SAVAL. I «desiderata» dei residenti per l’edificio abbandonato in una partecipata assemblea.
«Se il Comune non pulirà la corte, lo faremo noi». E spingono per ristrutturare il casale e adibirlo a spazio multiuso. E piccolo museo.
Il Saval fa «sua» la casa colonica del quartiere. Se non ancora nel concreto, perlomeno con tante idee di recupero e con la disponibilità a tenere curata, gratuitamente, con l’olio di gomito di volonterosi residenti, l’ampia corte rurale attorno all’antico edificio. E così il casale di via Marin Faliero 44 è già diventato la «casa dei desideri».Durante l’assemblea pubblica, che si è svolta l’altra sera nella sala polifunzionale del rione, un’ottantina di abitanti ha dato il proprio contributo per immaginare la possibile futura funzione della casa colonica, di proprietà comunale. In realtà, secondo i partecipanti, sarebbe da preferire una «multi-funzione», in modo da accogliere sotto lo stesso tetto studenti in cerca di un’aula studio, anziani bisognosi di compagnia e svago, famiglie con la necessità di uno spazio per incontrarsi, associazioni senza sede…La finalità, tutti hanno convenuto, dovrà essere di tipo sociale, come la terza circoscrizione aveva già stabilito nel 2015, votando la proposta del Pd supportata da 500 firme di residenti. E poi c’è la corte esterna: un grande prato molto appetibile in un rione, come il Saval, dove scarseggia il verde pubblico.Alla serata, organizzata dai ragazzi dell’associazione WeEurope, è intervenuta la compagine del Pd che da anni porta avanzi l’istanza di ristrutturazione del casale: il consigliere comunale Federico Benini e i consiglieri della terza circoscrizione Sergio Carollo e Matteo Dalai. «Nonostante dall’esterno possa non sembrare, la casa colonica ha ampi spazi interni. Abbiamo ipotizzato che si possano ricavare un paio di salette al piano terra, cinque al primo e un open space all’ultimo. Ciò permetterebbe di offrire uno spazio a diverse attività», ha spiegato Benini.Alcune proposte lanciate “dal basso”: piccola biblioteca di quartiere o sala lettura; ambulatorio medico; sala espositiva dove sistemare anche una mostra fotografica sulla storia del Saval… Qualcuno è arrivato addirittura da fuori città per dire la sua, come Valentino Scapini di Sona, 78 anni, impiegato comunale in pensione ma tuttora contadino, attività che ha portato avanti tutta la vita: «Ho frequentato per molto tempo la casa colonica del Saval perché acquistavo dai vecchi inquilini, i signori Cobelli, l’uva merlot da loro coltivata vicino all’Adige. Mi spiacerebbe che venisse stravolta l’anima “campagnola” dell’edificio; invece qui potrebbe sorgere un piccolo museo degli attrezzi e delle attività contadine, dove gli alunni delle scuole potrebbero venire a imparare come si viveva una volta».Da quando i Cobelli hanno lasciato la casa per la scadenza del contratto con il Comune, qualche anno fa, il cortile esterno è scivolato nel degrado: l’erba e le piante infestanti crescono indisturbate. «In assemblea è stato deciso che, se l’amministrazione non provvederà a tenere in ordine l’area, in primavera saranno gli stessi abitanti del Saval a pulirla», dice Benini. «Per quanto mi riguarda», conclude, «proporrò alla commissione Bilancio di Palazzo Barbieri un emendamento per dirottare alla ristrutturazione della casa colonica la cifra, due milioni di euro, stanziata per il palazzetto dello sport di San Massimo».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 14

Data: 31/01/2018