Performance artistica in un locale di Veronetta

LA RASSEGNA IN FIERA. Inaugurata Art Verona, con un convincente contorno negli esercizi commerciali fra via XX Settembre e via San Nazaro, in dieci sedi diverse

Performance, opere e installazioni in ristoranti e negozi: il quartiere trova la sua anima bohémienne nel fuori salone della manifestazione.
Nei negozi, al tavolo di un bar, tra gli scaffali della libreria, sulla poltrona di un barbiere o sulla porta di un negozio di alimentari l’opera d’arte non è solo ciò che si vede, ma è soprattutto ciò che accade. È tornata, nel fuorisalone di ArtVerona, “La quarta notte di quiete: Scarti”, a cura di Christian Caliandro, una “non mostra” che identifica l’arte con la vita quotidiana e trova Sede naturale a Veronetta, negli spazi ed esercizi commerciali tra via XX Settembre e via San Nazaro. In dieci sedi diverse 11 artisti, che da anni lavorano in autonomia nella direzione del rapporto tra arte e spazio urbano, si concentrano in questa edizione sul tema dello scarto. «Ognuno ha lavorato con quello che consideriamo oggi un oggetto o una materia da eliminare», spiega Caliandro. «Lo fanno attraverso un’opera che si mimetizza e si nasconde nell’ambiente, o utilizzando categorie che esulano le solite classificazioni».Ecco allora l’azione relazionale di Laura Cionci, che nella locanda Lo Speziale ha coinvolto gli avventori nel suo Risi e Visi, proponendo a ciascuno di scegliere dal menù un piatto ideato da lei con lo staff, e anche un numero da 1 a 101 al quale corrisponde una breve storia capace di indurre suggestioni e emozioni, da verbalizzare poi con un pensiero o un disegno da appendere su una parete vuota. Nel Mercatino del libro Usato, invece, Rebecca Moccia e Sara Moccia inventano nuove categorie di libri: così, tra i romanzi, i manuali di cucina e la letteratura per bambini compaiono anche etichette come “ho perso la testa per te”, “sonno elefante”, “cadere a picco”, e i libri proposti sono fisicamente legati con fascette, diventando due oggetti in stretta relazione, seppur destinati a essere di nuovo separati, una volta usciti dalla libreria. Alessandro Bulgini, al caffè Pedrotti, proietta ombre di custodi del territorio disegnate su bottiglie di plastica riciclate, e racconta del suo lavoro artistico nel quartiere torinese Barriera di Milano, luogo affascinante di contrasti e di trasformazioni.Percorrendo queste strade, si entra nel vivo di un quartiere giovane e in evoluzione, multietnico e studentesco. Dove le botteghe storiche dividono lo spazio con i commercianti africani, asiatici, latinoamericani, e l’arte diventa il mezzo eletto per entrare nel profondo di questi spazi, accogliendo l’invito degli artisti a colmare le distanze.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 12/10/2019

Note: Silvia Allegri