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UNA STRADA DIMENTICATA. Negozi chiusi, vetrine abbandonate
«Più spazio ai pedoni e meno auto: così rinascerà»

  

C´era una volta via Rosa. Piccole botteghe artigiane, negozietti con le insegne senza neon, bar dove le lancette dell´orologio appeso al muro scandivano un tempo che sembrava scorrere molto più lento di oggi. È durata almeno fino agli anni Novanta, la "belle epoque" di via Rosa, traversa di corso Sant´Anastasia. Qualche ricordo sbiadito e un pizzico di nostalgia: questo rimane a distanza di vent´anni, guardando le serrande abbassate lungo la via, le vetrine impolverate e i negozi vuoti. Pezzi di storia del quartiere andati persi e che nessuno ha saputo rimpiazzare. Chi vive nei dintorni di via Rosa, se li ricorda bene quei giorni.
Allora bastava scendere nella via per trovare tutto ciò di cui si aveva bisogno. All´incrocio con via Pigna, c´era «Paola Merceria»: lana e filati, ma anche una mini sartoria, che confezionava abiti personalizzati e che ha resistito fino a qualche anno fa, per poi cambiare ! gestione e chiudere. Sempre sullo stesso incrocio, la drogheria «Dalle Aste» e «Ceni gomme», piccola bottega in cui si vendevano prodotti in gomma, recipienti e canne per l´irrigazione.
Poco più in là, si trovava «Bon Bons», nato come latteria e poi trasformato in negozio di caramelle e cioccolato per i palati più fini, resistito fino allo scorso anno. Il fotografo Quintarelli, oltre a fare foto di cerimonie, negli anni Sessanta vendeva anche televisori, ma con l´avvento del digitale ha visto il mercato trasformarsi e ha deciso di cedere la gestione, che però ha avuto vita breve. Curioso e molto di nicchia il negozietto di addobbi, come cornucopie ripiene di frutti o ghirlande per il Natale, che sulla vetrina ormai piena di polvere esibiva con orgoglio articoli comparsi su riviste specializzate. Non mancavano poi il giornalaio, un elettricista, un fornaio e una lavanderia. Per non parlare del bar, gestito da una famiglia pugliese con sei figli, c! he aveva saputo catturare le simpatie anche dei veronesi più ! "de soca". Infine, il barbiere. A gestire il negozio erano due fratelli con la passione per i canarini, che non negavano a nessuno una bella insaponata, seguita dall´appuntamento quotidiano del taglio barba e capelli.
A ricordare tutto questo è l´ultimo baluardo di quella "belle epoque", Alfredo Bertolini, che conduce assieme alla moglie l´ortofrutta «Marisa» dal 1987. Una soluzione per farla tornare in auge. «Bisogna trasformarla in un centro commerciale all´aperto: togliere le auto parcheggiate e allargare i marciapiedi», prosegue il commerciante. «Il Comune deve agevolarci, ad esempio con stalli comodi per il carico-scarico della merce».M.Tr.

Tratto da: L'Arena, IL GIORNALE DI VERONA

Data: 1/06/2012

Note: CRONACA – Pagina 16