I banchi con le piantine distanziatrici alle primarie Rubele

L’IDEA. Ripreso il progetto attuato in una scuola montessoriana dell’Alto Adige. «E gli alunni dovranno averne cura»
Aquistate da due maestre, scelte specie sanificatrici dell’ambiente
Nel caos che ancora regna a pochi giorni dall’atteso, e temuto, inizio delle scuole, un faro nel buio arriva dalle primarie Rubele di piazza Isolo, all’interno dell’Istituto Comprensivo 18 Veronetta e Porto San Pancrazio, diretto da Lidia Marcazzan. Qui le insegnanti hanno riorganizzato lo spazio interno delle classi, garantendo il distanziamento tra i bimbi, scegliendo il verde. E affidando alla vitalità energica di una piantina anziché alla plastica del plexiglas o dei banchi a ruote il compito di tenere gli alunni a un metro tra loro. Tra l’altro, non a piantine qualunque ma alle cosiddette piantine sanificatrici: calathea, spathiphyllum e philodendron, in grado di assorbire le principali fonti di inquinamento degli ambienti chiusi come i prodotti chimici usati per la pulizia e l’arredamento, la scarsa ventilazione, le bioemissioni umane e le onde elettromagnetiche.L’idea è venuta alle maestre Chiara Stella e Teresa Zaccaria, prendendo spunto da un progetto realizzato dalla Libera Università di Bolzano e attuato in una scuola montessoriana dell’Alto Adige. Le due insegnanti, in team con il corpo docenti e la dirigente, hanno acquistato di tasca propria un centinaio di piantine, tra le specie che più e meglio purificano l’aria, e hanno disposto i banchi a gruppi di 4, alternando le sedute negli angoli e ponendo le piante in mezzo. Il risultato è uno spazio classe sicuro, salutare e bello da vedere, accogliente in ogni classe non solo delle Rubele ma anche delle Massalongo. «Abbiamo fatto le prove, fortunatamente le nostre classi non sono troppo numerose e i bimbi ci stanno. Rivedremo la didattica in base a questa nuova disposizione e a queste piante in classe che saranno oggetto non solo di cure da parte degli alunni ma anche di descrizione, studi e altri progetti ad hoc», riassume Zaccaria. «Per innaffiare gli arbusti, ho preso dei contenitori specifici con i quantitativi segnati sopra. E così mi troverà a insegnare l’unità di misura anche nelle prime classi, la didattica si comprende anche attraverso l’esperienza diretta», aggiunge Stella.Alla fine dello scorso anno scolastico, già preoccupate per l’inizio di questo anno, il team di docenti delle Rubele ha messo in campo una serie di iniziative per portare la didattica fuori dalle classi, con progetti integrati nel quartiere. «Del resto, è ciò che accadeva naturalmente qualche decennio fa», spiegano. L’offerta formativa ha ottenuto riconoscimento e un cospicuo finanziamento da parte del Ministero dell’Istruzione: fondi che, nei prossimi mesi, torneranno molto utili.«I veri utenti della scuola sono i bambini e le famiglie, sarebbe bello percepire l’attenzione a loro. Invece sembra che, tra direttive, protocolli e restrizioni, conti di più scaricare le responsabilità», riflettono le insegnanti che in questi giorni stanno lavorando febbrilmente per accogliere i loro alunni che non vedono da molti mesi. E per dare il benvenuto ai remigini che iniziano la prima elementare.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 9/09/2020

Note: Ilaria Noro