ANNIVERSARIO. Al Comune lasciò il palazzo poi venduto a Cariverona

Scienziato delle alghe, pubblicò oltre duecento studi.
Morì nel 1937, a soli 59 anni, e donò tutto il suo patrimonio alla città. È sepolto nel cimitero ebraico

Il veronese più generoso nella storia della città, per quanto riguarda il patrimonio pubblico, è stato certamente Achille Forti, che, alla sua morte, avvenuta proprio 80 anni fa, ha lasciato i suoi beni al Comune cittadino. Da allora, tutti noi veronesi siamo proprietari dei suoi numerosi beni. Chi, negli anni passati, non ha mai visitato, in occasione di qualche bellissima mostra d’arte, palazzo Forti? Questo suo grande edificio, negli anni scorsi, è stato però venduto sollevando critiche e proteste, dal Comune alla Fondazione Cariverona. Achille Forti è morto l’11 febbraio 1937, a 59 anni. Ma, oltre che un veronese assai ricco e altruista, è stato un importante studioso del suo tempo. Ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca scientifica e in particolare allo studio delle alghe, specializzandosi nelle Diatomee.Nato il 28 novembre 1878, da genitori ebrei, nel palazzo poi regalato a Verona, si laureò con lode alla facoltà di Scienze naturali dell’università di Padova, nel 1900: da studente portò a termine ben 14 lavori originali in botanica e sulle alghe Diatomee. Rimase celibe e visse libero da preoccupazioni economiche e di carriera universitaria (ottenne la libera docenza), dedicandosi alle sue passioni naturalistiche, ad amministrare il suo patrimonio e ad opere benefiche. Nel suo storico palazzo, si fece un vero e proprio laboratorio, all’avanguardia, con una grande biblioteca e, inoltre, fece molti viaggi all’estero per indagini scientifiche sull’algologia. Fu nei Balcani, in Marocco, Algeria, Spagna, Anatolia e anche in Norvegia. Pubblicò circa 200 studi, diventando uno dei massimi specialisti europei. Sua la voce “Alghe” sull’Enciclopedia Treccani. Questi suoi lavori sono oggi in gran parte superati, ma il metodo di ricerca di Forti, assai accurato, rimane ancorai valido, sia per la precisione nelle osservazioni, sia per aver saputo cogliere le relazioni tra le alghe e l’ambiente in cui vivono. Nella seconda parte della sua vita, problemi di salute gli impedirono l’osservazione diretta: allora, si dedicò alla storia della botanica, a biografie e anche a pubblicazioni di argomento artistico o letterario. In particolare, del 1920 è uno dei suoi volumi di maggior successo, Studi su la flora della pittura classica veronese, che meriterebbe una ristampa: ha coniugato arte e scienza, analizzando 91 opere di 25 artisti diversi, presentati sia dal punto di vista botanico, sia artistico. Ebbe una grande passione per scultura e pittura, di cui era raffinato cultore e collezionista. Già quattro anni prima di morire, nel 1935, aveva redatto il testamento con il quale lasciava come erede universale il Comune di Verona, per opere sociali e umanitarie. Palazzo Emilei Forti, dove abitava fu, per sua precisa volontà, sede della Galleria d’arte moderna, che venne aperta nel dicembre 1938, dove furono esposte anche molte opere d’arte della sua collezione, anch’essa donata. Lasciò denaro anche per il restauro del Palazzo della Ragione che, da tre anni è la nuova sede della Galleria d’Arte Moderna a lui dedicata. Alcune proprietà terriere nei dintorni di Mantova e Verona furono destinate per la cura dei malati poveri di tubercolosi e all’orto botanico di Padova andò la grande raccolta di alghe, forse la più completa allora in Italia, e la biblioteca. Achille Forti è sepolto nella tomba di famiglia al Cimitero ebraico di Borgo Venezia.

Emma Cerpelloni

Tratto da: arena-cronaca - pag.13

Data: 7/08/2017

Note: Emma Cerpelloni