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LA POLEMICA. Alcuni commercianti di piazza Corrubbio hanno chiesto alla Giunta di portare la statua di Barbarani a San Zeno, ma nel rione la maggioranza dice no
«Ora il trasloco sarebbe una doppia offesa. Abbiamo il nostro busto, che resti pure in centro» "I problemi veri sono altri "-

«Lassa che i zuga…» direbbe forse Berto Barbarani nell’osservare le diatribe di questi veronesi «tuti mati» che si contendono la sua statua da una parte all’altra della città. L’amore per il cantore di Verona pare infatti agitare ancora gli animi a quasi settant’anni dalla sua morte. Tanto che, a detta dell’assessore all’Arredo urbano, Luigi Pisa, alcuni commercianti di piazza Corrubbio hanno chiesto all’amministrazione comunale di spostare la statua del poeta, quella realizzata da Novello Finotti, dall’angolo di piazza Erbe dove si trova oggi, a piazza Corrubbio a San Zeno. «Ma», ha assicurato Pisa, «non c’è niente di deciso, stiamo valutando». La notizia ha però fatto saltare sulla sedia Giorgio Gioco della Fondazione Berto Barbarani da cui era partita l’iniziativa e la raccolta fondi per realizzare il monumento al poeta. E lo stesso autore dell’opera ha subito espresso il suo fermo diniego a un trasloco di Barbarani a San Zeno. A sorpresa, però, l’orgoglio sanzenato esplode e gli storici abitanti del rione patronale se ne infischiano delle richieste dei vicini di piazza Corrubbio e dicono: «Se la tengano quella statua, non la vogliamo. Noi abbiamo la nostra». A dirlo a chiare lettere è Renzo Rossi, presidente della società cooperativa Al Calmiere, che è stato anche a capo del comitato promotore del busto di Berto Barbarani (realizzato da Carlo Sirolla) che dal 2005 campeggia davanti al palazzo dell’Ater con lo sguardo rivolto alla basilica. Rossi racconta: «Tutto è partito quando i "soloni" della città, Gioco in primis, sono venuti qui a San Zeno dicendo di voler fare una statua al poeta salvo poi decidere di posizionarla in piazza Erbe. Così noi, che ci siamo sentiti traditi, ci siamo attivati e ci siamo fatti il nostro monumento». E lapidario aggiunge: «Il nostro è quello della gente di San Zeno, quell’altro è della gente di potere. Per questo non lo vogliamo qui ora. Credo sarebbe due volte offensivo per i sanzenati il trasloco di Berto. Primo perché bisognava pensarci allora e secondo perché ora è assurdo spostare una statua a seconda degli umori dei quartieri e degli assessori. Cosa facciamo? Diamo a Berto una valigia e gli mettiamo le ruote?». La prendono sul ridere un gruppetto di sanzenati mentre bevono l’aperitivo davanti alla basilica. «La statua sta bene dov’è», dice Guglielmo Perazzini che di Barbarani è un estimatore e non manca di inframezzare le sue affermazioni con i versi del poeta. «Berto sta bene in piazza Erbe perché ne ha decantato la bellezza e sta bene anche qui dove è nato e dove c’è il busto. Ci sono due testimonianze importanti, non ha senso litigare su questo». E aggiunge: «I problemi di San Zeno sono altri, Barbarani piange ogni volta che vede piazza Corrubbio e secondo me dice "Eh magnaròn, meti so la manina"». Ma non tutti la pensano così, c’è chi proprio per colpa del cantiere del parcheggio di piazza Corrubbio, sente che portare la statua a San Zeno potrebbe essere una sorta di ricompensa emotiva per il disagio subito. «La statua in piazza Erbe è più visibile», dice Matteo Lampo del bar L’Arte dell’oste scuro, nella via dedicata a Barbarani. «Ma in teoria ne avrebbe più diritto San Zeno. Non ne farei una guerra, ma se il quartiere finalmente riprendesse vita non sarebbe una brutta idea spostare il monumento». Lo pensa anche Roberta Quiriconi, della vicina oreficeria: «Io la statua la preferirei qui, credo che in piazza Erbe non abbia senso». Ma aggiunge: «Non è una questione di vitale importanza, e portare qui il monumento senza pensare a un percorso turistico e culturale che lo valorizzi, non avrebbe senso». Ciò che, insomma, mette d’accordo tutti i sanzenati, sia quelli che vogliono il trasloco della statua, sia quelli che – per orgoglio o buon senso – preferiscono rimanga dov’è, è che il quartiere rinasca. Così forse, si farà tornare a Berto Barbarani e ai veronesi quella «alegra malinconia, caval del mato del me destin!».

Giorgia Cozzolino NULL

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 18/11/2012

Note: di Giorgia Cozzolino - Cronaca pag 13