Un anziano con una badante. Sono in aumento le iscrizioni di rapporti di lavoro all'Inps

IL FENOMENO. Raddoppiate le iscrizioni di rapporti di lavoro domestico all’Inps, ma c’è anche chi se ne approfitta per fornire in modo illecito permessi di soggiorno
Nel 2017 sono stati 3.500, nel 2019 quasi 7.000 Le Acli: «La popolazione invecchia, serve assistenza Le famiglie temono anche infortuni o vertenze».

Un boom di contratti di lavoro per collaboratrici domestiche e badanti. Verona nel 2019 ha segnato una radicale inversione di tendenza registrando oltre settemila istanze di iscrizione di rapporti di lavoro domestico all’Inps di Verona e provincia. Nel 2018 erano state quasi 4.000 e, nel 2017, 3.500. E il 2020 è iniziato già con 500 nuove iscrizioni nel mese di gennaio.È un dato dalle mille sfaccettature, di certo non solo legato alla decisione dei veronesi di regolarizzare un settore in cui il sommerso la fa ancora da padrone. Di certo c’è più attenzione al rispetto delle norme, un po’ per trasparenza e un po’ per paura di eventuali infortuni o danni che un lavoro così delicato, come quello della cura di una persona o della casa, può comportare. Un altro fattore è il fenomeno, anch’esso in crescita, delle vertenze che badanti e colf aprono contro i datori di lavoro. Pesa anche il fenomeno di chi assume più persone, in serie, in realtà per procurare alle interessate un permesso di soggiorno, anche se questo tipo di illecito ora è fermato dal nuovo programma dell’Inps che segnala anomalie nelle iscrizioni dei rapporti di lavoro: se sono troppi a carico di una sola persona fisica; se si tratta di un genitore o un nonno che assume un figlio o un nipote (domande di questo tipo sono lecite e in crescita, ma vengono verificate). Ci sono anche i controlli dell’ispettorato del lavoro, dell’Inps e di enti preposti, che tuttavia non sono aumentati al punto da favorire un raddoppio dei rapporti di lavoro regolari. «Al dato concorrono diversi fattori», spiega Martina Tommasi, dell’area di progettazione Acli di Verona. «Per prima cosa, la richiesta di assistenza è sempre in aumento: la popolazione invecchia e ha bisogno di cure. In secondo luogo c’è una tendenza alla legalità e alla trasparenza: le richieste per mettere in regola le collaboratrici domestiche sono in aumento ai nostri sportelli. Terzo: il datore di lavoro è più cosciente della pericolosità di un lavoro come la cura di un anziano in difficoltà e la paura che succeda qualcosa è alta. E infine va detto che le lavoratrici ora sono molto più informate sui loro diritti e pronte a f are eventuali richieste successive». Se per anni, infatti, il loro rapporto di lavoro non è stato in regola – perlomeno non del tutto e spesso con il loro benestare – ora sanno come poter rivalersi per eventuali abusi. Lo dimostra l’aumento di cause e richieste di conciliazioni, rilevato da Inps e Caf. Proprio i Caf hanno sportelli dedicati a colf e badanti anche per promuovere la regolarizzazione. Secondo una stima della Cisl, per un anziano non autosufficiente, una famiglia paga per una badante, in regola per 54 ore settimanali – ovvero per la sua presenza 24 ore su 24 con vitto e alloggio garantito – circa 16.000 euro l’anno, per una media di 1.350 euro al mese. La badante percepisce poco più di 900 euro netti al mese. Il datore ne paga 984 al mese cui aggiunge la tredicesima (pari a una mensilità), il Tfr (una mensilità all’anno) e tenendo conto di un mese di ferie retribuito, e poi 182 euro ogni tre mesi per i contributi Inps, Inail e Cassa Colf. La badante gira al fisco, invece, 60 euro al mese. Per una signora delle pulizie in regola per 8 ore al mese, un datore paga circa 1.200 euro l’anno, ferie e tredicesima compresa.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 16

Data: 5/02/2020

Note: Maria Vittoria Adami