La famiglia Carlon in una delle sale della casa museo: le figlie Vanessa (a sinistra) e Veronica con i genitori Luigi e Cristina

L’INAUGURAZIONE. Da oggi è possibile visitare la casa museo creata da Luigi Carlon con 350 opere della sua raccolta
La curatrice Belli: «Una collezione privata che diventa pubblica è qualcosa che non esiste più» L’imprenditore: «Ora le mie opere vivono di più»
Dice Luigi Carlon: «Volevo dare luce alle mie opere. Viste da più occhi, vivono di più».È la dimostrazione che la semplicità è la chiave di ogni grande impresa. Anche quando può sembrare disarmante, visto che le opere di Carlon sono una raccolta d’arte straordinaria di 350 opere – tra cui quasi 200 dipinti – attraverso cinque secoli, e il luogo scelto per dar loro la luce che meritano è Palazzo Maffei, lo scenografico seicentesco affaccio su piazza Erbe negli occhi di tutti i veronesi. L’imprenditore Luigi Carlon, fondatore della Index azienda di rivestimenti andati a ricoprire edifici celebri in tutto il mondo, ha acquistato il Palazzo e ne ha fatto lo scrigno di un’operazione di mecenatismo che nell’Italia recente non ha uguali. La sua collezione privata esce dall’abitazione in piazza Broilo per diventare un patrimonio pubblico, collettivo, entrando in un’altra casa appositamente allestita, la casa museo di Palazzo Maffei. Una fuga 18 fra sale e salottini che riportano l’edificio seicentesco alla sua dimensione originaria e nello stesso tempo lo trasformano nella casa ideale che il collezionista condivide con la città, mantenendo l’atmosfera di una dimora privata.«È il punto di arrivo di 50 anni», ha detto ieri Luigi Carlon all’inaugurazione della casa museo, ricordando la sua lunga passione di collezionista, di paziente acquirente di opere d’arte in mezzo mondo, partendo dall’arte contemporanea per tornare a quella antica, e poi accostarle qui a Palazzo Maffei in dialoghi apparentemente spericolati ma in realtà riuniti dal tema della sala che li ospita. E poi «l’arte è sempre contemporanea, nel momento in cui di fa», spiega Carlon. E dunque ecco nella stessa sala un concetto spaziale di Lucio Fontana – due tagli su tela rossa – e vicino una pala del Trecento con la Crocifissione, e ancora un capitello romano e una pagina miniata delle Leggi di Giustiniano.Luigi Carlon ha fatto tutto in famiglia, con l’aiuto di tante persone che ieri ha ringraziato. La moglie Cristina, le figlie Vanessa e Veronica hanno condiviso questa avventura ideata tre anni fa, lo studio Baldessari di Milano ha curato il progetto di restauro e allestimento, la storica dell’arte e museografa Gabriella Belli è stata la persona che ha tradotto in una precisa idea museale l’aspirazione della famiglia Carlon a organizzare la collezione privata all’interno di uno spazio per la vita pubblica, i contribui scientifici sono stati di Valerio Terraroli ed Enrico Maria Guzzo. I lavori sono iniziati nel 2018, il progetto ha incrociato restauro, design e allestimento, il piano dell’esposizione è stato recuperato, ripulito dalle aggiunte che ne avevano stravolto la pianta e dotato di tecnologie adeguate a un museo, sono stati riportati alla luce affreschi mentre la scala elicoidale del palazzo è diventata una sorta di foyer.«Una collezione che diventa pubblica è qualcosa che non esiste quasi più» ha spiegato ieri la Belli, «e questo è beneaugurante. L’idea è stata quella della casa museo per poter offrire ai visitatori momenti intimi in cui il pubblico possa trovare lo spirito della collezione, oggetti che hanno partecipato della vita domestica di casa Carlon. La raccolta è eclettica, fra quadri, sculture, arti applicate, fra moderno e antico. Ma il fil rouge che ho intravisto è ben rappresentato da una piccola tavola quattrocentesca, “L’Arcangelo Raffaele con Tobiolo e San Gerolamo”. L’angelo conduce per mano Tobiolo – il nome ha la radice ebraica di amore – nel viaggio verso la conoscenza. Amore e conoscenza, ecco la traccia di questa collezione».”New visions for other horizons” è la scritta-installazione all’ingresso del museo, nuove visioni per altri orizzonti. È un altro manifesto della raccolta, spiega Gabriella Belli. «Guardare le cose in modo diverso porta nuove prospettive di conoscenza. L’anima di questo sito è contenuta nello scarto dello sguardo di Luigi Carlon dalla lettura accademica dell’arte». E si capisce. Le stanze di Palazzo Maffei affascinano anche chi non ha una particolare educazione all’arte: compongono una trama di elementi diversi, una «lettura con pause, accelerazioni e variazioni. È il bello di questo allestimento» ha spiegato Paolo Baldessari, «che resta un passo indietro rispetto alla bellezza delle opere». E lascia al visitatore la sensazione di una scoperta a più piani, la sorpresa e l’emozione di trovarsi davanti a un Mantegna, un Picasso, un Magritte, Warhol, un de Chirico mentre attraversa e ammira una casa piena di oggetti che hanno attirato la sua attenzione, la sua curiosità. È una Wunderkammer, la stanza delle meraviglie da cui non si vorrebbe più uscire.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 15/02/2020

Note: Bonifacio Pignatti - fotoservizio G.Marchiori