MONUMENTO SIMBOLO. Oggi partono ufficialmente i lavori di rifacimento degli impianti e di sigillatura dei gradoni. L’intervento finanziato da Cariverona e Unicredit
Il soprintendente Magani: «Serve una nuova primavera». Il cantiere durerà almeno 4 anni, il primo stralcio fino a marzo
Per l’Arena «è tempo di una nuova primavera». A dirlo, alla vigilia dell’avvio dei lavori, che si prevede dureranno almeno quattro anni, è Fabrizio Magani, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. Oggi parte ufficialmente il cantiere «per la conservazione, valorizzazione e fruizione dell’Arena come luogo di cultura e spettacolo», finanziato con i 14 milioni messi a disposizione da Unicredit Banca e da Fondazione Cariverona, per metà a testa, con l’Art Bonus. Vale a dire l’operazione che consente ai donatori nel campo della cultura, di scalare dalle tasse fino al 65 per cento dello stanziamento. La prima parte dei lavori riguarda il rifacimento dei dieci servizi igienici per un costo di 2,5 milioni. Poi si passerà agli interventi di restauro, sigillatura dei gradoni per evitare le infiltrazioni d’acqua, e rifacimento degli impianti elettrici e speciali. «I lavori saranno suddivisi in due lotti», fa sapere l’assessore ai lavori pubblici Luca Zanotto, «e, per quanto riguarda questo primo stralcio, dureranno fino al 31 marzo. Poi l’Arena sarà riconsegnata alla Fondazione Arena. Nell’arco di quattro o cinque anni sarà completamente rifatta l’impiantistica elettrica, idraulica, antincendio, di smaltimento delle acque». Nelle scorse settimane, il soprintendente aveva detto che avrebbe preferito prediligere il cantiere su tutto il resto. «Certo», ribadisce ora, «potersi dedicare solo al restauro, senza interruzioni, sarebbe l’ideale, ma capisco bene le altre esigenze… Il mio era un paradosso. Di recente», aggiunge Magani, «ho avuto modo di dire che la situazione era giunta al limite, quindi che finalmente partano i lavori è una buona cosa, sono curioso di capire, ora, come sarà organizzato il cantiere». Quali pensa che siano le priorità? «Direi tutto l’aspetto impiantistico, sia per una questione di sicurezza che di invasività degli stessi impianti, una situazione poco dignitosa. E poi, il restauro dei bagni perché al di là della funzionalità, anche lì c’è una componente conservativa dal momento che il muro è di interesse storico e culturale… L’importante, quindi, è che il progetto vada avanti».Ogni anno l’anfiteatro, con i caratteristici arcovoli, i gradoni, le quattro arcate dell’ala scampate al terremoto del 1117, attrae migliaia di turisti. Ma ci sono alcune aree, i cunicoli sotterranei, che nessuno può vedere. Qualche tempo fa lo stesso Magani aveva confessato il sogno di renderli visitabili. «È previsto dal progetto come ipotesi, spero, quindi, che nella seconda parte degli interventi si concretizzi questa possibilità per gruppi ristretti e selezionati di visitare le zone sottostanti, compatibilmente con le esigenze di sicurezza».L’Arena è visitata da 800mila persone l’anno, e altrettanti vi entrano per i concerti e opere liriche. Troppi? «Da sempre», osserva il soprintendente Magani, « l’Arena è un monumento utilizzato, l’auspicio, tuttavia», sottolinea, «è che questi lavori servano a riflettere sui reali bisogni della città, dell’amministrazione comunale, della Fondazione… Io spero in una nuova primavera, in una nuova percezione di un monumento antico che va rispettato e guardato con attenzione. L’auspicio è che si trovi un giusto equilibrio».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 7

Note: Enrico Santi