Il Villino Brugnoli di via Caprera, celebre per la torretta ottagonale, opera però del capomastro Contini

LA CITTÀ DEL NOVECENTO/9. In occasione della «Art Nouveau Week»
Sull’asse di viale Nino Bixio si possono ammirare le realizzazioni di Fagiuoli e Mutinelli: le case dell’alta borghesia che iniziava a stabilirsi fuori dalle mura.

Inizia domani e prosegue fino a domenica 14 luglio la prima edizione dell’«Art Nouveau Week», un evento diffuso in diverse località italiane e straniere con decine di appuntamenti alla scoperta del Liberty, nella settimana in cui ricorrono gli anniversari della nascita dell’architetto milanese Giuseppe Sommaruga, che di questo stile fu uno dei protagonisti, e del pittore austriaco Gustav Klimt, il più rinomato animatore dell’Art Nouveau viennese, conosciuta come Secessione.La manifestazione promette di essere grandiosa. Tra le altre iniziative (mostre d’arte, conferenze, proiezioni e così via), saranno aperti al pubblico centocinquanta fra dimore storiche e siti esclusivi, per un totale di centoventi tour in tutta Italia.Anche a Verona è possibile programmare una passeggiata fra ville e i palazzi Liberty. C’è un quartiere vicinissimo al centro, scarsamente considerato dal turismo tradizionale, che vale la pena riscoprire proprio perché vi si trova la massima concentrazione di edifici in questo stile di tutta la città. Si tratta della zona di Borgo Trento, dove villette Art Nouveau sull’esempio delle città-giardino inglesi sorsero a partire dal primo decennio del Ventesimo secolo – progettate dai più celebri costruttori del tempo, fra i quali l’ingegner Italo Mutinelli, all’esordio, e l’architetto più importante della Verona di quegli anni, Ettore Fagiuoli – quando l’alta borghesia iniziò a stabilirsi al di fuori delle mura storiche.Viale Nino Bixio è la strada principale, nonché l’asse centrale che interseca altre vie ricche di architettura Liberty. Qui gli insediamenti più interessanti sono villa Tedeschi, al civico 1, l’adiacente villa Bassani e villa Cipriani ai numeri 9-11, tutte disegnate da Fagiuoli. La prima fu commissionata nel 1914 dall’antiquario Cesare Tedeschi, che ne fece anche il suo magazzino, ed è considerata la perla architettonica dei primi del Novecento, ricca com’è di dettagli rinascimentali, sculture, bassorilievi, cancelli e simbologie. Tuttavia sono le ville Bassani e Cipriani i primi insediamenti sorti in Borgo Trento: alla prima, commissionata da Virginio Bassani nel 1910, fu addirittura dedicato un intero numero (quello del marzo 1912) della rivista «L’edilizia moderna», mentre la seconda, costruita per il facoltoso commerciante di frutta Ernesto Cipriani, ha un loggiato scandito da pilastri e da colonne annodate ispirate a quelle del chiostro della basilica di San Zeno.L’itinerario si snoda su via D’Annunzio, dove si trova il maestoso palazzo Bachbauer Canella in cui visse lo «smemorato di Collegno», al secolo Giulio Canella, identificato come il caso di perdita di identità più famoso del ventesimo secolo.Poi, imboccando via Caprera, si può ammirare un altro capolavoro del Liberty veronese: l’eclettico villino Brugnoli, al civico 2, opera del 1911 di un modesto capomastro, Tomaso Contini, e celebre per la torretta ottagonale con tetto a pagoda che chiude la casa in verticale.Ancora, in via Anita Garibaldi, la villetta Tosadori del 1922, anch’essa di Fagiuoli, col tetto a forti spioventi dai rimandi altoatesini, e il palazzo Ribali (del 1921) con la cupoletta neorinascimentale. Altre palazzine Liberty si affacciano su via dei Mille: palazzo Roi al numero 3, villa Basevi al numero 7 (edificio che durante la guerra fu requisito dalle truppe tedesche del generale Wolff) e villa Bresciani al numero 10. Sulla vicina via Rovereto si può ammirare un rosario di case Art Nouveau tra cui villa Battei al numero 9, che risale al 1926 ed è uno dei capolavori di Mutinelli – omaggio all’architettura palladiana -, le ville Gelmetti e Manzini dell’architetto veronese Aldo Goldschmiedt e i palazzi Gnecchi e Radaelli. In via Anzani, infine, ci sono villa Lambranzi, dove visse uno dei primi grandi primari psichiatri veronesi che dettero fama all’ospedale di San Giacomo, e villa Beghini, sempre opera di Fagiuoli. Quest’ultima venne requisita nel novembre del 1943 dalla Gestapo, che ne fece la sede veronese.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 49

Data: 7/07/2019

Note: Laura Perina