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Mentre si stava montando il battage pubblicitario per l´inaugurazione
della stagione lirica del centenario all´Arena di Verona, questo
giornale, un paio di mesi fa, ha meritatamente dedicato grande spazio ad
un notizia che in sostanza era una «non notizia:

 

 a Verona, quando stava per cominciare un evento eccezionale come il centesimo anniversario della primo spettacolo lirico all´Arena, la città non si muoveva, non appariva coinvolta, come se l´avvenimento non fosse un festa cittadina, ma riguardasse soltanto poche persone, perlopiù «foreste» o interessate per professione o incarichi politici. Oggi, mentre la intensa stagione degli spettacoli lirici all´Arena sta chiudendo i battenti, la situazione non appare granché cambiata, nonostante gli sforzi degli addetti ai lavori per accendere non solo i fatidici «mocoleti» sui gradoni dell´anfiteatro, ma anche gli animi e gli entusiasmi dei veronesi. Le cronache hanno doverosamente ripreso, magari in ristampa anastatica, gli articoli festosi che hanno contrassegnato un secolo fa la prima «Aida» all´Arena, riportando i nomi di illustri spettatori provenienti da ogni parte d´Europa, scrivendo di grandi comitive che arrivavano in treno, in calesse o con le prime automobili, anticipando un successo clamoroso che poi si è puntualmente verificato, ma quest´anno, con la ripetizione del festoso evento, non c´ stato nulla di tutto questo.
Come si sa, la ripetizione di un evento non ha l´appeal dell´evento al suo primo apparire, e il centenario areniano appare in un contesto culturale e sociale che non è certo consono alle feste. Non si può perciò pensare che il compleanno potesse avere lo stesso interesse della nascita. C´è tuttavia qualche elemento in più, che toglie al festival lirico in Arena il grande richiamo che ha avuto non soltanto al suo primo apparire, ma anche lungo il suo corso secolare. È il fatto che l´Arena di Verona ha perduto, nel corso degli ultimi decenni, la sua caratteristica più importante, di «tempio della musica lirica» per assumere quella più modesta di grande contenitore per ogni genere di spettacolo. Diluendo così le sue caratteristiche di sacrario della lirica in un contesto assai vago, non ha più il suo fascino unico al mondo, non fa più concorrenza ad altri luoghi consacrati alla grande musica come Salisburgo con Mozart e Bayreuth con Wagner, ma a stadi calcistici, spianate e spiagge, che ospitano grandi eventi dedicati alla musica popolare di questi giorni.
Trent´anni fa cominciò Vittorio Salvetti, ottenendo l´Arena di Verona per il suo Festivalbar, e aprendo una strada che oggi ha tanti epigoni, grandi e piccoli, buoni e scarsi. Ma Verona, come città, e quindi come comunità di cittadini, non è più coinvolta, se non come fornitrice di affittacamere.

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Tratto da: Il Corriere del Veneto- Lettere

Data: 21/08/2013

Note: Giuseppe Brugnoli - pag 19 - Lettere