Dopo la chiusura degli sportelli della Banca Popolare e di Unicredit non c’è più un bancomat nel rione del quartiere Navigatori di Verona. Se ne sono andati anche il tabaccaio, la cartoleria un fruttivendolo e una delle due edicole mentre la seconda non garantisce per il futuro. Situazioni di abbandono e degrado. La straordinaria risorsa di Forte Procolo: parcheggi per l’Ospedale di Borgo Trento o banco di prova per realizzare una città policentrica?

L’idea è quella di un’intervista per strada, fermando i passanti, ma non c’è nessuno alle 3 del pomeriggio nelle vie del rione Catena a Verona. È una giornata ventosa, si sente lontano il rombo dei motori di viale Colombo, il vento alza la polvere e i residui di strade mal pulite. L’espansione edilizia, esaurito il territorio della Campagnola, negli anni Cinquanta-Sessanta pianta qui, a ridosso della vecchia dogana sull’Adige, case altissime che cancellano l’orizzonte. Allegoria della speranza che se ne va con i bambini che non ci sono e una popolazione molto anziana. 5 battesimi da gennaio a ottobre nella chiesa di Santo Spirito retta da don Claudio Tezza. Niente passeggini ma molti girelli lungo l’Adige, in quello che qui ironicamente chiamano “Viale dei condotti”, per via delle carrozzine spinte da badanti. La popolazione residente è di circa 5 mila persone, comprensiva dei due rioni: Navigatori, che dà il nome al quartiere, e Catena.

Spiega Matteo Dalla Torre, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo 3 che raggruppa la scuola per l’Infanzia “Il Gabbiano” di via Morosini e la Secondaria di Primo grado “Dante Alighieri” di via Porta Catena, che dal 2015, anno della sua nomina, gli iscritti all’asilo sono ogni anno una sessantina (64 per il 2017/2018), divisi in 3 sezioni. Per trovare una variazione significativa occorre tornare indietro di una decina di anni, quando le sezioni erano 5 e i bambini un centinaio. «E’ vero – spiega Dalla Torre – che sono sempre più quelli che vengono da fuori, o perché i genitori sono attratti dalla struttura, o perché lavorando al vicino ospedale trovano comodo il servizio».

Il prezzo al metro quadro delle case dice molto sull’identità di un quartiere. Ma anche dei rioni che lo compongono. A Ponte Catena il mattone vale 1800 euro al metro quadro, mentre al Navigatori, che fa da cuscinetto tra Saval e Borgo Milano e che gravita attorno alla parrocchia di Santa Maria Regina, si trova casa per 1250 euro al metro quadro. A Borgo Trento, dall’altra parte del ponte, si arriva ai 3000-3200 (fonte Tecnocasa).

In via San Giuseppe, a San Zeno, l’Agenzia immobiliare “Sparta” per 3 mila euro al mese propone in affitto un negozio di 230 metri quadri “con tutte le migliorie e strutture tipiche di una filiale bancaria”, recita la locandina appiccicata sulla vetrina. La banca che non c’è più è facilmente identificabile: era la Popolare di via Vasco De Gama, angolo via Magellano, smantellata due anni fa. Lo stesso ha fatto Unicredit che, fiutata l’aria – niente giovani niente futuro –, in viale Colombo concede ancora prestiti su pegno, ma toglie tutto il resto, compreso il bancomat. Per i prelevamenti rimangono le Poste ma non è la stessa cosa per chi vede sparire i punti di riferimento di una vita e deve farsela a piedi. A Ponte Catena ci sono però 4 medici di base e una bella farmacia che non conosce crisi.

Maria Luisa Castagnini e Liliana Selmo ci accompagnano lungo la riva destra dell’Adige, mostrano i marciapiedi sconnessi e pericolosi per anziani e disabili, l’assenza di piste ciclabili, le piante non potate, l’illuminazione carente, la cabina telefonica utilizzata come cesso, i cassonetti traboccanti, i percorsi dei topi e commentano con amarezza: «Insieme alle banche se ne sono andati uno dei due fruttivendoli, la cartoleria e la tabaccheria di via Vasco de Gama, poi l’edicola di Lungadige Catena mentre l’edicolante proprietario del chiosco di fronte alla chiesa non garantisce per il 2018». Se così fosse, sarebbe il primo quartiere di Verona senza giornali. «Una lenta emorragia – spiega il Consigliere comunale Federico Benini – ed è difficile ristabilire un equilibrio, anche perché gli edifici non sono stati progettati per ospitare al piano terra attività e servizi».

Così nel 2016 anche nel rione Catena è stato applicato il Piano della sosta gestito da AMT: 170 stalli bianchi con disco orario, 400 quelli blu a pagamento, di cui 79 gialloblu per consentire ai residenti di parcheggiare l’auto durante la notte. Pochi quelli per le moto e non si trovano le rastrelliere per le biciclette. Le strisce sull’asfalto scoraggiano i dipendenti dell’Ospedale di Borgo Trento, i parenti in visita ai ricoverati e il personale della vicina Cattolica Assicurazione che qui posizionavano il mezzo a costo zero. Il problema non è stato però del tutto risolto, e si capisce osservando le auto sugli stalli bianchi tra le 7 e le 9 di mattina: ci sono quelle dei residenti, ma se ne trovano anche senza pass, con il disco orario fisso sulle 10,30, segno di un azzardo che si regge su un rudimentale calcolo delle probabilità.

La conferma arriva al parcheggio De Lellis, accanto all’ospedale e inaugurato nel 2013, dove alla stessa ora solo una parte dei 348 posti auto distribuiti sui 4 piani risulta occupato. Il piano -3 è totalmente libero, e lo è quasi sempre, spiega il personale di servizio. Parcheggiare qui l’auto per 24 ore costa 12 euro «ma per i dipendenti dell’Ospedale il prezzo è di 120 euro al mese per le 24 ore, 100 euro per 11 ore/giorno, 80 euro per 8 ore/giorno» dice un dipendente di Saba parcheggi. Lo sconto c’è, ma quella che manca è la disponibilità a capitolare la spesa come costo per il lavoro. Così c’è chi lascia l’auto all’estremità Nord-Ovest del rione, in via Da Levanto, vicino a Corte Pancaldo per poi guadagnare il centro con mezzi di fortuna (la minibici nel baule).

Infine il verde pubblico. Qui ce n’è tanto, ma non fruibile dai cittadini. L’area demaniale di Forte Procolo, dove si trova il Tiro a segno, passata alla storia per le fucilazioni dei gerarchi fascisti l’11 gennaio del 1944 dopo il Processo di Verona, ha come perimetro a Sud viale Colombo, dove c’è il Comando provinciale della Guardia di Finanza; a Est e a Nord via Magellano e a Ovest via Da Levanto, dove si trova Corte Pancaldo. Un’area anche boschiva dove recentemente le forze dell’ordine sono intervenute per risolvere diverse situazioni di degrado.

La Giunta regionale nel 2010 aveva previsto di finanziare la Regione Veneto e l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (AOUI) con 8.278.433 milioni di euro per l’acquisto delle aree Forte Procolo e Caserma Riva di Villasanta, esercitando il diritto di prelazione sulle aree demaniali nel momento in cui si fossero rese disponibili. La delibera 3453 del 30 dicembre 2010 spiega che lo scopo era quello di creare parcheggi per l’ospedale. La Regione poi cambia idea e con delibera 528 del 15 aprile 2014 dirotta parte di quei fondi, 4.278.433 milioni di euro, per la ristrutturazione dell’ospedale di Cittadella (PD).

Cosa è successo? L’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona nel giugno 2013, direttore Sandro Caffi, rinuncia all’acquisto dell’area spiegando che l’interesse era connesso alla possibilità di acquisire anche la vicina Caserma Riva di Villasanta, al fine di realizzare non solo i parcheggi ma anche un campus universitario. Il Demanio aveva però comunicato di voler utilizzare la parte Nord della caserma per dei propri uffici. Da qui la rinuncia dell’AOUI. Alla Regione sono rimasti da spendere i rimanenti 4 milioni di euro mentre il Demanio non ha ancora posto in vendita l’area, che interessa pure al Comune di Verona.

Cosa diventerà Forte Procolo? Dipende anche dai cittadini, da quanto sapranno farsi sentire. «Oggi la crescita delle città anziché esplosiva deve essere implosiva – scrive Renzo Piano su Periferie – . Bisogna completare le ex aree abbandonate dalle fabbriche, dalle ferrovie e dalle caserme, c’è un sacco di spazio a disposizione. Si deve intensificare la città, costruire sul costruito, sanare le ferite aperte. Di certo non bisogna costruire nuove periferie oltre a quelle esistenti». Trasformare questo straordinario polmone verde in un grande parcheggio significherebbe non solo distruggere il rione che lo ospita ma anche ignorare la sensibilità del tempo, che valorizza le peculiarità di un luogo spingendo verso la realizzazione di una città policentrica.

Giorgio Montolli

gently

Membro della redazione

Ultimi articoli di gently (Leggi tutti)

Tratto da: Verona IN

Data: 6/11/2017

Note: Di Giorgio Montolli