una delle più richieste della città, in quelle laterali tanti fanno fatica», dice Padovani. Anche in Borgo Trento, negli ultimi tempi, ci sono sempre più negozi a gestione cinese: bar, parrucchieri, estetisti. Ai cinesi è andata male solo con la sala slot di via Todeschini, chiusa dopo pochi mesi di attività: ma al suo posto è sorto un market, sempre cinese.

L’ipoteca sul quartiere e sulla strada che prenderà in futuro è l’Arsenale: spazio enorme, dalle mille potenzialità inespresse. «Me lo ricordo negli anni Trenta – ricorda l’ingegner Puppini Martini – era abitato da famiglie dell’esercito . Uno così c’è solo a Vienna, sarebbe bello se ci facessero un museo della Verona austriaca». Per intanto, è probabile che ne nasca un parco per ricordare quella Campagnola da dove tutto è cominciato

Tratto da: Corriere Verona, pag. 9

Data: 10/06/2018

Note: Alessio Corazza