Gli «over 65» hanno una vita sociale sempre più attiva

EVENTO. Intervista a Odile Robotti, docente, scrittrice e amministratore unico di Learning Edge. Domenica 17 novembre parlerà in fiera delle potenzialità della terza età
Con il Giappone, l’Italia primeggia per la popolazione più longeva «Possiamo diventare laboratorio di innovazione per il benessere»
Sempre più anziani. Ma davvero anche sempre più malati, invalidi, stanchi, sedentari e soli? No. Le cose stanno cambiando in fretta e l’equazione non regge. L’Italia, lo sappiamo, condivide con il Giappone il primato mondiale della popolazione più longeva, con un’aspettativa di vita superiore agli ottanta anni e un numero di centenari e ultracentenari in crescita.«Se il fatto di essere un Paese anziano ha innegabili svantaggi, da non sottovalutare, si potrebbe però guardare anche al bicchiere mezzo pieno. E ragionare sull’opportunità di diventare il laboratorio globale delle innovazioni tecnologiche e delle soluzioni socio-economiche e organizzative che consentiranno di vivere l’invecchiamento in modo molto più sano, attivo e appagante di quanto sia mai stato possibile finora. Le trasformazioni demografiche che stiamo vivendo in Italia, infatti, sono destinate a presentarsi in molti altri Paesi negli anni a venire».Lo spiega Odile Robotti, docente all’Università Vita Salute del San Raffaele di Milano, nonchè amministratore unico di Learning Edge (azienda che opera nel settore delle risorse umane, della formazione e del potenziamento delle competenze personali), e autrice di due volumi sul tema, di cui l’ultimo, recentemente uscito, si intitola «Il magico potere di ricominciare». Verterà proprio su tale argomento, sulle nuove potenzialità di quella che una volta veniva chiamata «terza età», il contributo di Robotti al Festival del futuro, in programma alla fiera di Verona il prossimo weekend, 16 e 17 novembre.Dottoressa Robotti, gli ultimi decenni della vita stanno cambiando «pelle». Ci spiega come?«È un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Al concetto di “old aging”, paradigma superato che descriveva l’individuo over 65 come un pensionato rilassato e nullafacente, con capacità cognitive, motorie e sociali in veloce tracollo, oggi si sostituisce il modello del “new aging”, con caratteristiche completamente diverse».Quindi anziani più sani e dinamici?«Sì, ma non solo. Intanto facciamo chiarezza sulle definizioni: le persone fra i 65 e gli 85 anni non vengono più considerate “vecchie”; si parla piuttosto di “young old”, ossia “giovani anziani”: in apparenza una contraddizione di termini, ma giustificata dall’allungamento progressivo della vita, che dagli anni Cinquanta ad oggi ha guadagnato una decade. Si potrebbe quindi parlare più propriamente di “super-adulti”.Dunque Lei afferma che bisogna guardare a questa età con occhi nuovi…«È una necessità, anche perché l’invecchiamento attivo allunga la porzione di vita in salute. Per esempio, ci sono oggi molti pensionati che, anziché mettersi in pantofole, si reinventano, dando sfogo alla propria creatività e fondando nuove imprese e iniziative, restando cioè produttivi. Ma se gli over 65 si stanno evolvendo velocemente, non altrettanto il mercato che a loro si rivolge».E qui si arriva all’idea della vecchiaia non solo come “problema” sociale, ma come nuova risorsa, giusto?«Esattamente. Perché oggi la fascia dei super-adulti “sottoconsuma”, non per carenza di desideri e possibilità, ma per mancanza di offerta. A loro, finora, ci si è rivolti quasi esclusivamente per vendere apparecchi acustici, medicinali, montascale, servizi assistenziali, sottolineando tra l’altro spiacevolmente l’aspetto del “bisogno”… E invece è una popolazione sempre più interessata a prodotti alternativi non connessi per forza all’invecchiamento».Può fare qualche esempio?«Moda, stile. Ma anche viaggi che emozionino: non necessariamente avventure con lo zaino in spalla e il sacco a pelo, ma nemmeno la villeggiatura tutta relax».Cos’altro?«C’è l’intero settore della “wear technology”, ovvero quella gamma di dispositivi indossabili che consentono di rafforzarsi e muoversi al meglio. In Paesi dove questo tipo di mercato è già ben sviluppato, come il Giappone, è attiva tutta una serie di proposte che da noi manca: dalle palestre con corsi ad hoc per tale età ai ristoranti con menù studiati sulle loro preferenze. In Oriente, per esempio, si è notato che le persone più attempate preferiscono consumare piatti a base di carne magra, e non li trovavano nelle catene di ristorazione più improntate a una clientela giovane».A quanto pare, dunque, attorno agli over 65 si può costruire una nuova economia…«Sì. È ciò che spiegherò al Festival del futuro, che ha il merito di dar voce a tematiche emergenti e non ancora approfondite, in un’ottica positiva e propositiva».

Tratto da: L'Arena - cronaca- pag. 13

Note: Lorenza Costantino