Scritte di tutti i colori sui basamenti dell'Arco dei Gavi

VANDALI. Sei anni fa il monumento era stato tutto restaurato. Inutili le telecamere di sorveglianza fissate su ogni lato

Scritte di ogni colore: firme, disegni, date di scioperi e account social Zanotto: «Valuteremo il da farsi, anche per le vetrate sull’Adige».
L’Arco dei Gavi è un punto di ritrovo per tante compagnie di ragazzi
Lo sfregio al patrimonio monumentale sta tornando ad essere la normalità. A circa sei anni dal completo restauro e dalla pulizia dell’Arco dei Gavi, il monumento è di nuovo martoriato da numerose scritte che ne deturpano la superficie in tutti e quattro i lati interni. Di più: un angolo, punto nascosto rispetto alla strada, è utilizzato come vespasiano a cielo aperto.Il sistema di videosorveglianza, che doveva presidiare l’integrità del sito e preservarlo da atti vandalici e imbrattamenti, ha evidentemente fallito. Le telecamere attorno all’Arco sono quattro, una in ciascun angolo. A queste, se ne aggiunge almeno un’altra, più alta. Dall’angolazione degli occhi elettronici, ad esclusione parziale di uno, i lati interni del monumento sono ben visibili e per niente nascosti. Eppure, le scritte nere, rosse, viola e persino tinta oro sono molte. Su di un lato, mani ignote anche se a favore di telecamera, hanno disegnato un fallo. Il resto è composto da nomi e firme, scritte, account social, altri disegnini discutibili, date a ricordo di scioperi o giornate di scuola saltate. Una goliardia che però sfregia un’opera patrimonio della città e di tutti, risalente al primo secolo dopo Cristo.Non è la prima volta che il quotidiano L’Arena accende i riflettori su questa problematica. La prima scritta imbrattante, l’Arco dei Gavi l’ha subita a circa un mese dal taglio del nastro dell’importante intervento di restauro e riqualificazione. Era il 2014. Negli ultimi cinque anni, a singhiozzo, il copione si è ripetuto e il Comune è sempre corso ai ripari coprendo le scritte. Ora, però, la situazione è peggiorata. Vernice e slogan troneggiano sui quattro lati interni del monumento. E i dintorni non sono da meno: le quattro vetrate panoramiche sull’Adige sono ancora in frantumi e le panchine portano evidenti i segni di bivacco. «Nei prossimi giorni prenderemo visione della situazione e stabiliremo in che modo ripristinare lo status dei luoghi cancellando le scritte», assicura il vicesindaco e assessore all’edilizia monumentale Luca Zanotto che spiega come anche la sostituzione delle vetrate panoramiche sull’Adige sia già stata inserita tra i prossimi interventi di manutenzione straordinaria. «Sono vetrate blindate, assolutamente stabili e non pericolose», tiene a precisare Zanotto. Così come sono, però, sono brutte. E non svolgono la funzione – quella appunto di aprire uno scorcio panoramico sull’Adige proprio a ridosso di ponte Castelvecchio – per le quali erano state installate. «Serve agire anche sul fronte della prevenzione, altrimenti poi rischiamo di essere nuovamente in balia degli attivi vandalici», puntualizza il vicesindaco.«L’area è videosorvegliata, la telecamera funge da dissuasore. Su questo fronte, stiamo ottenendo buoni risultati nel cortile di Giulietta grazie a una pesante campagna di verifiche ma è illogico pensare a una pattuglia fuori da ogni sito monumentale. Purtroppo si tratta di una questione culturale, manca il senso civico», analizza l’assessore alla Sicurezza Daniele Polato. Nel 2013, prima dell’ultimo restyling al sito, il dibattito sulla protezione dell’Arco era stato lungo e acceso. Tra le ipotesi al vaglio, addirittura quella di circondarlo con un fossato per renderlo di fatto irraggiungibile da vandali e writers. L’idea era poi stata sonoramente bocciata. Ora la questione di come proteggere efficacemente il monumento torna d’attualità.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 12/01/2020

Note: Ilaria Noro - fotoservizio Marchiori