La dottoressa Anna Beltrame

PREVENZIONE. Decisione della Regione, 25 euro nelle zone a rischio
Contro la Tbe, encefalite che si può sviluppare da questi parassiti. L’infettivologa: «Virus aggressivo»
La Sanità del Veneto ha stabilito di ampliare l’accesso al vaccino contro la Tbe, l’encefalite da zecche che si può sviluppare quando si viene “attaccati” da uno di questi parassiti infetti. La novità riguarda anche il veronese, dove alcuni casi erano stati riscontrati in Lessinia e sul monte Baldo. In base alla delibera della Giunta regionale, ai residenti di queste zone cosiddette a moderato e basso rischio viene offerto il vaccino al prezzo calmierato di 25 euro a dose (ne vanno somministrate tre), quando in precedenza l’intero ciclo sarebbe costato oltre 100 euro. Lo stesso vale per i lavoratori, ma in questo caso la spesa è a carico del datore di lavoro. Una misura accolta a braccia aperte dall’infettivologa dell’ospedale di Negrar Anna Beltrame, tanto più in vista della bella stagione e dato il proliferare delle zecche a causa degli inverni sempre più miti, sebbene i parassiti non infetti rimangano la maggioranza. Beltrame, in servizio al dipartimento di Malattie infettive-tropicali e Microbiologia dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, spiega che «in Friuli, dove il vaccino contro questa malattia potenzialmente grave viene erogato gratuitamente dal 2012, i casi di Tbe sono scesi da 13 a uno in cinque anni. Per l’encefalite da zecche non esiste una cura, l’unica forma di prevenzione efficace è la vaccinazione».In Veneto i casi di Tbe sono aumentati esponenzialmente a cavallo fra il 2017 e il 2018, passando da 7 a 29. Il picco si è registrato a Belluno, con 13 casi, tant’è che la Regione ha classificato la Ulss 1 delle Dolomiti «zona ad alta endemia» e introdotto la vaccinazione gratuita. L’anno scorso il centro per le malattie tropicali di Negrar ha curato due pazienti giovani affetti da encefalite da zecche che poi sono guariti completamente. «Essendo un virus molto aggressivo», sottolinea la specialista, «la sua risoluzione dipende dal sistema immunitario». Negli anziani, per esempio, il decesso si verificanel due per cento dei casi, ma indipendentemente dall’età c’è il 30 per cento di possibilità di sviluppare complicazioni che possono causare disabilità neurologiche permanenti. «Per questo», sottolinea Beltrame, «è consigliabile che soprattutto i giovani si sottopongano alla profilassi. Ancor più se a rischio perché vanno abitualmente in montagna, come gli Scout, o risiedono in zone boschive».Agli escursionisti Beltrame suggerisce alcune accortezze. «Pantaloni e maniche lunghe, nonché calzettoni e scarpe alte è l’abbigliamento da preferire. Al rientro a casa è bene controllarsi per individuare le zecche. In caso si può estrarre il parassita con delle pinzette, facendo attenzione a non schiacciare il corpo pieno di sangue potenzialmente infetto. Eventuali disturbi, come l’eritema o sintomi influenzali accentuati, possono comparire fino a sei settimane dopo. In quel caso è consigliato recarsi dallo specialista».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 23

Data: 16/05/2019

Note: L.Per.