L’INCHIESTA. In Comune si affaccia l’idea di tornare al progetto dell’archistar David Chipperfield vincitore del concorso internazionale del 1999. Ma era molto costoso

Campus della cultura e tempo libero attorno al Museo di Storia naturale. Ma servono decine di milioni e la formula per trovarli

L’ingresso del Museo di Storia naturale nel progetto Chipperfield: era una delle due spettacolari strutture ex novo ideate dall’architetto

Arsenale, parte la caccia ai soldi, dopo l’idea di ispirarsi al masterplan di David Chipperfield, nel sondare varie soluzioni. Hai detto poco: per realizzare quello, oltre 15 anni fa si ragionava di circa duecento miliardi di lire, alias un centinaio di milioni degli attuali euro, tutti da reperire.

Se ne parla da vent’anni, di Arsenale. Intanto va alla deriva. Comunque: per rigenerare l’ex complesso militare austriaco, del Comune, largo anche a privati, dice l’Amministrazione Sboarina, oltre che cercare finanziamenti europei.

O «attingere magari da aziende comunali». O un project financing «ma con un maggiore equilibrio tra intervento privato e pubblico, non 70 per cento privato e 30 pubblico come quello di Italiana Costruzioni». O ancora, «ipotizzare forme di leasing, per la gestione dei futuri spazi».

SONO PAROLE di Ilaria Segala, ingegnere, assessore a urbanistica, edilizia privata e ambiente, dopo che è emerso (L’Arena di ieri) che l’Amministrazione Sboarina, fatto revocare dal Consiglio comunale il project di Italiana Costruzioni e destinati i 14,5 milioni di contributo comunale – sui 45 totali – a manutenzioni dell’Arena e lavori stradali, ragiona di ispirarsi al masterplan per riqualificare l’Arsenale presentato 15 anni fa dall’archistar inglese David Chipperfield, negli ultimi mesi della seconda Amministrazione Sironi.

Un campus della cultura e del tempo libero: questa era la funzione prevista per l’Arsenale da Chipperfield, che si aggiudicò la gara internazionale indetta nel 1999 per la progettazione preliminare generale, a cui parteciparono architetti e urbanisti di grande fama. Dieci anni e, come detto, duecento miliardi per realizzarlo: questi i numeri del piano Chipperfield.

Con varie funzioni: anzitutto il museo di Storia naturale – tutt’ora a Palazzo Pompei, a Veronetta, in lungadige Porta Vittoria – con due padiglioni d’ingresso avveniristici, due parallelepipedi vetrati con analoga funzione della piramide esterna al Louvre, a Parigi. Poi una sala di accoglienza piena di attrazioni ed effetti visivi, un book e coffe-shop. Poi negozi e ristoranti.

Ciò per creare un grande impatto nel visitatore dei padiglioni dove sarebbero stato esposti fossili di Bolca, scheletri di animali preistorici, e parte dell’immensa collezione di reperti e manufatti legati anche alla preistoria e alla Grotta di Fumane.

IN PRATICA: le eccellenze, gli oggetti di studio da parte di scienziati di tutto il mondo – che trovano nel lavoro di collezione e studio del geologo e paleontologo Lorenzo Sorbini, a lungo direttore del museo, un’unicità incomparabile – e visitati poi in prevalenza da studenti. Ma non da moltitudini di turisti, visto che Palazzo Pompei è decentrato rispetto ai circuiti di visite a Verona. Lo stesso Sandro Ruffo, lo zoologo già conservatore e pure anche direttore del Museo, accademico dei Lincei, qualche anno fa disse che il Pompei ormai era inadeguato.

Chipperfield aveva previsto serre, acquari e orto botanico sotto l’area vetrata, e spazi ludico-ricreativi per l’Arsenale, su un’area di 65.500 metri quadrati, costruito tra il 1840 e il 1861 sulla Campagnola, fra il ponte di Castelvecchio e l’attuale Borgo Trento, con superficie coperta di 19.550 metri quadrati e lorda degli edifici di 29.390. Oltre ai giochi, nella parte esterna dedicata alla città dei bambini, un parcheggio sotterraneo, spazi teatrali. Il tutto collegato con il ponte di Castelvecchio, valorizzando con giochi, parco, arredi, tra Arsenale e ponte, nel frattempo rimesso a posto con la sistemazione della vasca e del parco, sotto l’Amministrazione Tosi.

COMUNQUE il cuore dell’Arsenale di Chipperfield era il Museo di Storia naturale, con spazio alla tecnologia, come fatto dal Muse, il Museo delle scienze, a Trento. Negli anni scorsi si è parlato però di allestire il Museo a Castel San Pietro, di Fondazione Cariverona, lasciando parte delle collezioni all’Arsenale. In ogni caso, l’Amministrazione Zanotto (2002-2007) rivide il piano Chipperfield e non trovò, però, i finanziamenti, come avrebbe sperato, da permute immobiliari di edifici storici. Poi l’Amministrazione Tosi ha azzerato tutto. Sono spuntati i project di Rizzani de Eccher-Conteq, mai avviato, e poi di Italiana Costruzioni – cultura, arte, negozi, scuola, ristoranti – che dopo la revoca ha diffidato l’Amministrazione dall’usare il progetto. Il sindaco Sboarina e la Segala si sono dati tre mesi per analizzare soluzioni e capire come reperire soldi. Per poi decidere.

gently

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Tratto da: L'Arena giornale di Verona

Data: 8/10/2017

Note: Sezione "Cronaca"Da pag. 11