Il presidente di Cattolica Assicurazioni, Paolo Bedoni

L’INTERVISTA. In vista dell’assemblea dei soci di domani che ha all’ordine del giorno la delega per l’aumento di capitale, il presidente spiega come è nato il clamoroso accordo
Bedoni: «Abbiamo scelto il partner che ci garantisce di creare valore e dare un futuro alla società. La Spa? Non è un tabù»
L’accordo strategico industriale messo a punto tra Cattolica assicurazioni e Generali ha rilanciato il titolo veronese in Borsa con un rally tra il 30 e il 40%, alla vigilia dell’assemblea ordinaria e straordinaria prevista per domani in via telematica. L’appuntamento di domani mattina quest’anno a causa delle misure anti Covid-19 si presenta inedito nei tempi e nei modi: a porte chiuse e con rappresentante designato.Ma il punto centrale sarà l’aumento di capitale da 500 milioni, già previsto dal consiglio di amministrazione il 15 maggio e poi accelerato per la successiva richiesta di Ivass a fronte dei contraccolpi del Covid sullo spread che avevano portato il Solvency ratio (tasso di patrimonializzazione appunto) in posizione troppo debole o addirittura sotto soglia per due rami, Vera Vita e Bcc vita. Di questi 500 milioni di aumento di capitale, come anticipato ieri da L’Arena, Generali ne acquisterà 300 pari ad una quota del 24,4 per cento del capitale sociale a un valore di 5,55 euro ad azione (mercoledì, giorno della firma, era a 3,61); avrà tre posti in consiglio di amministrazione ed entro fine luglio si procederà alla trasformazione della società cooperativa in una società per azioni, con efficacia ad aprile 2021, dando concretizzazione all’aumento di capitale al quale parteciperà Generali in veste di nuovo socio e sottoscriverà quindi altri 50 milioni dei 200 rimanenti.Solidità assicurata, perimetro assicurativo garantito da un lato, trasformazione epocale dall’altro. Presidente Bedoni, quali sono i vantaggi e i rischi di questo accordo per Cattolica?Voglio innanzi tutto ribadire che abbiamo lavorato a questo accordo tenendo sempre presenti le attese dei nostri soci. È un progetto strategico che prevede sinergie, efficienze, creazione di valore per tutti, con contenuti industriali e commerciali. Abbiamo trovato un partner che ha dimostrato rispetto del modello Cattolica per cui posso dire che verranno valorizzate le specifiche peculiarità di Cattolica, la sua storia, il suo assetto distributivo.Andrete in assemblea a chiedere l’ok per il nuovo piano di rafforzamento: cosa intende dire ai soci di fronte a questa nuova strada? Sarà garantita l’autonomia di Cattolica?La richiesta di Ivass ci ha fatto accelerare il nostro percorso; percorso nel quale non abbiamo mai voluto perdere l’autonomia delle nostre decisioni, al di là di tutte le preoccupazioni. Ci ha guidato la consapevolezza di avere in mano una società sana, solida, tra le prime nazionali. E questo accordo quadro con Generali è innanzi tutto un’operazione tutta italiana, che rafforza il settore assicurativo e ci consente di creare valore e di non perdere di vista i nostri valori. È un accordo strategico che ci consente di far fronte alle preoccupazioni dei soci di possibili speculazioni, di derive all’estero, di indebolimento della struttura organizzativa e della rete territoriale, la tenuta del titolo. Di fronte alle richieste di aumento di capitale, non abbiamo perso la testa, ma forti della nostra società, siamo andati alla ricerca del partner più idoneo per dare un futuro solido a Cattolica.È prevista la trasformazione in Spa: è una delle richieste…Mi lasci dire: la trasformazione in Spa non è più un tabù. Abbiamo sempre aggiornato il modello di governance rispetto alle necessità e all’evoluzione del mercato. Noi non abbiamo mai fatto battaglie di retroguardia per difendere un fortino, sono battaglie che si perdono in partenza. Noi abbiamo fatto battaglie per essere pronti ed essere al passo con le esigenze delle imprese. Il fatto che Generali abbia accettato di sottoscrivere l’aumento di capitale con un accordo strategico industriale, che riconosce il valore del nostro patrimonio, significa aver trovato un partner che ha rispetto della nostra storia, della rete di agenti, dell’importanza dei soci. E poi l’approdo alla Spa fa parte di un percorso che i soci conoscono bene e sono consapevoli che in questi anni il perimetro è cambiato, e che oggi non si può più fare a meno di giocarsi la partita: senza capitale non si può crescere e solo così gli investimenti dei soci sono tutelati. L’accordo con Generali garantirà crescita?La prima considerazione che abbiamo fatto noi e Generali, terzo player europeo del settore, è stata: come possiamo creare valore insieme? Se un colosso di questo tipo, che non è veronese, investe su Cattolica e così pure fanno soci investitori americani, vorrà dire qualcosa no? Se Standard & Poor conferma il rating, se chi ci sa leggere sceglie Cattolica, quinta compagnia italiana, non saranno degli sprovveduti. Di fronte a situazioni che vengono a maturazione, bisogna decidere e fare delle scelte. Oggi è premiato chi sa decidere. Il cda di Cattolica l’ha fatto, e ringrazio il direttore generale, Carlo Ferraresi ed il management della società, ma anche va riconosciuto il senso di responsabilità dei consiglieri che hanno avuto l’intelligenza di costruire un progetto che darà valore e non farà perdere Cattolica al suo territorio.Tutela della veronesità, radicamento: Cattolica conserverà il suo ruolo sul territorio dopo questo accordo?Abbiamo lavorato tenendo conto di tutti gli stakeholder di quest’azienda, affinché tutti potessero portare a casa qualcosa di positivo. E non abbiamo fatto questo passo così importante con chi ha voluto il mercato, ma siamo stati noi a decidere con chi e questo è l’aspetto significativo. È interesse di tutti che Cattolica resti radicata. Per esempio alcune voci sono rimaste, come l’impegno per l’agroalimentare e per il mondo cattolico, mentre la Fondazione Cattolica avrà un ruolo ancora più incisivo. L’assemblea avrà il rappresentante delegato: le mancherà il confronto con i soci, per una cooperativa è un’esperienza particolare: questo cambierà qualcosa? È un grande dispiacere per me perché ho sempre avuto un contatto diretto con i nostri soci: proprio questo è stato l’elemento strategico che ci ha consentito di fare grandi passi con la società, come la quotazione che ha rappresentato un salto di qualità e di visione, che ci ha aperto non solo ai soci ma agli azionisti e ai soggetti della vigilanza che garantiscono trasparenza. Non ci fossimo quotati, non saremmo qui ora e non saremmo in grado di raccogliere risorse sul mercato per crescere ancora di più.Vuol dire che il modello è importante ma la gestione di più?Sì, il modello è importante, ma è fondamentale la gestione dell’azienda, la sua solidità, la sua capacità di giocare una partita nelle regole del mercato, con le best practice. In questi anni ci siamo rafforzati nel rapporto con il territorio grazie alle nostre assemblee e così ho avuto la possibilità di combattere la finanziarizzazione per salvaguardare il rapporto con l’economia reale e le imprese. Il territorio non è un confine geografico, ma la capacità dell’impresa di interpretare e soddisfare i bisogni dell’economia reale. L’aumento di capitale da 500 milioni porterà Cattolica in sicurezza? La richiesta di Ivass dunque è ragionevole secondo voi?Il consiglio di amministrazione in modo molto responsabile a metà maggio aveva già previsto di procedere a un aumento di capitale in previsione della situazione Covid. Ci siamo resi conto che le scelte di sviluppo e crescita di qualche anno fa hanno portato l’impresa a sbilanciarsi sul ramo vita, con Banco Bpm, Vera vita e Bcc vita che hanno in pancia molti titoli di Stato che si sono declassati per colpa dello spread. E ha portato un indebolimento del Solvency ratio, il margine di solvibilità (con lo spread ai massimi, era sceso a 103% per il gruppo e sotto soglia per i due rami vita-ndr). Poi è arrivata la richiesta di Ivass che è stata ragionevole. Anche se il tasso di patrimonializzazione è tornato in zona di sicurezza (133% la scorsa settimana) chi ci vigila ha ragione: se in autunno ci sarà un altro Covid, ci chiedono, cosa farete? Noi non possiamo mettere a rischio Cattolica. Come primo intervento, abbiamo accantonato l’utile di 120 milioni di euro a riserva, scelta poi seguita da tutte le compagnie. Per Vera Vita e Bcc Vita che sono andate sotto soglia, la situazione è stata risolta. Un intervento patrimoniale di 500 milioni di euro porterà il Solvency ratio del Gruppo Cattolica a circa 172%, ampiamente sopra le soglie del sistema di propensione al rischio e all’interno dell’intervallo di valori obiettivo attesi in sede di presentazione del piano industriale 2018-2020 (160%-180%).Altro capitolo innovativo: le regole del cda. Erano state richieste da alcuni soci e ora sono state accolte, per cui è caduta l’ipotesi di una loro richiesta di assemblea. Cosa cambia?Proprio per il rapporto che ho costruito negli anni con la base sociale, il cda ha ascoltato queste richieste e ha assorbito le modifiche con una proposta ben più ampia di quella avanzata. Viene prevista una miglior qualificazione del board; viene assegnato un consigliere in più alla minoranza; il cda viene ridotto da 17 a 15 e per statuto un terzo dev’essere di genere; inoltre, un terzo deve avere meno di 60 anni, un terzo dei componenti deve avere esperienza nel settore bancario assicurativo. Insomma, una conferma di dialogo e di apertura.Cattolica rappresenta un player di primo piano in città, dalla Fiera alla Fondazione Arena: una sua trasformazione o un suo minor attaccamento alla città è visto con preoccupazione, no?In questi ultimi anni siamo intervenuti con decisione a sostegno delle realtà veronesi, dalla Fiera alla Fondazione Arena e con la Fondazione Cattolica che è radicata nel tessuto cittadino. Ma quanti anni è che si chiamano le scelte e invece si rimandano le decisioni e si perdono le opportunità? Ecco, io vorrei sottolineare che la velocità di decisione oggi è fondamentale. Quando le cose continui a riprenderle in considerazione più di una volta vuol dire che qualcosa non funziona, cioè stiamo perdendo delle occasioni. Per la Fiera, ad esempio, va completato il processo di trasformazione in Spa avviato alcuni anni fa. Verona, con la Fondazione Arena, con la sua Fiera, con le sue infrastrutture, è una realtà che può offrire opportunità di carattere nazionale. Quando le cose continui a riprenderle in considerazione più di una volta vuol dire che alla fin non sei capace di decidere e fare scelte.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 11

Data: 26/06/2020

Note: MAURIZIO BATTISTA