Non fidarsi degli appelli sui social, solo il contatto diretto permette di trovare l’animale giusto, evitando di alimentare poi gli abbandoni

Adottare con il cuore, ma anche con la testa. È questo l’appello che arriva dal mondo delle associazioni di tutela animali, e che è rivolto a tutte le persone che decidono di accogliere nella propria casa e nella propria vita un cane o un gatto dopo aver visto, spesso su Facebook o annunci in Internet, l’immagine di un randagio, magari accompagnata da un appello straziante.Innanzitutto perché, esattamente come avviene per le persone, solo il contatto fisico può confermare l’esistenza o meno di empatia e affiatamento. «Quando ho adottato Milù, che è stata con me moltissimi anni, ero entrato in un rifugio con l’intento di prendere un cucciolo maschio piccolo e chiaro», ricorda Romano Giovannoni, presidente Enpa Verona. «Sono uscito con lei, una femmina adulta nera di 38 chili. Il motivo? Era scattata un’emozione. E solo questo può garantire una convivenza appagante e serena».Insomma, un animale che resterà con noi per tutta la sua vita, come è giusto che sia, non può essere scelto solo sulla scia dell’emotività e di una foto.Ma quali sono i rischi più grandi nelle adozioni fatte in rete? «Spesso capita che vengano pubblicate foto di cani che in realtà non esistono», spiega Giovannoni. «Cuccioli belli, sani, bravi con gli altri animali e abituati a socializzare. Ma purtroppo non sempre la realtà corrisponde alle promesse dei social. E così gli adottanti si ritrovano in casa un animale completamente diverso, e delusi dalle promesse non mantenute, o incapaci di gestire le problematiche comportamentali del nuovo arrivato, lo rinchiudono in casa o sul balcone, lo maltrattano, non gli offrono la possibilità di socializzare». Insomma, se un’adozione viene fatta senza avere fin da subito la padronanza assoluta della situazione, i problemi aumentano a dismisura. Tra quelli più gravi c’è senz’altro l’incremento degli abbandoni: «Durante un recente incontro tra i presidenti Enpa che gestiscono canili è emerso come l’aumento degli ingressi dei randagi in Nord Italia sia dovuto in larga parte alle adozioni andate male e fatte attraverso Facebook o altri social. Si tratta spesso di persone che, dopo aver visto respinta la loro richiesta di adozione da un rifugio locale in assenza delle condizioni ottimali per gestire un cane, hanno trovato una scorciatoia che sfugge ad ogni controllo».Il consiglio, allora, come sempre è quello di rivolgersi ai rifugi locali, dove lo staff riesce a dare un consiglio dopo aver visto il futuro adottante, averci parlato e averne compreso le esigenze. Ma se proprio si preferisce un’adozione geograficamente più distante, quali sono le regole da seguire per evitare problemi? «È evidente che fare centinaia o migliaia di chilometri per andare di persona non è semplice, anche se sarebbe la soluzione migliore. Bisogna, allora, informarsi con molta attenzione, magari facendo un controllo incrociato. Per esempio contattare le sedi locali delle associazioni nazionali e chiedere di verificare le condizioni dell’animale chiedendo la collaborazione di contatti fidati attivi sul territorio. Oppure chiedere il numero del veterinario e chiamarlo per verificare il libretto, le vaccinazioni fatte, ma anche l’atteggiamento del cane».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 19

Data: 8/10/2019

Note: Silvia Allegri