BILANCIO. A tutto campo il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Francesco Cobello
Il manager: «Se trovassi anestesisti ne assumerei otto, dieci per potenziare i servizi. Mancano anche infermieri ma stiamo sistemando gli organici»
Dice che, per la città, «questa azienda è un orgoglio» e che i veronesi «dovrebbero essere fieri di avere un Centro sanitario tra i migliori d’Italia: la gente viene da tutta Europa a curarsi qui, anche dall’America».Francesco Cobello, il manager-capo dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata, direttore generale seduto in piazzale Stefani dal gennaio 2015 e in chiusura di mandato a fine anno, insiste sul «valore aggiunto di alta specializzazione nell’assistenza, nella ricerca e nella formazione, garantito a Borgo Trento e a Borgo Roma. Un trittico vincente che fa di Verona», ribadisce, «una realtà medica di riferimento a livello internazionale, all’avanguardia su tutto senza perdere mai di vista la centralità del paziente: l’approccio umano è importante tanto quanto l’eccellenza delle cure».Lei ha definito l’Aoui una grande industria con, al suo interno, tensioni e maldipancia strutturali. Medici ed infermieri, invece, lamentano carichi di lavoro al limite della sopportazione.I piani sanitari e le schede ospedaliere li decide la Regione e, più in alto ancora, il Ministero. Io come direttore generale dell’azienda devo attenermi alle loro macro-scelte, è mio compito invece applicare il contratto ai 5.000 dipendenti dell’azienda nel rispetto dei loro diritti garantendo sostituzioni, riposti, ferie e malattie. Le scelte strategiche, di carattere politico, non vengono fatte dalla direzione generale.A Venezia sono state approvate le schede ospedaliere. Verona ne esce a testa alta, le criticità sono state risolte, ma resta il grande problema della soppressione delle lungodegenze e della privatizzazione dei posti letto. Su questo, i medici lanciano l’Sos.Il Piano sanitario del Veneto, ripeto, viene fatto in Regione. Io sono stato ascoltato in V Commissione, ho chiesto ad esempio che la soppressione dell’apicalità di gastroenterologia venisse ripristinata. L’abbiamo avuta. Oltre a questo, altre mie istanze hanno riguardato la medicina generale e sono state accolte. I posti letto ce li hanno addirittura aumentati e, comunque, non è su quelli che ci si deve intestardire.Tutto bene, quindi. Però oggi dalle 8 alle 10, a Borgo Trento e al Policlinico come in tutti gli ospedali del Veneto, sono state convocate assemblee sindacali dei medici e dei lavoratori del comparto per decidere le forme di protesta. L’elenco delle criticità è lungo… Diranno che manca personale e che quindi l’aumento dei carichi di lavoro è eccessivo, che non si investe, che sono senza contratto da dieci anni, che mancano stimoli, che il rischio clinico è esploso e che c’è l’esodo verso il privato. Io sostengo invece che non sia così: qui in Aoui ogni variazione di organico per pensioni, malattie, ferie, è coperta, cioè ogni assenza è sostituita. I turni, i riposi, tutto ciò che è diritto del lavoratore è sempre rispettato. Anche rispetto agli infermieri, stiamo sistemando gli organici andando a pescare nelle riserve. Direi insomma che, in generale, non abbiamo grandi carenze. Ma, se potessi rafforzare con qualche unità in più certi reparti, lo farei volentieri.Tipo?Le aree chirurgiche e mediche: vorrei poter avere otto, dieci medici in più per potenziare reparti e avviare nuovi servizi. Avrei da parte anche i soldi per procedere alle assunzioni: un milione e mezzo di euro.Ma?Ma non si trovano le figure, non solo qui, ma in tutta Italia: io ho bisogno soprattutto di anestesisti, di medici di Pronto soccorso, di ginecologi, di chirurghi ortopedici ma sulla piazza non ce ne sono. Perchè? Per la sbagliata programmazione fatta dal Miur in sede di formazione, con le scuole di specialità che non sfornano numeri adeguati di specializzandi.Le soluzioni sarebbero allora andare a prendere camici bianchi a Timisoara o richiamare in servizio i pensionati?Ma no, queste sono fake, non so chi le abbia messe in giro. Bisogna solo sistemare la “partita” degli specializzandi con contratti veri: la legge permette di assumerli, si faccia e tutto va a posto. Qui non si producono auto ma si curano malati, si cercano cure ai grandi mali, c’è insomma l’aspetto umano a fare la differenza: i medici salvano vite, i budget e i bilanci a loro interessano poco, idem ai malati. A loro no, però io sono stato messo qui per far quadrare i conti. Questa è come una grande industria con 5mila dipendenti, bisogna che tutto funzioni al meglio. Vengono, ripeto, da tutta Italia a curarsi a Verona perché qui ci sono eccellenze che ci invidiano: il 16% dei pazienti è da fuori, significa anche incassare tanti soldi, 60 milioni di euro di attrattività. Quelli mi servono per fare dell’altro, insomma, siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo essere consapevoli che lavoriamo in una grande azienda, dobbiamo esserne orgogliosi. Un bilancio dei suoi 4 anni da dg di questa azienda ospedaliera? Ha fatto tutto quello che aveva in mente?No, non tutto. Avrei voluto, ad esempio, fare la mensa nuova per i dipendenti. Sistemare i parcheggi, siamo arrivati a definire il progetto per una rivisitazione generale che, a breve, dovrebbe essere pronta. Cosa l’ha reso più orgoglioso?La grande professionalità dimostrata da tutti i miei medici e da tutti i lavoratori dell’azienda. I conflitti e le tensioni ci sono ma fanno parte della normale dinamica del confronto, sono sempre stati entro limiti normali. Vorrei davvero ricordare ai cittadini veronesi che possono contare su professionisti di alto livello, su un servizio sanitario eccellente, che questa è una azienda sanitaria sicura, con un futuro sempre più brillante, farne parte è per me motivo di grande soddisfazione. I riscontri da parte dei pazienti sono positivi, ci ringraziano ogni giorno, ci fanno i complimenti. Ripeto: salviamo vite, non aggiustiamo macchine, e il grande valore civile di questo mestiere qui in azienda è molto sentito. Avere fatto – ed è solo l’ultimo in ordine di tempo – un trapianto di fegato senza il ricorso alle trasfusioni, è stata prova della grande attenzione civile da parte dell’equipe del dottor Tedeschi a quella fetta di cittadini che per motivi personali non possono ricevere sangue da terzi. Verona per loro ha la risposta e questo è il risultato della grande professionalità dei medici di questa azienda e di un enorme senso civico. Di questo non smetterò mai di ringraziare chi lo rende possibile ogni giorno. E sono tanti».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 12

Data: 3/05/2019

Note: Camilla Ferro