Il conservatore Leonardo Latella con i volontari che lavorano al museo

TESORI NASCOSTI. Nei depositi della sezione di Zoologia a Palazzo Pompei sono conservati migliaia di esemplari di insetti, mammiferi e rettili, molti dei quali anche rari

Tra le curiosità un carpione del lago, a rischio estinzione, un coleottero di un secolo fa e la collezione di ragni di Brignoli.
Un esemplare di carpione galleggia dentro un cilindro di vetro, preservato dall’alcool. È il re dei pesci del Garda. Serve qualche elemento in più, però, per capire l’eccezionalità di trovarselo davanti. Il carpione vive solo nel nostro lago e per secoli ha fatto la fortuna dei pescatori rivieraschi, mentre oggi è talmente vicino all’estinzione che c’è chi l’ha visto solo in foto.Non è il solo unicum custodito nei depositi della sezione Zoologia del Museo civico di Storia naturale, di cui sono guardiani fedeli il conservatore Leonardo Latella e il tecnico zoologo Roberta Salmaso. Dietro le esposizioni di ogni museo c’è un mondo nascosto, vere stanze delle meraviglie. A Palazzo Pompei, in lungadige Porta Vittoria, di questi tesori ce ne sono migliaia, dai mammiferi ai rettili, dagli anfibi agli insetti, frutto di donazioni, scambi, acquisizioni e ricerche sul campo.Da un armadio contenente decine di teche, in parte ancora da catalogare, spunta un coleottero vecchio di un secolo. Fu catturato in Lessinia e «ghiotto com’era dei grandi faggi che ricoprivano quei luoghi, oggi le sue larve sono un’autentica rarità», racconta Latella. Un’altra collezione  inizio ‘900 confronta gli insetti ai danni che provocano. Per il suo rigore scientifico «è tuttora molto consultata dagli agrari, che spesso, prima dell’animaletto, vedono il malanno sulla pianta». Nei magazzini si trovano anche tre basilischi imbalsamati provenienti dalla wunderkammer del primo naturalista veronese, Francesco Calzolari, e dal museo delle bizzarrie del conte Lodovico Moscardo. Il corpo simile a quello di un rettile, la coda irta di spine, appendici che sembrano ali, denti e grandi occhi, la leggenda li descrive come nati dall’accoppiamento tra un gallo e un serpente, in grado di uccidere un uomo solo con lo sguardo. In realtà sono un artefatto, ma si tratta comunque di pezzi di storia. Come la collezione dell’erpetologo Edoardo De Betta, ultimo podestà di Verona: 2.700 rettili e anfibi, il 40 per cento dei quali proveniente da Paesi stranieri. «La raccolta è fra le più richieste dai ricercatori che si occupano di evoluzionismo», sottolinea Latella. «Alcuni sono i primi esemplari della loro specie a essere descritti». Fra quattromila vasi in cui galleggiano gamberetti antartici e millepiedi cavernicoli, «ottimi indicatori dei cambiamenti climatici, essendo specie che vivono in ambienti particolari», c’è la collezione di ragni donata da Paolo Marcello Brignoli, aracnologo di fama internazionale morto nel 1986. L’ultimo arrivato è il famigerato ragno violino, protagonista delle cronache per il suo morso potenzialmente letale.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 17

Data: 1/08/2019

Note: Laura Perina - foto Marchiori