Conterrà una vastissima area verde. Ma anche una pista ciclopedonale, impianti sportivi e per
Conterrà una vastissima area verde. Ma anche una pista ciclopedonale, impianti sportivi e per il tempo libero, strutture necessarie alla futura stazione dell’alta velocità ferroviaria dietro quella attuale, rivolta a Verona sud. È l’idea di Central Park sullo scalo merci ferroviario di Santa Lucia, esteso mezzo milione di metri quadrati. Sul quale – tenendo presente che lo avrà disponibile nel 2026, fra sette anni, quando verrà dismesso dalle Ferrovie dello Stato – il Comune, che lo riceverà in proprietà, sta lavorando. Per trovare una soluzione Palazzo Barbieri ha stipulato una convenzione con l’Università di Padova, che ha già individuato due ricercatori che stanno affiancando i tecnici del settore urbanistica. I quali sono già al lavoro. Ci vorrà poco meno di un anno.Il futuro dello scalo merci di Santa Lucia è al centro tutt’ora di un grande dibattito. Ma da Palazzo Barbieri la spinta a procedere c’è, come ha spiegato a Telearena l’altra sera il sindaco Federico Sboarina. Il quale ha detto tra l’altro che il 21 giugno, in occasione della «prima» del Festival lirico in Arena (alla quale saranno presenti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e numerosi ministri e autorità) ci sarà anche l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti. Sboarina lo incontrerà per mettere a punto di protocollo d’intesa «per realizzare un parco urbano completamente a verde».Sboarina ha confermato comunque che le uniche costruzioni saranno quelle della stazione Tav e le opere connesse, oltre agli impianti funzionali al parco. I 500mila metri quadrati, dunque, non sanno interamente a verde, ma per la maggior parte. Questo sin dalla campagna elettorale era l’obiettivo di Sboarina. Negli anni scorsi, sulla scia di un accordo con le Ferrovie stipulato dal sindaco Paolo Zanotto (2002-2007) e confermato da Flavio Tosi (2007-2017), si parlava di metà area a verde e metà che sarebbe rimasta alle Fs, che avrebbero potuto edificarla, valorizzandone la proprietà. Con Sboarina gli obiettivi sono cambiati. Anche se lasciare 500mila metri quadrati di solo verde sarebbe difficile da mantenere, anche per quanto riguarda la sicurezza.In ogni caso, l’idea di Central Park come cerniera verde tra la Zai, la Fiera e la stazione di Porta Nuova, in un’ampia zona di grandi riconversioni urbanistiche – ex Magazzini generali ed ex Mercato ortofrutticolo, ex Manifattura Tabacchi su tutte – prende corpo. Però c’è chi lancia un altolà, come il senatore del Pd Vincenzo D’Arienzo. «La completa fruizione dello scalo merci a parco verde dello scalo confligge con altre realtà? Pare di sì», dice. «Rete ferroviaria italiana in risposta alla mia domanda sullo stato degli accordi enfatizzati dal sindaco, ha detto chiaramente che “il tema della dismissione dello scalo rimane strettamente correlato agli esiti dell’analisi costi-benefici avviata da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulle tratte della linea ad alta velocità Milano-Venezia che interessano il Nodo di Verona: Brescia-Verona e Verona-Padova.” Ci sono una serie di non detti nella propaganda di Sboarina».D’Arienzo spiega che «con il protocollo d’intesa siamo solo ai primi passi e non al punto di arrivo, e poi la risposta di Rfi pone due temi: come inciderà la nuova stazione Tav con uscita su viale Piave inserita nelle programmazioni della linea Verona-Vicenza?. E se viene confermata la nuova stazione Tav da dove passano i binari se non accanto a stradone Santa Lucia? E se l’esito dell’analisi fosse negativo? Verona perde un pezzo o tutto lo scalo?». Il dibattito continua.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 15/06/2019

Note: Enrico Giardini