L’INDAGINE. Nel rapporto Ecosistema urbano di Legambiente – Sole24Ore, nel 2016 recuperate 30 posizioni sul 2015.
Anche sulla questione acqua restano criticità: siamo troppo spreconi. Manca ancora
un sistema di trasporto efficiente

Verona guadagna posizioni nell’ecosistema urbano, ma presenta ancora numerose criticità e con il 45° posto è la penultima città del Veneto: nel 2014 era al 32° posto
Verona guadagna in un solo anno trenta posizioni. Nessuna medaglia, però, per la città scaligera, all’indomani della pubblicazione di Ecosistema Urbano riferito al 2016, il rapporto di Legambiente – Sole24Ore sulle performance ambientali delle città capoluogo, in cui compare al 45° posto. Anzi. «La città deve solo ringraziare chi ha fatto peggio», chiarisce subito Lorenzo Albi, vicepresidente di Legambiente Verona, «infatti considerando i diversi indicatori le performance hanno avuto un trend negativo, seppur altalenante, negli ultimi dieci anni (dal 75° posto nel 2007 al 32° nel 2014, 75° nel 2015 e ora 45° nel 2016) e tratteggiano una città statica, esclusa dai grandi cambiamenti, che vede la stagnazione delle politiche urbane».Guardando la classifica, infatti, c’è poco da stare allegri. ARIA PESANTE. Certo, Verona si attesta a metà classifica sulla base della media dei diversi parametri monitorati, con un punteggio del 52,82 per cento, in crescita rispetto al 46 del 2016. Le polveri sottili (29,5 microgrammi per metro cubo) rimangono al di sotto dei 40, limite per la protezione della salute umana. «Ma sforano i limiti dei 35 giorni sopra i 50 microgrammi per metro cubo, con 52 giorni registrati dalla centralina di Borgo Milano», aggiunge Albi. «Che, tra l’altro, è da anni in un’area verde lontano dal traffico veicolare».MOBILITÀ AL PALO. Pesa il 33 per cento sulla valutazione complessiva e anche qui Verona non eccelle: il tasso di motorizzazione, 63, 7 auto circolanti ogni 100 abitanti, è in crescita, mentre resta pressoché invariato il numero di spostamenti per abitante (159). «Siamo in attesa da 10 anni della filovia che ancora oggi rimane solo sulla carta», ricorda Albi. «Il meno costoso e ancora aggiornatissimo progetto di metrotramvia è stato affondato dalla precedente Amministrazione anche se già finanziato», prosegue. «Potrebbe almeno essere riconsiderato nel Piano Urbano per la Mobilità sostenibile, da mettere a confronto con quello della filovia».Al palo da dieci anni, a 0,16 metri quadrati per abitante, l’estensione delle isole pedonali, come sostanzialmente invariate negli anni sono le infrastrutture per la ciclabilità, «talmente frammentarie e incomplete che non stimolano i cittadini all’uso della bici per gli spostamenti, durante i quali sarebbero spesso costretti a condividere i tracciati con bus e taxi».RIFIUTI, PIANO DA RIVEDERE. Mentre cresce la produzione pro capite di rifiuti urbani (536 chili per abitante all’anno) non decolla, a Verona, nemmeno la raccolta differenziata (che incide per il 15 per cento sulla classifica finale), ferma da sette anni al 49 per cento, ben lontano dall’obiettivo di legge del 65 per cento fissato per il 2012.E qui Legambiente non ci sente: «Ci aspettiamo un cambiamento sostanziale», dice Albi, «i Comuni che hanno raggiunto soglie importanti come Treviso, 85 per cento, e Mantova, 77, hanno attuato un porta a porta spinto anche nei centri storici».VERONESI SPRECONI. Verona città sprecona per quanto riguarda l’acqua. Sua, infatti, la maglia nera in Italia per consumi idrici (214 litri per abitante al giorno, il 25% in più rispetto al 2016). Grave anche la situazione della dispersione della rete (35,4%), dieci punti sopra la media nazionale. «Altre città hanno assunto come sfida l’innovazione e in molti casi la stanno vincendo. È una partita», conclude Albi, «che anche per Verona dovrà vedere in campo amministratori locali, regionali e nazionali. Tutti devono fare la loro parte, a partire dal riprodurre pratiche già sperimentate ed efficaci in altre città».

Elisa Pasetto

Tratto da: L'Arena -sez. null.- pag. 12

Data: 31/10/2017

Note: Elisa Pasetto