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Battersi sempre per la libertà di pensiero, essere forti e mai indifferenti: è il messaggio che la senatrice a vita Liliana Segre ha rivolto agli studenti incontrati al teatro Arcimboldi di Milano in occasione della Giornata della Memoria, abbracciata con il calore che solo un applauso di oltre 2 mila ragazzi può dare. Ad accoglierla anche la ministra per l’Istruzione Lucia Azzolina: «la scuola si onora di essere la sua scorta contro ogni rigurgito negazionista e fascista, contro l’odio e nella difesa della Costituzione italiana», ha detto la ministra alla senatrice, chiedendo poi agli studenti di «non sottovalutare mai la potenza dell’odio» che «riemerge anche quando si usa un linguaggio aggressivo sui social». È standing ovation per la 90enne sopravvissuta ad Auschwitz, che ai ragazzi ha raccontato con lucidità e delicatezza la disumanità subita da quando era una loro coetanea: era una bambina quando fu espulsa da scuola nel 1938 in seguito alle leggi razziali. Da lì la fuga con il padre in Svizzera, il carcere, la deportazione dal binario 21 della Stazione Centrale, ora Memoriale della Shoah e la sofferenza nel campo di Auschwitz. Anni indicibili e impronunciabili – di cui non è riuscita a parlare fino a quando non è diventata nonna – che l’hanno resa prima una «lupa affamata» e poi una «donna libera e di pace», quando rifiutò di cedere alla vendetta verso uno dei suoi carcerieri, «la tentazione più grande che ho avuto nella mia vita. Da quel momento sono diventata quella donna libera e di pace che sono anche adesso». Segre ha invitato i ragazzi a «battersi sempre per la libertà» e «la prima libertà è la libertà di pensiero – ha detto -. Il mio corpo è stato prigioniero, ma la mia mente no. Ho sempre pensato con la mia testa e così dovete essere anche voi. Pensate con la vostra testa». E non essere mai indifferenti, come ci fu indifferenza un tempo verso «i nazisti, i bulli di allora. I bulli bisogna compiangerli, è più forte la vittima del bullo, deve essere più coraggiosa e denunciare» mentre chi sta intorno «non deve essere indifferente e stare con il bullo che sembra più forte», ha concluso la senatrice, che della Memoria ha fatto la sua ragione di vita.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 2

Data: 21/01/2020

Note: Ansa