Novello Finotti

IL CASO. L’autore del Barbarani di via Cappello parla dopo il no del Comune alla statua del pittore
Novello Finotti: «Sono d’accordo con l’assessore Toffali, piazza Erbe non va alterata. Mi ero imposto questo principio per la mia opera» È artista e scultore di fama internazionale. Veronese, Novello Finotti in città è conosciuto anche e soprattutto per essere il “papà” di Berto Barbarani. Quel Berto in bronzo immortalato con addosso una semplice palandrana apparentemente increspata dall’aria che si incanala dalla strada, cappello a tesa larga calcato sulla fronte e sguardo penetrante, posto ormai da anni all’imbocco di via Cappello lato via Cairoli.Una scultura a cui avrebbe dovuto far compagnia, a qualche decina di metri di distanza nel centro di piazza Erbe, la statua del pittore – nonché amico del poeta vernacolare – Angelo Dall’Oca Bianca, plasmata dall’orafo Alberto Zucchetta.Ma è lo stesso scultore autore dell’opera a schierarsi convinto sulla linea dell’amministrazione comunale che un paio di settimane fa, un po’ a sorpresa, ha bocciato l’ipotesi di collocare la statua dedicata al pittore Dall’Oca Bianca in piazza, a ridosso del Toloneo, all’incirca di fronte alla Berlina. Una posizione prima approvata sia dalla precedente amministrazione che dalla Soprintendenza. Ma rimandata al mittente dall’attuale giunta guidata dal sindaco Federico Sboarina che ha motivato il proprio no sostenendo, per bocca dell’assessore al Commercio e Arredo Urbano Francesca Toffali, che «da secoli la piazza è caratterizzata per tre elementi scultorei, ad essa collegati e rappresentativi della città: Madonna Verona del 380 dopo Cristo, la Tribuna di epoca medioevale e il Leone del 1523. In un contesto architettonico di così forte rilievo storico è stato quindi ritenuto prudenziale non inserire nessun altro elemento moderno».«Sono d’accordo con l’assessore Toffali: la statua non deve essere messa lì. Piazza Erbe ha degli equilibri artistici e architettonici antichi che non devono essere alterati», sostiene Finotti, che ripercorre le tappe che hanno portato alla collocazione della statua del Berto esattamente dove si trova ora. «Il punto fermo che ci siamo imposti da subito è stato quello di non entrare nella piazza. Abbiamo fatto un tentativo anche in via Mazzini, bocciato per motivi di metratura e di sicurezza», spiega lo scultore. «Poi la scelta: quell’angolo al di fuori della piazza dal quale tuttavia lui la scruta. Un posto dove, si narra, si fermava ad attendere la “morosa”. Da quel momento è nata la fase progettuale e creativa dell’opera. Ricordo che ero in Toscana e mentre modellavo, Giorgio Gioco al telefono mi recitava a lungo le poesie di Barbarani permettendomi così di immergermi nell’arte del personaggio», racconta l’artista che spiega, invece, di essere del tutto estraneo al progetto dedicato a Dall’Oca, non facendo parte del comitato promotore dell’iniziativa presieduto da Giorgio Pasqua di Bisceglie e non avendo donato proprie opere per l’asta di raccolta fondi in Gran Guardia dello scorso anno.Intanto, il dibattito su dove collocare la statua “Affondo di pennello” dell’orafo e scultore Zucchetta è più che mai attuale e continua a tenere banco non solo tra i piasaròti ma fra moltissimi veronesi, come testimoniano anche le numerose lettere inviate a L’Arena.E anche a Palazzo Barbieri, la questione potrebbe tornare attuale. Il consigliere della Lista Tosi Alberto Bozza ha chiesto la convocazione di una commissione Cultura sull’argomento: richiesta però, al momento, bocciata dalla presidente Daniela Drudi che invece non la ritiene competenza della propria delega bensì pertinenza della commissione Commercio.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 25/02/2018

Note: Ilaria Noro