WELFARE. In un convegno organizzato dalle Acli sulla nuova legge regionale che regola il settore, lanciato l’allarme
In poco più di dieci anni nel Veronese servirebbero 7.600 assistenti familiari ma l’offerta è molto in calo E ora sempre più italiane sono disposte a fare le colf.
Entro il 2050 gli anziani over 75 saranno uno ogni tre abitanti, ma già nel 2030, secondo le stime dell’ultimo rapporto Fondazione Moressa – Cestim, solo nella provincia scaligera il fabbisogno di assistenti familiari in relazione all’invecchiamento della popolazione sarà di 7.600 unità, un terzo in più di quello attuale, pari a 5.800.Un orizzonte dalle tinte grigie, che la Regione Veneto (dove gli addetti al welfare di cura sono a loro volta diminuiti del 16,46%, passando dai 78mila del 2012 ai 65.300 circa del 2016) scrutava già da un pezzo, tanto da ritenere urgente una nuova regolamentazione del settore, che lo scorso ottobre si è infatti tradotta nella Legge regionale n.38/2017, «Norme per il sostegno delle famiglie delle persone anziane, disabili, in condizioni di fragilità o non autosufficienza, e per la qualificazione, regolarizzazione e sostegno degli assistenti familiari».Un pacchetto che intende rispondere, da un lato, al problema della progressiva diminuzione di manodopera assistenziale privata (dovuta al calo di flussi migratori ma anche all’invecchiamento della stessa popolazione straniera residente in Italia, compresa quella dell’Est Europa che per anni ha fornito al mercato interno metà degli addetti), dall’altro, all’esigenza di un’offerta lavorativa più qualificata e trasparente. «Abbiamo così rimesso ordine nel lavoro domiciliare di cura, rivestendo di nuove tutele sia la famiglia del non autosufficiente ovvero quest’ultimo, sia l’assistente familiare», ha sottolineato l’assessore regionale ai servizi sociali Manuela Lanzarin, al dibattito organizzato da Acli Verona e Circolo Acli Colf nella sala di San Giovanni in Valle. La Giunta regionale promuoverà dunque «iniziative di formazione, aggiornamento e tutoring dell’assistente familiare e forme di sostegno economico a favore delle famiglie che si avvalgano di assistente iscritto al registro regionale». SPORTELLI ASSISTENZA. Inoltre, quali soggetti attuatori della legge, «i comuni potranno istituire gli Sportelli per l’assistenza familiare, che favoriranno l’incontro tra domanda e offerta, assistendo ad esempio nella ricerca e scelta di un assistente domiciliare con competenze rispondenti ai reali bisogni. E probabilmente ridurrà i casi di lavoro nero, offrendo consulenza tecnica amministrativa sulla gestione del rapporto lavorativo».«Se da un lato è calata la manodopera straniera, dall’altro crescono le assistenti familiari italiane (nel 2016 +4,4%)», ha detto la presidente provinciale di Acli Colf Clorinda Turri, «che però sono meno propense a lavorare in convivenza». E sono comunque insufficienti a rimpolpare quelle fila che in cinque anni si sono svuotate anche nel Veronese, dove tra il 2012 e 2016 l’Inps ha perso quasi 2.600 iscritti, passando da 15.600 a 13mila lavoratori domestici.Perché la legge regionale diventi pienamente operativa mancano ancora i provvedimenti attuativi, ma alcuni operatori veronesi stanno già lavorando in tale direzione. Tra questi c’è Omnia Impresa Sociale, che in accordo con le Acli svolge un servizio di presa in carico dell’intero nucleo familiare, «selezionando l’assistente familiare più adatto ai suoi bisogni, che a sua volta supportiamo nella formazione (dall’igiene primaria dell’assistito alla gestione domestica) e nel processo di inserimento», ha spiegato il presidente Michele Orlando.

Tratto da: l'Arena - cronaca pag.8

Data: 11/03/2018

Note: FRANCESCA SAGLIMBENI