Anziani in casa di riposo: sono difficili i servizi medici specialistici

ASSISTENZA. Lettera di denuncia alla Regione e all’Ulss 9 Scaligera del comitato dei familiari della Pia Opera Ciccarelli

Sempre più anziani con patologie gravi. «Non si può portarli sempre in ospedale». Il dg Girardi: «Già partita l’attività nei piccoli centri»

Anziani in casa di riposo: sono difficili i servizi medici specialistici
Elena Cardinali Le case di riposo assomigliano sempre più a ospedali, per le condizioni di salute degli ospiti che spesso presentano gravi patologie, ma i servizi non sono adeguati. Lo afferma il comitato ospiti-familiari della Pia Opera Ciccarelli onlus, di cui è presidente Gianni Stefani, in una lettera inviata in questi giorni all’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto e al direttore generale dell’Ulss 9 Scaligero Pietro Girardi.«Le persone che vogliono accedere ad un Centro di servizio del territorio, previa compilazione della scheda Svama (la scheda di valutazione delle condizioni dell’anziano, ndr) per ottenere l’accreditamento», spiega Stefani, «deve conseguire un punteggio minimo attualmente lievitato a 95. Ciò significa che gli attuali ospiti hanno delle patologie molto gravi e necessitano di maggiore assistenza socio-sanitaria. Gli standard imposti dalla Regione, già vetusti, non hanno nessun adeguamento, anzi, sono rimasti invariati, pur sapendo che gli attuali bisogni degli ospiti sono in continuo aumento».Per questo Gianni Stefani, ricordando che si tratta di problemi comuni alla stragrande maggioranza delle case di riposo, chiede che vengano attivati all’interno delle strutture servizi medici essenziali quali le visite specialistiche interne, esami radiologici ed ecografici, «che eviterebbero traumi agli ospiti costretti a letto con patologie gravissime, nel caso di trasporto in ospedale con l’ambulanza. Inoltre il proliferare della nutrizione artificiale, anche tramite peg, comporta un impegno dei medici e delle infermiere operanti nei Centri, senza essere coadiuvati da un gastroenterologo che periodicamente intervenga per aggiornare e supportare gli stessi medici e operatori, verificando le corrette procedure attuate».Precisa ancora, Stefani, che la richiesta, già inoltrata nel 2014 all’allora direttore generale dell’Ulss Maria Giuseppina Bonavina e quindi all’attuale, dottor Pietro Girardi, «aveva avuto l’assicurazione che i servizi diagnostici richiesti sarebbero diventati operativi a breve. Ma siamo ancora in attesa».A questo proposito il dottor Girardi anticipa che «come scritto nella nota dell’Azienda, si è già attivata una sperimentazione che sta dando ottimi risultati. L’attività è iniziata in centri di piccole dimensioni per testare il sistema e l’organizzazione. Da gennaio, previo accordo con la struttura, potremo inserire nella sperimentazione anche la Pia Opera Ciccarelli».Nella lettera firmata da Gianni Stefani si auspica anche l’avvio dei previsti ospedali di comunità, che potrebbero accogliere proprio gli anziani cronici in condizioni critiche, e anche degli incontri informativi tra sindaci e comitati dei Centri Servizi, «per ascoltare dalle loro esperienze quali pesanti costi subiscano le famiglie dei ricoverati per ritardi, mancati servizi e adeguamenti».SCIOPERO. Sulla questione interviene anche il dottor Lorenzo Adami, presidente provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di famiglia, il quale ricorda che «curiamo e assistiamo anziani ad alta complessità. Stiamo facendo sforzi notevoli per essere al passo con una realtà in continua trasformazione, ma occorrono maggiori risorse per la sanità e l’assistenza della cronicità e del territorio. Il numero degli anziani con molte patologie, anche gravi, è in aumento, mentre le risposte da parte della Sanità pubblica non sono sufficienti. E intanto il peso, e i costi, della gestione di tanti anziani ricade sulle famiglie. Non possiamo continuare ad essere ai margini delle aree sanitarie di cura, come ospedali e centri di diagnosi. Vanno ricercati e definiti percorsi di collaborazione preferenziale con gli ospedali del territorio sia dal punto di vista diagnostico che terapeutico».E mentre prende corpo la protesta per i servizi diagnostici nelle case di riposo, i medici di famiglia sembrano decisi a confermare gli scioperi, previsti per il 13, 14 e 15 dicembre, per la mancata attuazione del piano socio-sanitario regionale, nonostante le aperture dell’assessore regionale Luca Coletto. «Gli esiti degli ultimi incontri non sono stati soddisfacenti», dice il dottor Adami, facendo capire che il braccio di ferro con la Regione continua.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 21

Data: 30/11/2017