Il professor Massimo Guerriero, esperto di Statistica applicata

L’ANALISI DEI DATI. Il professor Massimo Guerriero, professore di statistica applicata, ci aiuta ad interpretare i dati. «Fondamentale il rispetto delle regole e dei divieti»
L’esperto: «Lo raggiungeremo nel giro di pochi giorni. Poi potrebbe iniziare una fase di rallentamento e infine di discesa»

Di mestiere fa conti, calcoli e stime per la ricerca scientifica. Il veronese Massimo Guerriero, per 15 anni docente di statistica applicata in diversi corsi di laurea dell’ateneo cittadino e oggi consulente esperto di analisi epidemiologiche per aziende ed enti sanitari, è in grado di leggere i dati veronesi del contagio arrivando a conclusioni che possono aiutare a capire. Negli ultimi giorni Verona, definita dal governatore Zaia «nuovo cluster del Veneto, la situazione lì mi preoccupa», sta registrando un andamento peggiore rispetto ad altre province, con i morti e i pazienti in terapia intensiva che aumentano anche se il numero dei positivi cresce meno rispetto alla settimana scorsa. Cosa dobbiamo aspettarci, professore?

-Ci sono tre numeri fondamentali che Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, usa per fare il punto sulla pandemia e per dare quindi un’idea della «bestia» che stiamo combattendo: sono il 67, l’11 e il 4. Il 67 indica che sono serviti 67 giorni per arrivare ai primi 100mila contagi nel mondo. Per raddoppiare e raggiungere i 200mila infettati, ci sono voluti solo 11 giorni (ed ecco il secondo numero) mentre addirittura ne sono bastati appena 4 (terzo dato) per triplicare i 100mila iniziali.

Che significa?

Che il Coronavirus si diffonde con una grande, grandissima, velocità.Paghiamo la leggerezza di non esserci tutelati con mascherine e guanti fin dall’inizio?

Diciamo che se non avessimo adottato comportamenti e protezioni anti-contagio, la sequenza numerica di Oms sarebbe ancora più bassa, cioè i tre indici potrebbero essere dimezzati, non più quindi 67 giorni ma 35 per i primi 100mila positivi e via così. Ecco perché è stato fondamentale, è e lo sarà ancora per un bel po’, stare in casa.
Perché a Verona in questi giorni i dati sono esplosi arrivando ad essere tra i peggiori del Veneto? Perché abbiamo circa 10 giorni di ritardo rispetto, ad esempio alla Lombardia. Le vere restrizioni qui da noi sono iniziate il 14-15 marzo: per la prima volta in quei giorni la città s’è davvero svuotata. Da lì, vanno calcolate le due settimane canoniche di incubazione della Sars Cov-2 dopodichè il contagio si diffonde fino a raggiungere il picco, con il boom dei casi. Una volta che la malattia ha raggiunto il suo massimo, inizia la fase discendente.

Nella nostra provincia stiamo raggiungendo il punto più alto della curva proprio in queste ore: è per questo che i numeri, ogni giorno, crescono. Secondo i modelli di calcolo, questa situazione dovrebbe durare fino al weekend. Poi, inizierà la fase di rallentamento e di discesa. Naturalmente, questa è la fotografia ad oggi, non è da escludere che le variabili cambino e, di conseguenza, anche la stima sull’andamento dell’epidemia. Anche noi tecnici elaboriamo le informazioni in fieri, aggiustandole in base a ciò che accade.

Torniamo ai numeri magici dell’Oms. I contagi nel mondo sono oltre 400mila. Se non fossero state adottate misure contenitive e si fosse lasciato il Coronavirus circolare liberamente sperando nella immunità di gregge naturale, cosa sarebbe successo?

Parlano, di nuovo, i numeri. Se la curva della pandemia fosse lineare e non esponenziale, partendo da 2 contagi iniziali, in 30 giorni ne avremmo avuti 60 cioè due al giorno. Non è il caso nostro perchè, abbiamo visto, questa infezione cresce in modo esponenziale. Senza alcun intervento di contenimento, in un mese, avremmo avuto nel mondo 1 miliardo e 800 milioni di persone malate rispetto alle 400mila reali.

Oltre allo «stare a casa» e al rispetto di tutte le altre misure imposte dal Governo, secondo lei cos’altro può aiutare nella lotta al Covid-19?

Di sicuro risolverebbe in gran parte il problema il campionamento a tappeto della popolazione. Se si andassero ad individuare tutti i positivi, beh, quella sarebbe un’ottima arma di attacco al virus che circola molto soprattutto perché molti contagiati sono asintomatici. Per completare l’azione, infatti, oltre che difenderci attraverso la rarefazione dei contatti, sarebbe utile anche attaccare il nemico andando a stanarlo nei soggetti in cui si nasconde. I virologi dicono infatti che ad aver contratto il virus, oltre a chi rientra nell’elenco ufficiale, ci sono almeno 5 volte tanto soggetti positivi che non sanno di esserlo. Stanno bene, non hanno sintomi, ma c’è il quintuplo della gente infettata oltre a quella sottoposta al test.

Quando finirà l’emergenza?Impossibile dirlo e soprattutto guai fare l’errore, appena comincerà la fase calante del contagio, di abbassare la guardia. Una volta raggiunto il picco bisogna assolutamente, tanto quanto adesso, rispettare le regole. Dopo il boom dei casi, serviranno altre settimane di isolamento sociale per arrivare a stabilizzare la situazione. Solo a contagi zero, con le dovute cautele e non in massa, si potrà cominciare ad aprire qualche porta.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Data: 26/03/2020

Note: Camilla Ferro