LA MOSTRA. Si inaugura oggi, nell’atrio monumentale del municipio, l’esposizione, che resterà aperta fino al 10 novembre, di documenti e cimeli della Grande Guerra
Ad accogliere i visitatori un grande pannello con le foto dei giovani caduti e i gagliardetti del Maffei dedicati a due studenti

Le foto dei volti dal fronte esposte a Palazzo Barbieri. Raccontano la storia dei giovani veronesi dal 1915 al 1918
Non c’è casa comune più adeguata per commemorare una storia collettiva, come il municipio. E l’ampio ingresso di palazzo Barbieri apre le porte ai suoi cittadini da oggi schiudendo una finestra sulla Grande Guerra con la mostra «Volti dal fronte. Storie di giovani veronesi dal 1915 al 1918». L’esposizione è una storia nella storia: la maggior parte dei documenti deriva dal prezioso archivio comunale che, per ciò che riguarda la storia del primo Novecento, è stato in parte digitalizzato e messo on-line a disposizione di tutti, come la documentazione relativa ai caduti della Grande Guerra di Verona o le sedute consiliari dal 1866 agli anni Venti. Integrano la mostra cimeli del Museo del Risorgimento, del gruppo Alpini del Sesto e della Fondazione Carlo Ederle, intitolata al capitano medaglia d’oro della prima guerra mondiale. La mostra, visitabile fino al 10 novembre, è frutto del lavoro instancabile dei dipendenti dell’archivio comunale Dania Dalle Vedove e Damiano Venturini, coordinati da Antonella Leonardo, e del responsabile del fondo archivistico del museo del Risorgimento Ettore Napione. L’equipe di lavoro sarà presente oggi all’inaugurazione, alle 12, con l’assessore alla cultura Francesca Briani, con i rappresentanti della fondazione Ederle e con il gruppo rievocativo dell’Ana di Verona che indosserà le divise dell’epoca. Dopo il taglio del nastro sarà proiettato un video con spezzoni di filmati storici e uno sulla storia della mostra e ai presenti sarà consegnato il catalogo dell’esposizione.UN GRANDE PANNELLO con i volti dei caduti di Verona e provincia accoglie i visitatori incorniciato dai due commoventi gagliardetti del liceo Maffei che erano stati affissi, con quello di Carlo Ederle, alla cancellata della scuola per ricordare due ex studenti morti al fronte: i fratelli Edgardo e Italo Gini, figli di Vittorio, presidente del consiglio ospedaliero. Le teche guidano il visitatore attraverso i primi provvedimenti di giunta della Verona in stato di guerra e delle sedute consiliari, con l’istituzione dell’Ufficio Notizie: il grande salone con tavoli e scaffali pieni di documentazioni era l’anello di congiunzione tra il fronte e le famiglie, coordinato fino al 1917 da Delia Pollini, moglie del generale Enrico Dal Negro, e poi da Pia Messedaglia Canestrari. Tra le carte è esposta la spillina portata dalle signore dell’ufficio e la foto della signora Pollini. L’excursus «amministrativo» prosegue con i documenti per il contratto d’appalto, del marzo 1930, per la costruzione dell’ossario al cimitero Monumentale. Si apre quindi una parte dedicata al Sesto Alpini. Tra due cappelli, un tascapane e la borraccia in legno guglielminetti, ci sono i ricordi del capitano Aleardo Fronza morto ad Ala il 4 agosto 1916 e di Umberto Silvestrelli caduto a Malga Zures il 30 dicembre 1915 e la giubba di Paolo Marconi, caduto nel 1916. PER RECUPERARE volti e nomi dei soldati è stata allestita, nella stanza attigua all’atrio, la sala delle cinque medaglie d’oro di Verona: Carlo Ederle, del quale sono esposti cartoline, l’album delle sue foto al fronte e il medagliere dell’omonima fondazione; Giovanni Camozzini; Paolo Tolosetto Farinati degli Uberti; Giulio Marinetti; Felice Chiarle. Ma ci sono anche nomi e cognomi di tanti altri: i due bersaglieri Paolo Grigoletti e Francesco Maestrello; il medico chirurgo Amos Coris, il tenente Mario Tebaldini, il caporale dei bombardieri Oscar Prato, e poi Umberto Zocca sepolto da una valanga nel ’17, Attilio Tomelleri rimasto ad Asiago, il conte Girolamo Bevilacqua, i fratelli Mario e Guido Menini e l’aviere Severo Milani. E ci sono i cappelli di Giuseppe Cortese caduto a Castagnevizza del Carso nel 1917, e di Silvio Pollini, morto sull’Adamello un anno prima. E ancora i nomi di Gianni Delaini, Nereo Dente, Pietro Camarotto, Guido Falceri, Antonio Monga Marchi, Bruno Spazi, Arplè Bedoni, Arnaldo Furlotti, Sergio Scala, Plinio Zanini, Camillo Pasti, Ettore Claudio e Silvio Zenari. L’esposizione è aperta, grazie ai volontari del Sesto, anche nei fine settimana e si visita dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 27

Note: Maria Vittoria Adami