ECONOMIA E DEMOGRAFIA. La speranza di vita non si è abbassata: in Veneto gli ultra sessantacinquenni sono in crescita
Sindacati ed enti: urge stanziare più di un milione all’anno per farli operare nel sociale. Ed è record di over 75 nella provincia scaligera

La pandemia in alcune regioni ha abbassato la speranza di vita degli anziani da 84 a 82 anni. Ma non in Veneto, dove il numero degli over 65 è ancora sensibilmente in aumento. In un periodo di crisi e di difficile reperimento delle risorse per le comunità, i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil, con le associazioni di volontariato Auser, Anteas e Ada hanno chiesto ed ottenuto dalla Regione la rapida convocazione della Consulta, prevista dalla legge veneta sull’invecchiamento attivo, per fare il punto sulla destinazione del milione di euro annuale con cui si finanziano i progetti, finalizzati a valorizzare la terza età nel contesto sociale.L’organismo si è riunito in settimana. L’ultima volta era accaduto nel maggio di un anno fa. «La progettualità 2019 è stata prorogata a causa dell’emergenza sanitaria», spiega Lorenza Cervellin, di Uilp-Uil, che ha partecipato all’incontro per conto delle sigle sindacali. «La Regione aggiungerà mezzo milione di euro per finanziare lo scorrimento di 21 azioni rimaste prive di copertura l’anno passato. Appena possibile la Consulta verrà convocata per la progettualità 2020 e in quella sede chiederemo un ulteriore aumento di fondi».Gli anziani «in gamba», infatti, possono sorvegliare scuole, parchi, giardini, occuparsi delle persone più deboli, gestire orti urbani, lavorare fianco a fianco con i bambini, diffondere e promuovere attività culturali, informare i cittadini sui servizi offerti nel proprio Comune, solo per fare alcuni esempi. Dal varo della legge veneta, tra le prime in Italia, sono stati finanziati 125 progetti, dal budget compreso tra i 20 e i 50 mila euro, per un valore di 3,6 milioni, che però consentono risparmi di bilancio attivando servizi in più per le comunità. Destinatari sono istituzioni e soggetti di natura pubblica o privata no profit, compresi enti religiosi, associazioni di volontariato e di promozione sociale, fondazioni, in forma singola o in partnership. Secondo gli ultimi dati Istat, dal 2019 al 2020 gli over 65 veneti sono passati da un milione e 122mila a 1.138.485 (+16.480). Nel 1982 erano circa mezzo milione, quindi in quarant’anni sono più che raddoppiati e rappresentano il 22,6% della popolazione. Nel 2060 cresceranno del 50%. L’aspettativa di vita è di 80 anni per gli uomini, 85 per le donne. Il tasso di invecchiamento, ovvero il rapporto tra over e ragazzi sotto i 14 anni, nel 2016 è stato di 159 su 100. Un terzo delle famiglie è composto da una sola persona, per la metà si tratta di ultrasessantacinquenni, in prevalenza donne. A Verona, gli anziani sono 206.744 su un totale di 930.339 abitanti (22,20%). Solo a Padova sono più numerosi, in valore assoluto e pari a 214.247. A Venezia e Belluno rappresentano rispettivamente il 24,80 ed il 26,80% dei residenti. Ma nel Veronese abita la pattuglia più nutrita di ultrasettantacinquenni: 18.792 in città e 67mila in provincia. Il 38% degli over 65 dichiara di stare «bene o molto bene», (30,7% è la media nazionale). Solo il 13% nella fascia tra i 65 e i 74 anni e il 6% circa fra gli over 75 è impegnato in un’attività di volontariato a favore di altre persone, della comunità o dell’ambiente. Su questa popolazione, secondo i sindacati e le associazioni, si può lavorare. «Il rallentamento nei mesi più difficili della pandemia è stato inevitabile, molte attività programmate si basavano sulla socializzazione», prosegue Cervellin. «Noi puntiamo però ad avere la certezza che la legge sull’invecchiamento attivo diventerà il caposaldo per rendere efficace la prevenzione sanitaria e l’inclusione sociale degli anziani, modificando la cultura che vede l’età avanzata residuale». Ai territori deve arrivare «il lavoro che stiamo facendo e che deve essere implementato», conclude. «Come sindacati convocheremo anche incontri nelle province per spiegare che il contributo offerto dalla terza età alla società è risorsa preziosa, in un contesto di bisogni crescenti e disponibilità finanziarie sempre più esigue».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 9

Data: 13/09/2020