Cosa sarebbe Verona senza il suo fiume? Un rapporto incrinato a causa del traffico ma anche per alcune scelte discutibili che danneggiano la comunità.
Nonostante il grande debito che la città ha avuto ed ha tuttora con il suo fiume, nel tempo il rapporto si è sempre più affievolito, ad iniziare  dalla costruzione dei muraglioni dopo la rovinosa piena del 1882. Cessate le attività molitorie, estrattive e di navigazione il fiume è stato separato dalla vita dei cittadini. Tuttavia oggi l’Adige rimane il protagonista di un paesaggio impareggiabile e il più grande polmone  della città. Cosa sarebbe Verona senza questa grande lama d’aria e d’acqua che aiuta a contrastare le difficili condizioni ambientali che la sovrastano come l’inquinamento atmosferico e il caldo estivo? Ma queste potenzialità stentano ad essere messe a disposizione degli abitanti se si pensa che la maggioranza dei lungadige urbani sono percorsi dal traffico motorizzato e troppo pochi sono ad esclusivo uso pedonale. Inoltre alcuni tratti delle rive sono  in uso esclusivo ai privati e a questo proposito colpiscono  due situazioni emblematiche.

La prima si trova sulla riva destra in prossimità della diga del Chievo. Fino a poco tempo fa era possibile percorrere dal Ponte Catena fino alla Diga del Chievo la suggestiva strada alzaia, fiancheggiata da giganteschi pioppi e salici. Ma in concomitanza con i lavori dei nuovi campi di calcio del centro sportivo Bottagisio il percorso lungo l’Adige è stato improvvisamente chiuso con una recinzione metallica impedendo quindi la libera circolazione pedonale lungo il fiume. Non si comprende il criterio che ha guidato il Genio Civile nel realizzare da  un lato la bella strada alzaia che permette di percorrere la riva del fiume in libertà e sicurezza  e dall’altra di consentire l’improvvisa interruzione della stessa a qualche centinaio di metri dal Ponte della Diga senza alcun motivo e in contrasto con la Legge 523/1904 che vieta in modo assoluto qualsiasi costruzione a distanza minore di metri 10 dalle sponde dei corsi d’acqua pubblici.

Il secondo  tratto di Adige chiuso al passaggio pedonale si trova nel quartiere Filippini sulla riva destra  tra ponte Aleardi  e Ponte Navi. Un tratto di lungadige di proprietà comunale della larghezza di 3-4 metri é impraticabile perché da anni è stato dato inspiegabilmente in concessione ai proprietari delle case che si affacciano sul fiume. Il collegamento pedonale tra questi ponti costituirebbe  una risorsa di eccezionale valore connettivo e paesaggistico perché consentirebbe ai turisti, provenienti dal parcheggio dell’ex gasometro, di arrivare direttamente  nel cuore della città senza passare da vie trafficate godendo della vista dell’Adige e del colle di S. Pietro sullo sfondo. Inoltre acquisterebbe finalmente un nuovo impulso il Centro delle Botteghe Artigiane realizzato nell’adiacente Vecchio Macello diversi anni fa e mai decollato perché tagliato fuori dalla viabilità pedonale. Perché uno spazio di proprietà pubblica prezioso per la vivibiltà di un quartiere privo di verde viene lasciato ad uso esclusivo di pochi privilegiati?

Due situazioni di  rive impraticabili diverse per circostanze ma simili nel risultato di impedire il transito pedonale lungo le rive dell’Adige. Situazioni che risultano particolarmente oscure a chi crede che camminare lungo il fiume  sia un diritto e che gli interessi di pochi non possano prevalere sull’interesse dell’intera comunità cittadina.

Alberto Ballestriero
Verona Polis