Il libro di Catherine Price pubblicato da Mondadori

VENERDÌ 01 GIUGNO 2018
SOCIETÀ. L’uso compulsivo è una sindrome dagli effetti preoccupanti
Quattro settimane per disintossicarsi dal telefonino grazie alla ricetta di Catherine Price. Non si tratta di demonizzare la tecnologia ma di non esserne schiavi

L’ultimo dossier sull’argomento è della Fondazione Umberto Veronesi e certifica il nascere di una nuova sindrome: quella legata al terrore di smarrire il telefonino che si chiama nomofobia. Con sintomi a volte drammatici: nausea, tremori e sudorazione. Sintomi che possono evolvere in tachicardia e dolori al petto. Analoghi a quelli da dipendenza di droga. Come queste infatti ha basi biologiche, perché fa riferimento allo stesso circuito cerebrale e ha come mediatore la dopamina.Uno studio inglese su un migliaio di utilizzatori di cellulare, pubblicato recentemente, ha rivelato che il 66 per cento di essi si dichiara «molto angosciato» all’idea di perdere il cellulare, e che questa percentuale sale al 76 per cento nei giovani tra i 18 e i 24 anni. Per tutti, smarrire il telefonino non solo equivale a perdere i contatti con gli amici, ma anche tutta una serie di servizi considerati ormai irrinunciabili, che sono a disposizione con gli smartphone e con i forfait illimitati.Ma a subire maggiormente l’influenza dei cellulari sono i giovani. L’indagine «Tempo del web. Adolescenti e genitori online», presentata in occasione di un convegno a tutela dei bambini e degli adolescenti, conferma ciò che si vede in una quotidianità fatta di ragazzi in perfetta simbiosi con il proprio smartphone, e non solo in solitudine ma anche in contesti socializzanti quali possono essere un bar o una pizzeria. Tra i ragazzi intervistati, il 17 per cento ha dichiarato di non sapersi separare dallo smartphone ed il 21 per cento si alza di notte per controllare eventuali messaggi sui social network più frequentati. La percentuale cresce alla domanda «ti connetti più volte al giorno?». La percentuale è del 45 per cento, dunque quasi la metà. Sono inoltre il 78 per cento quelli che chattano su WhatsApp in maniera praticamente continuata. Negli ultimi anni è scesa anche la media dell’età in cui i giovanissimi si avvicinano per la prima volta ad Internet. Il 48 per cento ha dichiarato di aver creato un profilo Facebook a 13 anni, il 71 per cento ha avuto regalato il suo primo smartphone ad 11.Ma se la dipendenza dal telefonino è come quella dalle droghe ci si può disintossicare? Secondo la giornalista scientifica Catherine Price certamente sì. E lo si può fare in quattro settimane.La Price, nel suo libro «come disintossicarti dal tuo cellulare», basandosi su studi scientifici, dimostra come gli smatphone mettano in pratica un vero e proprio hackeraggio del nostro cervello. Con trucchi manipolativi dall’aria innocua ci fanno abbassare la guardia per potersi impossessare della nostra attenzione. Le conseguenze maggiori sono legate alla distruzione della nostra memoria a breve ed a lungo termine e di conseguenza la nostra capacità di elaborare pensieri profondi.La buona notizia è che uscirne si può. In quattro settimane, appunto, con un metodo tra l’altro non così difficile da mettere in pratica.Il libro non criminalizza l’uso del cellulare, anzi, ne propone un uso quotidiano ma più intelligente. Perchè disintossicarsi dal telefono significa semplicemente diventare consapevoli del modo e del motivo per cui usiamo il telefono e renderci conto che questi aspetti sono manipolati dal meccanismo stesso.Disintossicarsi dal cellulare significa guadagnare lo spazio, la libertà e gli strumenti necessari per creare con «lui» un rapporto di lungo termine che conservi il meglio e ci liberi da quello che del telefonino odiamo.Una guida, questa di Catherine Price, che andrebbe fatta leggere a tutti i «millenials», i nostri ragazzi perennemente collegati attraverso lo smartphone, ma anche a molti adulti che ormai coltivano interessi ed amicizie in rete più che nella realtà.

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 44