Nella foto d'archivio, bici legate al pozzo di vicolo Mazzanti vicino a piazza Erbe

IL CASO. L’episodio risale al febbraio del 2017 nel quartiere Catena
Legate al palo della luce, erano stati chiamati i vigili Giudice di pace: sosta vietata, ma non c’erano stalli
Biciclette legate come al palo e rimosse dai vigli con tanto di multa e lucchetti tranciati? La posizione dei giudici di pace al riguardo è “doppia”. C’è chi difende la tesi del Comune di un parcheggio inadeguato e si attiene alla normativa, e chi invece interpreta, nella convinzione che valore intrinseco della legge sia “la sua umanità”.Nel febbraio del 2017 alcune biciclette legate a un palo della luce in via Usodimare 3, nel quartiere Catena, erano state rimosse dagli agenti della polizia municipale su richiesta di un amministratore di condominio infastidito dalla loro presenza. Per uno degli architetti veronesi che si era opposto alla multa è finita in bellezza. Il giudice di Pace Franco Guidoni ha infatti accolto il ricorso e annullato il verbale opposto.Nei motivi della decisione il giudice evidenzia che, se dal punto di vista della pubblica amministrazione nulla vi è da rimproverare circa la rigorosa «applicazione della norma che vieta la soste del veicolo (in tal caso la bicicletta) sul marciapiede, dal punto di vista del cittadino, visto che nel quartiere non vi erano né stalli né spazi appositi in cui lasciare il velocipede, l’unica cosa che gli rimaneva era quel “fai da te” minimo che, senza creare intralci alla circolazione, è consistito “ragionevolmente” nel “legare la bicicletta con un lucchetto al palo della luce».Del resto nello stesso sito del Comune si consiglia, per evitare furti, di allacciare telaio e ruota anteriore a un elemento saldamente ancorato al terreno, che sia una rastrelliera o un palo.I ricorsi sono stati in tutto quattro, e se uno è in attesa di giudizio nel prossimo mese di settembre, gli altri due esaminati a maggio sono stati invece respinti dal giudice di Pace Licata, e si sta già pensando di impugnare.«Licata ha applicato alla lettera la legge mentre Guidoni l’ha interpretata», evidenzia l’avvocato Renzo Segala che ha presentato tutti i ricorsi al Prefetto il 30 marzo scorso, con il sostegno alla causa da parte della Federazione degli Amici della Bicicletta.«Per noi l’ultima sentenza rappresenta comunque una generale vittoria perché è stato focalizzato il principio di sensibilizzare i vigili verso la viabilità ciclistica. È impensabile pretendere che le biciclette vengano parcheggiate sul lato destro della strada, lontane dai marciapiedi, dove solitamente non si vedono pali, e non si può nemmeno considerare la bici come un veicolo tale da impegnare uno stallo bianco per essere in regola. Chi ha scelto di fare ricorso non punta a risparmiare gli 85 euro di multa, quanto a fare annullare il verbale per una questione di coerenza».Lo precisa Guidoni nella sua sentenza: «In tutte le cose è importante il punto di vista da cui le stesse si guardino».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 10

Data: 25/06/2018

Note: Chiara Bazzanella -