RESTAURO. Inaugurazione tenuta a battesimo dall’architetto Bozzetto
Dopo l’intervento durato tre anni e costato 200mila euro la fortificazione a San Zeno in Monte ospiteràil centro di documentazione del Parco delle muraUna veduta esterna della Batteria di Scarpa a San Zeno in Monte
Un piccolo capolavoro di architettura militare è stato restaurato e restituito alla città.
È la Batteria di scarpa che il celebre architetto asburgico Franz von Scholl fece edificare a San Zeno in Monte, poco sopra Alto San Nazaro, nei primi anni dell’800 ad integrazione delle opere difensive precedenti scaligere e venete.
E che ora ospiterà il Centro di Documentazione del Parco delle Mura che Legambiente ha creato in oltre un decennio di attività di volontariato e che ospita volumi anche preziosi come gli scritti del famoso fisico e ingegnere del genio militare francese, Nicolas Carnot, ideatore del sistema di difesa del muro austriaco: il muro alla Carnot, appunto, di cui il bastione di San Bernardino ne è un esempio illustre.Ieri, dopo un intervento di messa in sicurezza e riqualificazione durato circa tre anni e costato oltre 200mila euro – finanziato da Fondazione Cariverona con un contributo del Comune e dai fondi che Legambiente e il Comitato per il Verde sono riusciti ad ottenere – la Batteria di scarpa è stata presentata ai veronesi, accorsi a decine, e tenuta a battesimo dall’architetto Lino Vittorio Bozzetto che ne ha firmato il progetto di restauro. «Questo spazio era un colabrodo ma abbiamo ricostruito seguendo le rigide geometrie imposte dall’architettura militare. Ogni apertura, seguita anche dalla pavimentazione in larice (esattamente come l’originale), era una direttrice balistica per le traiettorie dei cannoni che avevano una portata di due chilometri», ha spiegato Bozzetto.Questa ennesima porzione di fortificazione asburgica salvata dal disfacimento e sottratta al degrado è dedicata a Carlo Furlan, “padre” del progetto del Parco delle Mura e storico presidente di Legambiente scomparso prematuramente, che «aveva seguito questo importante lavoro fino all’ultimo giorno, il 25 luglio 2013», ricorda la presidente di Legambiente Chiara Martinelli.«È un’opera riuscita molto bene. Questi tesori, ancor prima di essere dell’Unesco, sono patrimonio di tutti i veronesi», ha commentato l’assessore Edi Maria Neri con delega a Patrimonio e Demanio che auspica il reperimento di fondi regionali per il recupero delle fortificazioni.Il restauro della Batteria segue le sistemazioni parziali, sempre a cura delle due associazioni, delle rondelle venete e dei percorsi interni ed esterni che da qualche anno possono essere frequentati in sicurezza. «Ma preoccupa lo stato delle opere, dopo oltre un secolo di mancate manutenzioni: ogni torre ha un alberello sulla copertura, le porte murate sono sfondate, il banco di tufo su cui poggiano minaccia di sbriciolarsi nel vallo», elenca Martinelli. In questo quadro ben poco edificante, dunque, il restauro della Batteria vuole essere un prototipo per altri interventi, a partire dalla torre numero 11. «L’obiettivo è il rifacimento delle scale interne e dei solai e di un tratto del cammino di ronda: da qui, si potrebbe godere di uno splendido panorama sulla città e sulla cortina merlata». Questo, dunque, il futuro in caso di nuovi fondi. Intanto i riflettori rimangono puntati sulla Batteria e il suo Centro di documentazione la cui apertura, per ora, è ogni sabato mattina dalle 10 alle 12. La fortificazione si può visitare anche su appuntamento contattando Legambiente allo 045 800 9686 o con info@parcomuraverona.it.

gently

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Tratto da: L'Arena giornale di Verona

Data: 8/10/2017

Note: Sezione "Cronaca"Da pag. 13