Coltivazione di piante su Marte dal film «The Martian»

LE NUOVE FRONTIERE. Flavia Guzzo, docente di Botanica generale all’università di Verona, fa parte del progetto Enea sugli orti spaziali. Ecco quale sarà il futuro
Basta diete liofilizzate: frutta e verdure sono ideali per sfamare gli astronauti ma bisogna trovare il modo di farle crescere

La ricerca rappresenta il futuro e il progresso della società? Se ci fosse bisogno di una prova, basterebbe entrare nei laboratori di diversi atenei italiani, anche di quello veronese, dove stanno sbocciando le “superpiante” per Marte, vegetali resistenti alle radiazioni e capaci di crescere in ambienti ostili.Ne sa qualcosa Flavia Guzzo, docente di Botanica generale dell’ateneo scaligero, che è coinvolta nel progetto dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) sugli orti spaziali.«Le agenzie internazionali stanno rilanciando i programmi spaziali con l’intenzione di arrivare sul Pianeta Rosso tra il 2030 e il 2040», spiega la docente. «Per questo finanziano ricerche non solo dal punto di vista ingegneristico sui veicoli, ma anche sui moduli che consentiranno all’uomo di produrre in loco il cibo di cui ha bisogno: è infatti impensabile che ogni astronauta possa portare con sé i 30 chili che, tra aria, acqua e cibo, gli servono per ogni giorno di missione». E qui entrano in gioco i botanici: a loro, infatti, il compito di definire la dieta ideale degli astronauti. «Se la frutta e la verdura sono importanti per tutti, sono irrinunciabili per chi dovrà trascorrere tanto tempo nello spazio, perché hanno un effetto diretto sul cervello ma anche sull’umore e combattono la depressione», prosegue Guzzo. «Addio, quindi, alla dieta quasi del tutto liofilizzata che seguono gli astronauti sulla stazione orbitante».E mentre l’Enea nelle serre sta osservando la risposta delle piante a radiazioni e microgravità simulata, come spiega Eugenio Benvenuto della Divisione Biotecnologie e Agroindustria, a Verona Flavia Guzzo, in collaborazione con un team di psicologi coordinato da Margherita Pasini e di neuroscienziati sotto la guida di Cristiano Chiamulera, si sta occupando di una ricerca sugli effetti del kiwi sulla prevenzione della depressione. «Sappiamo già che questo tipo di dieta ha effetti benefici, quello che cerchiamo di capire è il perché. Di certo il rapporto dose-benefici ha il suo picco tra le sette e le dieci dosi giornaliere e frutta e verdura». Per coltivare la quale non sarà utilizzato il suolo marziano, troppo ricco di percolati. «Ci si dovrà servire dell’idrocoltura e dell’aerocoltura: piante immerse in uno spazio libero su cui si spruzzeranno vapore e concime». E.PAS.

Tratto da: arena-cronaca - pag.15

Data: 30/09/2017

Note: E.Pas