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SALUTE E SCIENZA. Per la prima volta in Italia Vedran Deletis, il chirurgo croato che lavora a New York che ha operato e riportato allo stato cosciente 36 persone.

Si chiama "deep brain stimulation" la tecnica che Massimo Gerosa, direttore di Neurochirurgia, vuole importare da anni in riva all’Adige.

 

 Restare per anni in coma, inerti, bloccati in un letto. Poi, un bel giorno, risvegliarsi e, nel giro di alcuni mesi, tornare a mangiare, lavarsi, vestirsi, camminare. Insomma, tornare ad essere autosufficienti.
I miracoli non c’entrano: il merito è della "deep brain stimulation", una tecnica già nota per la cura del Parkinson, ma che sui pazienti in coma, anche nelle condizioni più gravi, permette di ottenere risultati impensabili, come dal 2007 hanno dimostrato numerosi casi negli Stati Uniti. E Verona, in primavera, potrebbe essere la prima città italiana a metterla in pratica.
Se lo augura Massimo Gerosa, direttore dell’Unità operativa di Neurochirurgia clinica dell’Azienda ospedaliera, che è pronto a ospitare nel suo team Vedran Deletis, medico croato che lavora a New York, il maggior esperto al mondo di questo metodo, disponibile a fermarsi in riva all’Adige per eseguire i primi interventi del gen! ere in Italia. La chiave di volta è l’attivazione di alcune aree del talamo attraverso l’inserimento di due elettrostimolatori collegati a un pacemaker, lasciati attivi per mesi nel cervello: il risultato è non soltanto il risveglio ma, nell’arco di un paio d’anni, anche il ritorno alla completa autonomia. Sono un centinaio i pazienti trattati nel mondo e su cui la tecnica ha funzionato.
"Il dottor Deletis, in particolare, ha operato in tutto 36 persone in condizioni di "minimally conscious state", l’anticamera dello stato vegetativo, e anche in stato vegetativo persistente", afferma Gerosa. "Tutte e 36 si sono svegliate ed entro i due anni sono ritornate a una vita indipendente, mentre la metà di chi era in stato vegetativo si sta riprendendo, ma con tempi più dilatati".
E pensare che Gerosa avrebbe voluto essere pioniere di questa tecnica già alcuni anni fa, dopo le prime pubblicazioni dei risultati sulle più importanti riviste scientifiche, da "Nature" a "Science". "Era il 2009 quando ho convocato i familiari dei pazienti da noi ricoverati che, per età e condizioni fisiche, sarebbero riusciti ad affrontare questo percorso", racconta il primario, "e ho spiegato che i loro cari avrebbero potuto non certo tornare a guidare l’auto o fare sport, ma comunque alzarsi dal letto e tornare indipendenti. Ma su sei famiglie, tutte e sei non se la sono sentita. Una grande delusione, per noi, nonostante non potessimo garantire la certezza di riuscita ed esistano effettivamente dei rischi di emorragia, durante l’intervento. Perchè è raro, nel nostro campo, poter essere così utili, e in tempi così rapidi, a un paziente".
Ora che la metodica è stata affinata e che la collaborazione con il luminare croato è cosa certa, Gerosa è tornato all’attacco. "Capisco il timore che si può avere di firmare il consenso a un intervento come questo", conclude il primario, "ma spero che dimostrando ai parenti che molti pazienti arrivati in ambulanza hanno lasciato l’ospedale sulle proprie gambe, possa convincerli a questo passo così importante. Sono prossimo alla pensione, ma questo rimane davvero il mio sogno".

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 15/01/2013

Note: CRONACA � Pagina 10