Cofano con scene cortesi, 1440-1450 circa (già Pandolfini, Firenze, 19 ottobre 2016, lotto 23)

L’ARTE DIMENTICATA. Pubblicata un’opera corposa di Mattia Vinco
Cofani per le nozze e pannelli decorativi per gli studi: una lunga indagine nelle fototeche per ricostruire la produzione scaligera che dominava nel Nord Italia.
A poco più di cento anni dall’uscita della prima edizione del monumentale volume sui Cassoni italiani rinascimentali dello storico dell’arte tedesco Paul Schubring (1869-1935), Mattia Vinco pubblica un altrettanto corposo volume dedicato, però interamente alla produzione dei «cassoni» veronesi («Cassoni. Pittura profana del Rinascimento a Verona», Officina Libraria, Milano 2018, 512 pagine, 39 euro). Ma quali sono le ragioni che hanno indotto l’autore a scrivere un volume dedicato solo alle opere veronesi? E soprattutto: cosa si intende con la parola «cassoni»? Queste sono state le due domande principali che hanno guidato l’autore nel suo lungo viaggio nei musei e nelle fototeche di tutto il mondo. La ricerca dei cassoni veronesi ha impegnato Vinco per molti anni ed è stata resa possibile da una borsa di studio presso la Karl Franzens-Universität di Graz nel 2006, da un master presso la Fondazione Roberto Longhi di Firenze (2007-2008), da un dottorato all’Università di Padova (2012) e da un anno trascorso nel dipartimento di pittura europea del Metropolitan Museum of Art di New York (2016-2017). La pittura di cassone è una categoria per così dire inventata dallo studioso tedesco Paul Schubring per raggruppare tutte quelle opere mobili, generalmente su supporto ligneo, che decoravano le case e i palazzi delle dimore nobiliari nel Rinascimento. Si tratta principalmente di due tipologie di opere: i cofani nuziali, commissionati dalle famiglie nobili in occasione di un matrimonio, e i pannelli da studiolo che decoravano piccole stanze, appunto gli studioli, dove, accanto ai libri, trovavano posto dipinti che svolgevano la funzione dei moderni quadri da stanza. Generalmente i soggetti di queste opere erano profani, da qui il sottotitolo del libro, ovvero legati alla mitologia greca e alla storia romana, che nella mente dei committenti e dei pittori dovevano servire a indurre chi li possedeva, o semplicemente li guardava, a trarne esempio e ammonimento per condurre una vita virtuosa. Al contrario delle opere religiose, che si sono sostanzialmente conservate grazie alla loro collocazione pubblica e alle ragioni di culto, i «cassoni» rinascimentali sono stati soggetti a molti passaggi ereditari e, ovviamente, agli inevitabili cambiamenti del gusto. In conseguenza di ciò, hanno subito una maggiore dispersione delle opere conservate nelle chiese, fino a fare quasi perdere integralmente le loro tracce. Invece a Verona, nonostante le testimonianze «in situ» siano labili, se ne realizzarono molti in un arco temporale che va dal 1450 circa al 1530. La loro preziosità ne ha impedito per fortuna la totale dispersione e il lavoro di Vinco ha il merito di aver recuperato e valorizzato questa importante produzione che rendeva Verona unica nel Nord Italia. A partire dai frammenti superstiti, dalla lettura degli inventari, e soprattutto grazie a pazienti indagini nelle fototeche di tutto il mondo, allo studio di cataloghi d’asta e di musei, l’autore ha cercato di restituire un aspetto perduto, e quasi del tutto dimenticato, della vita dei veronesi nel Rinascimento.Alla fine della lettura di questo libro, che consta di una ricca introduzione, di 159 numeri di catalogo e di 279 opere schedate ne sappiamo finalmente qualcosa di più.

Tratto da: L'Arena - cultura- pag. 57

Note: LINO CATTABIANCHI