Bimbi in un asilo nido: l'offerta di nidi in città è inferiore alle richieste

SERVIZI. Ventiquattro strutture pubbliche più 11 convenzionate: 628 ammessi, 741 esclusi
Todesco: «Un paradosso: tempi di denatalità eppure mancano posti» Bertacco: «Risorse disponibili ma il Comune è legato ai limiti di spesa»
LAURA PERINA

Quanti sono i bambini esclusi dagli asili nido? Tanti, anzi tantissimi. Nel solo territorio del comune capoluogo – a cui afferiscono 24 nidi pubblici e 11 in convenzione – il loro numero supera di gran lunga quello degli ammessi: 741 contro 628. Un po’ dappertutto le liste d’attesa per aggiudicarsi il posto pubblico hanno raggiunto proporzioni cosmiche, ma il record lo detiene il nido comunale «Il Girasole» di via Don Sturzo, allo Stadio: l’elenco degli accolti conta poco più di 20 nominativi, mentre nella lista d’attesa ce ne sono il triplo. Le cifre sono quelle ufficiali, estrapolate dalle graduatorie definitive del Comune di Verona con riferimento all’anno educativo 2019/20.Va da sé che le situazioni maggiormente critiche si registrino nei plessi situati nei quartieri più popolosi, come Borgo Nuovo (a «L’albero verde» ci sono 56 bimbi in attesa), Borgo Roma (40 al nido «La coccinella»), Santa Lucia (52 a «La filastrocca»), Borgo 1° Maggio (42 al «Maggiociondolo»). Altrove gli elenchi degli esclusi si accorciano, ma il disagio resta diffuso: essere in lista d’attesa significa sperare che un’altra famiglia rinunci, altrimenti si è costretti a trovare una sistemazione alternativa. A soffrire di più è la fascia d’età dei «medio-grandi», ossia i bimbi che hanno dai 12 ai 36 mesi; quella dei più piccoli risente degli effetti della denatalità e regge l’urto. C’è da sottolineare che Verona non è un’eccezione: il panorama nazionale è altrettanto sconfortante. I bilanci stringati non permettono alle amministrazioni di offrire un’assistenza adeguata, così per molte famiglie il nido comunale è diventato un vero e proprio privilegio. È di pochi giorni fa un’indagine pubblicata dalla Funzione pubblica della Cgil, basata su dati Istat secondo i quali nelle strutture italiane c’è posto solo per un bambino sotto i tre anni su quattro. «L’emergenza investe anche Verona», denuncia Sonia Todesco della Ggil Fp provinciale. «È un paradosso: già nascono pochi bambini, in più quelli che nascono rimangono esclusi dai servizi. Che futuro abbiamo, senza politiche né risorse per aiutare le famiglie?».L’assessore Stefano Bertacco, con delega all’Istruzione (settore a cui fanno riferimento anche le politiche educative), fa però presente che nel bilancio del Comune di Verona il capitolo dedicato ai percorsi prescolastici «cresce un po’ di più ogni anno». Dal 2016 al 2018 la spesa è aumentata di un milione di euro circa, da poco meno di 14 a quasi 15 milioni, a fronte di una diminuzione di 200mila euro di contributi regionali e contributi statali pari a zero sia nel 2016 che nel 2017, mentre nel 2018 sono stati di oltre 279mila euro. Palazzo Barbieri di risorse proprie ne avrebbe, dice Bertacco, e il desiderio sarebbe quello di accontentare il più possibile le famiglie. Il problema è che «siamo vincolati dal limite di spesa», spiega, «per cui più di tanto non riusciamo a incrementare». E sul numero degli educatori «abbiamo anche limiti nelle assunzioni e graduatorie bloccate fino al 30 novembre 2019», sottolinea. «Ma ogni anno, sulla programmazione dell’assunzione di personale, l’Istruzione è il settore che la fa da padrone, nonostante le statalizzazioni che spesso avvengono alla vigilia della ripresa delle attività». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Tratto da: L'Arena di Verona

Data: 6/09/2019