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RISTRUTTURAZIONI. Inutilizzato da oltre dieci anni, l´edificio situato in via IV Novembre dev´essere sistemato dalla Gfg.
Realizzato alla fine degli anni ´30 sotto il fascismo, è vincolato dalla Soprintendenza.
Dal Demanio passò al Coni e ai privati. Dal 2012 si può intervenire, ma è tutto fermo.

 

Da oltre dieci anni se ne sta inutilizzato e deserto nella via più rinnovata e centrale di Borgo Trento. Eppure, l´imponente edificio piazzato a fine anni ´30 a metà  di via IV novembre come Casa del Fascio non passa certo inosservato, messo persino in risalto dal vuoto che regna all´interno di tanto ingombro, oltre che da un cartello, laterale e ormai sbiadito, che fissa al febbraio del 2012 l´inizio dei lavori di ristrutturazione.
Da un anno, infatti, la struttura di 1.600 metri quadrati sviluppata su tre livelli, compreso il piano terra, progettata dall´architetto Italo Mutinelli e battezzata nel 1938 da Mussolini come primo centro di aggregazione del quartiere, attende di essere trasformata in 14 uffici dall´attuale proprietà , la Gfg srl, in buona parte in mano alla Valdadige Costruzioni.
Ma tra una congiuntura economica non proprio favorevole, una serie di vincoli imposti dalla Soprintendenza! , e l´impegno di energie della stessa Valdadige in altre opere fuori porta, la rimessa in sesto del raro esempio di edilizia di epoca moderna a Verona è destinata a essere rimandata a data ancora da destinarsi.
Trasformato nel dopoguerra in ufficio del Catasto e a metà  degli anni ´70 in ufficio del Collocamento, l´edificio, a fine anni ´90, è stato affidato dal Demanio al Coni, ente pubblico posto sotto la vigilanza del Ministero per i beni e le attività  culturali.
Spiega l´allora presidente provinciale del Coni, Stefano Braggio: «Nell´ottica di ricapitalizzare, oltre una decina di anni fa sono stati conferiti al Coni dal Demanio alcuni beni, tra cui l´ex ufficio di Collocamento. Inizialmente c´era l´idea di venderlo con permuta parziale per trasferirvi la sede locale, ma non era nella politica del Comitato, quindi cinque anni fa si era proceduto a una vendita libera tramite asta».
Ad accaparrarsi il bene era stata appunto la Gfg che, nella seconda metà  del 2011, era stata rilevata al 70 per cento dalla Valdadige.
Qualche mese dopo, e per l´esattezza il 13 febbraio del 2012, la società  ha ricevuto il permesso di costruire, ma di operai non c’è mai stata traccia.
«La crisi è innegabile», spiega il responsabile comunicazione e marketing della Valdadige, Mario Frau. «Ciò che più ci tiene fermi nella sistemazione dell´immobile era però il grande impegno per la realizzazione di opere in altre due città  italiane».
A non agevolare l´avvio del cantiere, ci sono inoltre i paletti rigidi imposti sulla struttura. «Abbiamo un permesso di costruire a indirizzo direzionale, ma dobbiamo sottostare ai vincoli sulla facciata e la volumetria. Gli interventi da apportare sono consistenti e dovranno avvenire sotto la costante supervisione della Soprintendenza che circa un anno fa ci ha bocciato, per esempio, l´idea di enfatizzare la facciata recuperata con un´installazione temporanea di maxi ! teli».
Anche per queste difficoltà  e lungaggini il progetto era passato in secondo piano rispetto ad altri, ma non per questo era stato abbandonato.
Garantisce Frau: «Non appena vi saranno le condizioni idonee per operare, l´intervento sar  tra i primi a essere sviluppato. L´azienda ci crede molto: è da qualche anno che non interviene a Verona e lo sforzo progettuale, in questo caso, è davvero alto».
Nel frattempo, con il passaggio dell´immobile al privato, circa tre anni fa sono state murate le porte e l´area è stata recintata per evitare bivacchi notturni e viavai poco graditi. «Si tratta di un´area di cantiere e abbiamo l´obbligo di mantenerla in modo adeguato», conclude il responsabile della comunicazione per la Valdadige. Che ribadisce: «Lo sviluppo dell´edificio non sarà  immediato, ma ci sarà ».

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Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 20/02/2013

Note: CRONACA Pagina 16