COMMERCIO. Licenziata in commissione la modifica del regolamento.
Toffali: «Vogliamo favorire quei negozi di vicinato che rischiano di essere schiacciati dalle grandi strutture di vendita». Previste agevolazioni fiscali.
Approda in commissione Politiche economiche, e viene licenziata all’unanimità, la proposta di modifica del regolamento comunale per la tutela e la valorizzazione delle botteghe storiche. La palla passa al Consiglio comunale per la discussione degli emendamenti e l’imprimatur definitivo, per il quale le premesse ci sono tutte. È sempre più vicino l’obiettivo di Palazzo Barbieri «di favorire quei negozi di vicinato, a servizio dei cittadini, che rischiano di essere schiacciati dal commercio di massa», come ha ricordato ieri l’assessore Francesca Toffali che per prima, mesi fa, aveva avanzato l’idea.Cuore della proposta è liberalizzare l’accesso al titolo di bottega storica anche agli esercizi commerciali ubicati al di fuori del centro storico. Titolo che per i negozianti comporta vantaggi tributari – la riduzione del 30% della tassa sui rifiuti e del 50% dell’imposta sulla pubblicità, ammesso che si sia in regola coi versamenti precedenti – e di conseguenza un incentivo a proseguire l’attività nonostante la concorrenza delle grandi strutture di vendita. Sotto la lente c’è l’articolo 15 del regolamento, e in particolare il secondo comma che fissa a 50 il limite di iscrizioni nell’albo per le attività «extra muros» con più di 40 anni di vita alle spalle. Un tetto imposto nel 2013, quando la normativa era stata revisionata per far spazio nel registro anche alle botteghe di quartiere. Al momento sono 31 quelle in lista d’attesa per l’inserimento in graduatoria (che avviene quando altre attività già titolate sono cancellate per cessazione o vendita) ma «oggi un limite non ha senso, se hanno tutte i requisiti richiesti» ha sottolineato Toffali. Eliminarlo «serve a garantire pari condizioni a tutti, indipendentemente dalla collocazione dei locali». Fra le altre modifiche suggerite, per le botteghe storiche che abbiano ottenuto il titolo per il pregio (41 su 139 in centro storico e 2 su 50 nei quartieri) il regolamento perfezionato prevede l’affissione di una targa con gli elementi che hanno determinato il riconoscimento. Mentre le stelle, da una a tre, corrispondenti alle fasce di pregio, vengono sostituite dalle denominazioni «bottega storica di pregio», di «pregio rilevante» e di «altissimo pregio».Piccola nota dolente: la nuova normativa introduce la richiesta di versamento di un contributo di 100 euro per ogni procedimento avviato per il riconoscimento del titolo per anzianità, e di 150 euro per il pregio. «Abbiamo ritenuto giusto equiparare l’importo dei diritti di istruttoria a quello di altri procedimenti similari» ha spiegato Toffali «con una differenza legata al fatto che per valutare gli elementi di pregio il Comune si avvale di una commissione di tecnici esterni che effettua i sopralluoghi e predispone le schede di valutazione».Alla seduta presieduta da Stefano Bianchini, di Forza Italia, hanno partecipato anche la dirigente del settore Commercio Tatiana Basso e i rappresentanti delle associazioni di categoria, Paolo Caldana per Confcommercio e Fabrizio Tonini per Confesercenti. «In centro» hanno detto, «le aree commerciali sfitte sono il 30% e proliferano in maniera indiscriminata le attività di somministrazione, che rendono 250 euro per metro quadro (contro i 50 euro degli altri negozi) e comprimono il commercio. Ripartiamo dai quartieri, l’Amministrazione dia una mano ai negozianti che si mettono in rete per creare piccoli centri commerciali distrettuali».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 6/04/2018

Note: Laura Perina