ASSISTENZA. Presentato il protocollo tra Fiera e Azienda ospedaliera.

Un cavallo a volte può essere efficace più di una terapia medica, specialmente se si parla di autismo. Anzi, l’ippoterapia si sta rivelando tra i fattori decisivi nel trattamento delle persone, soprattutto bambini, che rientrano nello spettro autistico. Per questo è stato firmato un protocollo d’intesa per la promozione e la valorizzazione dell’ippoterapia tra Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, Veronafiere Spa e Ulss 9 scaligera.Il protocollo è stato al centro dell’incontro Riding in blue, cavalcare il blu, il colore che indica l’autismo, a cui hanno partecipato il presidente di Veronafiere Maurizio Danese, il sindaco Gabriele Sboarina, la consigliera Laura Bocchi che si occupa di tutela e benessere degli animali, l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, il neuropsichiatra Leonardo Zoccante, il dottor Raffaele Grottola direttore dei Servizi sociali dell’Ulss 9 Scaligera, e il vescovo Giuseppe Zenti. All’incontro un folto pubblico di rappresentanti di associazioni che si occupano di autismo, tra cui Cristina Bosio, referente di questi gruppi per il Veneto. «La persona affetta da autismo tende ad avere più rapporti con gli oggetti, in modo statico», ha spiegato il professor Zoccante, «ma con il cavallo il rapporto diventa dinamico e la persona, soprattutto il bambino, riesce ad interagire, sincronizzando le attività, con uno scambio reciproco di stimoli. È questo speciale rapporto che va a scalfire il nucleo stesso del disturbo autistico. Ecco perchè è importante il protocollo siglato tra Fiera e Azienda ospedaliera per attuare progetti di grande valore terapeutico. L’alleanza tra ambito ospedaliero, istituzioni, imprese, associazioni e famiglie aprirà un’autostrada per il recupero e l’inserimento sociale delle persone con autismo».L’assessore Coletto ha ricordato come solo 30 anni fa l’autismo fosse considerato una malattia psichiatrica, «accompagnato anche da un pesante stigma. Oggi il modello veneto fa scuola a livello nazionale, per l’organizzazione delle associazioni e le esperienze terapeutiche che hanno interessato anche l’Istituto superiore di Sanità. Verona è un centro di riferimento per il Veneto e a livello nazionale. Oggi le nuove sfide sono l’accompagnamento dei maggiorenni e il Dopo di noi. E siamo in prima linea».Il vescovo Zenti ha ribadito la necessità di sostenere le famiglie anche dal punto di vista economico: «È un dovere della società perchè sono tra le persone più fragili. Non tutti i padri hanno il coraggio di restare vicini ai figli autistici, e tante madri vivono sopportando grandi sofferenze. Sono persone sacrificate. E si deve fare ogni sforzo per sostenere le famiglie». Cristina Bosio ha spiegato che la collaborazione con Fieracavalli «può diventare un modello da replicare a scuola e nel mondo del lavoro, come esempio dei risultati che si possano ottenere lavorando tutti insieme». Ma c’è ancora tanta strada da fare, dicono i referenti delle associazioni. Ruggero Mason, responsabile del coordinamento autismo Veneto e vicepresidente dei gruppi Asperger Veneto che raggruppa 19 associazioni, con circa 2.800 ragazzi seguiti, fa presente che in Veneto «non esiste ancora un censimento dei casi e quindi non ci sono dati precisi. Sappiamo che la sindrome colpisce l’1,35 per cento dei nati e quindi in Veneto dovrebbero esserci circa 50mila persone con autismo. Oggi si fa molto per i bambini alle primarie e alle medie ma il problema sta crescendo alle superiori. Inoltre l’autismo non è una malattia ma una sindrome neurogenetica. Non si cura con le medicine e resta per tutta la vita».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 15

Data: 27/10/2018

Note: Elena Cardinali