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La «Notte dell’Apocalisse» ad Avesa con la terza fiaccolata alla polveriera. Il ritrovo è alle 20 accanto al monumento che commemora i caduti del quartiere: organizza la serata il Gruppo alpini e nella sua sede, in via Lungolorì 3, alle 20.30 sarà proiettato il film «La polveriera di Avesa» diretto da Giovanni Foglino con testimonianze, racconti ed interviste di chi ha vissuto quei tragici eventi.Poi con il Gruppo marciatori la processione al cippo che ricorda le vittime per lo scoppio della polveriera in località Croce del Santo. Alle 21.30 saranno raggiungi i resti delle antiche cave di tufo fatte esplodere dai tedeschi, dove Andrea Corsini, Felice Pilon e Fernando Bustacci racconteranno in musica e parole la «Notte dell’Apocalisse». Al centro degli eventi c’è la figura di don Giuseppe Graziani, cappellano militare e già viceparroco di Avesa che guidò la popolazione in un sacrificio senza eguali per tutta la città: infatti, se fosse esplosa l’intera «Santa Barbara» tedesca anche gran parte di Verona sarebbe stata distrutta.Nella collina erano stivate 40mila casse di tritolo e si trattava della più grande polveriera del nord Italia. Don Graziani riuscì a intercedere presso il «Platzkommandatur» tedesco di Verona che in un primo momento negò la possibilità di svuotare la polveriera, ma l’insistenza dell’indomito sacerdote colpì il comandante che concesse di poter evacuare la cava entro le prime luci del giorno.Don Giuseppe Graziani nacque a Bardolino il 2 maggio 1901 e morì a Rovereto nell’aprile del 1992 dove insegnò in una scuola. Ordinato sacerdote nel 1924 divenne curato nella parrocchia di Avesa: fu volontario nella guerra d’Etiopia in veste di cappellano militare e dopo le vicende dell’8 settembre 1943 fu cappellano della «X Flottiglia Mas». Trascorse alcuni mesi al fronte dove si prodigò nell’assistenza spirituale ai combattenti della Repubblica sociale italiana. In seguito a una malattia fece rientro a Verona dove divenne cappellano della XXI Brigata Nera con il grado di capitano.E sarà proprio questo nuovo ruolo che gli offrirà l’opportunità di essere così incisivo con il comando tedesco fino ad accordare di far disperdere nella vallata dalla popolazione di Avesa il tritolo custodito nella polveriera, e quando le casse saranno incediate l’esplosione non causerà danni.Fu una catena umana di oltre mille persone che coinvolse tutti, anche molte donne. Paura e ansia, preoccupazione di non riuscire in tempo, fatica.Momenti drammatici che si conclusero alle prime luci dell’alba del 26 aprile 1945.Ma il lavoro nella notte era stato svolto e lo scoppio fu «contenuto».Una santa messa sarà celebrata domani dal parroco di Avesa alle 10 nello spazio accanto al cippo dei caduti, di fronte a quanto resta della collina con le ex cave che custodivano la vecchia polveriera tedesca.

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA -cronaca pag. 13

Data: 24/04/2016

Note: M.CERP.