IL PERSONAGGIO. L’architetto ha ricostruito Verona nel Dopoguerra

«Era motivo di orgoglio frequentare la scuola d’arte Brenzoni». Marmomac premia la direttrice Mariotto
La famiglia, la pietra, la scuola d’arte. Un tutt’uno indivisibile, per Libero Cecchini. L’architetto che ha ricostruito Verona nel Dopoguerra, noto a livello nazionale e internazionale nel restauro dei monumenti, recupero del paesaggio e progettazione di ville ed edifici pubblici, venerdì 28 settembre compie 99 anni.Li festeggia a Marmomac, in fiera, dove si celebra quel mondo a cui lui appartiene da sempre e dove quest’anno sarà consegnato il premio «Donna del Marmo» a Beatrice Mariotto, direttore della Scuola d’Arte Paolo Brenzoni di Sant’Ambrogio di Valpolicella di cui lui è stato allievo, docente e direttore per 36 anni. «Quando Libero ha saputo che mi avrebbero dedicato il premio mi ha promesso la sua presenza», commenta Mariotto.«Poiché venerdì 28 settembre è il suo compleanno, però, io e gli allievi della Scuola, grazie al sostegno dell’associazione nazionale “Le Donne del Marmo”, abbiamo pensato di dedicare un momento solo a lui».La consegna del premio a Mariotto avrà luogo alle 10 al Forum Hall 1.Al termine, allievi e amici dell’architetto potranno festeggiare i suoi 99 anni allo stand Galleria dei Signori, tra i padiglioni 11 e 12, allestito dagli allievi stessi della Scuola negli spazi messi a disposizione da «Le Donne del Marmo».Cecchini non si è tirato indietro, come già aveva fatto lo scorso anno a San Giorgio di Valpolicella, nel regno della pietra e dei cavatori, dove aveva ascoltato discorsi in suo onore, ricordi e canzoni, ma aveva anche detto la sua in merito all’arte, alla vita e al futuro della Scuola Brenzoni. Quest’istituzione ambrosiana festeggia nel 2018 i 150 anni dalla sua fondazione e, per quasi un secolo, Cecchini ne ha fatto parte così come la sua famiglia. «Mio nonno Angelo fu uno dei primi allievi, mio padre Vittorio Beniamino nei primi del Novecento migrò con una ventina di ex allievi della scuola negli Stati Uniti per fondare la Cooperativa Piatti, mia sorella Marcella frequentò la scuola negli anni Venti fino al suo ritorno definitivo in America», ricorda Cecchini.«Anche i miei figli Marcella, Anna e Vittorio l’hanno frequentata. Per un ambrosiano era motivo di orgoglio frequentare questa scuola e tramandarne ai figli l’amore. Inoltre, c’era un tempo in cui un semplice scalpellino uscito dalla Scuola d’Arte e assunto nelle cooperative era considerato un maestro». E c’è di più: «Le ragazze da marito lo preferivano di gran lunga a qualsiasi impiegato», continua Cecchini.I ricordi sono tanti, gli impegni anche per un uomo della sua età. Un uomo che continua a fare progetti e a sognare. «Per Libero, mio mentore, nutro grande affetto. Nei 15 anni della mia direzione ha collaborato con me e gli allievi della Brenzoni, sostenendoci sempre e incoraggiandoci nei momenti difficili. Con lui abbiamo sviluppato idee molto importanti per il territorio, prima tra tutti la “Via Crucis dei Lapicidi” realizzata su disegni di Libero dallo scultore Matteo Cavaioni. Ora siamo pronti alla prossima sfida, il collocamento dell’opera “La Porta” sulla rotatoria in località Passo di Napoleone a Sant’Ambrogio. Ancora una volta, con Libero in testa, partiremo dalle nostre radici per realizzare un’opera che diventerà punto di comunicazione fra il Comune di Sant’Ambrogio, la Valpolicella e le sue cave, il Comune di Dolcè con il Distretto del Marmo, il Comune di Cavaion con le sue industrie e il lago di Garda».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 22

Data: 27/09/2018

Note: Camilla Madinelli