LA CORSA. L’Amministrazione si è già informata per partecipare al bando la prossima primavera.

L’assessore Briani: «Iniziativa che fa già parte del nostro calendario»
Sartor: «Tutte le carte in regola». Marini: «Occasione per investire».

La strada per la candidatura di Verona a Capitale italiana della Cultura sembra segnata. Dopo l’appello lanciato da docenti universitari e rappresentanti del mondo della cultura, Palazzo Barbieri fa sapere di essersi già interessato per partecipare al bando, che verrà pubblicato probabilmente la prossima primavera con un orizzonte temporale di tre anni. Ciò significa che Verona si candiderebbe per diventare Capitale italiana della Cultura nel 2021, anno in cui ricorreranno i 700 anni dalla morte di Dante, legato inscindibilmente al capoluogo scaligero.«Verona senz’altro può ambire a diventare Capitale della cultura e l’Amministrazione si porrà come capofila di questa iniziativa, che fa già parte del nostro calendario», fa sapere l’assessore alla Cultura Francesca Briani. «Nelle scorse settimane mi sono mossa in questa direzione: ho manifestato l’interesse di partecipare al bando in un incontro in Regione e il riscontro, seppur informale, è stato positivo, oltre ad aver già avuto un confronto con un rappresentante del Ministero». Al momento il settore Cultura si trova, però, in una fase transitoria. «Siamo in attesa della nomina del nuovo dirigente unico, che si occuperà dei Musei civici, ma anche della Galleria di Arte moderna e del Museo di Storia naturale», dice l’assessore. «La nomina è attesa tra una decina di giorni: a quel punto avremo un dirigente con cui condividere il percorso per la candidatura».L’appello per Verona Capitale italiana della Cultura è stato sottoscritto da Gian Paolo Romagnani, direttore Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università, da Gian Maria Varanini, professore ordinario di Storia medievale, da Paola Marini, direttrice delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, da Laura Och, vicedirettrice del Conservatorio Dall’Abaco, da monsignor Bruno Fasani, prefetto della Biblioteca Capitolare e da Luciano Butti, docente di Diritto internazionale dell’ambiente dell’ateneo di Padova.«Verona ha potenzialità culturali che devono essere messe in luce: attualmente, infatti, siamo conosciuti soprattutto per la componente folkloristica di Romeo e Giulietta, mentre non è stato valorizzato adeguatamente il nostro patrimonio culturale», sostiene don Fasani. «Dante ha vissuto tra i 12 e 20 anni a Verona e qui ha scritto gran parte della Divina Commedia. Inoltre, la Biblioteca Capitolare ha tesori unici al mondo che meriterebbero di essere conosciuti: la richiesta punta in basso, mentre noi dovremmo puntare in alto».In linea con questa visione, Paola Marini. «La qualità delle proposte culturali di Verona è già elevata, ma potremmo fare passi avanti in termini di capacità di fare rete: questa candidatura potrebbe essere un bel palinsesto su cui esercitarsi per fare una programmazione sempre più armonica», è il suo commento. «Credo si tratterebbe di un’ottima esperienza, com’è avvenuto a Mantova, sotto il profilo della possibilità di investimenti, di attività realizzate e dell’attenzione dei media».E se i risultati già ottenuti da Mantova spingono anche Paolo Valerio, direttore del Teatro Nuovo, a sostenere quest’appello, un plauso arriva persino dal rettore dell’Ateneo Nicola Sartor. «Non posso che condividere questa proposta, promossa da due docenti del nostro Ateneo», sostiene Sartor. «Dalla Biblioteca Capitolare all’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere, dalla Società Letteraria al legame con Dante fino all’Archivio contemporaneo di Dario Fo: Verona ha infatti tutte le caratteristiche per essere nominata Città della Cultura».

Manuela Trevisani

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 25/11/2017

Note: Manuela Trevisani