Non è fuor di luogo ammettere che il Carnevale Veronese trovi le sue origini nelle antiche Corse del Palio sancite dallo statuto Albertino e che trovarono magistrale eco nel canto XV dell’inferno della Divina Commedia:

…e parve di coloro

che corrono a Verona il drappo verde

per la campagna; e parve di costoro

quelli che vince, non colui che perde

 Narra la tradizione che Ezzelino nel 1208, rientrando in Verona vincitore in detto Palio, festeggio con giostre e tornei e stabilì che ogni anno in quel giorno (prima domenica di quaresima) si corressero quattro palii

  • Uomini – donne – cavalli — asini

Per associare il Carnevale Veronese ad un nome si deve arrivare a Tommaso da Vico nel 1528.

Costui era uno stimato medico e un’insigne personalità del rione di San Zeno. Il 15 gennaio 1528, era alla testa di una famosa cavalcata di gentiluomini, che andò incontro al vescovo Giammatteo Giberti, quando entrò a Verona.

Nel 1531 Verona era oppressa da una terribile carestia, causata dalle inondazioni dell’Adige e dalle devastazioni delle truppe austriache. Venne così eletto un Comitato di Cittadini per prevenire sommosse: tra questi Tommaso da Vico che fece distribuire alla gente di San Zeno, nell’ultimo venerdì di Carnevale, pane, vino, burro, farina e formaggio. Era nato il Bacanale del Gnocco.

Si diceva che Tommaso da Vico avesse lasciato per testamento un legato perché questa distribuzione agli abitanti di San Zeno si ripetesse tutti gli anni. Ma nel suo testamento (archivi di Stato) quel lascito non c’è.   Diede inoltre  istruzioni per la sua sepoltura  come si vede in questa immagine

busto e arca di Tommaso da Vico. 1531- nel giardino destro di San Zeno appoggiato alla chiesa di san Procolo

Il venerdì gnocolar (chiamato per lungo tempo venerdì casolar) venne finanziato non da lasciti, ma con proventi da condanne e dazi su castagne ed olive.

1806 – il viceré principe Eugenio mise a disposizione del Prefetto 6000 lire milanesi per la festa del venerdì Gnocolar e la mantenne per gli anni a seguire

1812 – per trovare il denaro per completare la facciata della Gran Guardia, il Consiglio Comunate propose di tagliare il finanziamento al Baccanale. Il ricorso degli abitanti di San Zeno fu respinto: il Baccanale si fece ugualmente, ma andò declinando fino al 1838

1838 –il Carnevale venne riattivato per merito del Podestà Giovanni Orti Manara che apportò alcune innovazioni.

  • Cavalcata di Tommaso Da Vico
  • Carri allegorici che seguivano il carro dell’Abbondanza
  • Inno ufficiale delle Feste

Poi alberi della cuccagna in piazza Bra e stradone di Porta Nuova, carri distanziati ed inframezzati da maschere a piedi e a cavallo, bande musicali e per finire veglione al Teatro Filarmonico

Nel 1848  il carnevale si spense.  Ben altra fiaccola infiammava il cuore dei veronesi

Dopo la liberazione dal dominio austriaco il Baccanale risorse e cadde più volte a seconda delle disponibilità finanziarie e risorgerà nel 1923 con una novità: l’elezione della reginetta di Verona e il contributo degli studenti. Ogni facoltà presentò il suo carro, Medicina, Giurisprudenza, Ingegneria, Belle lettere, Agraria….

Nel 1925-26 il papà del Gnocco con la sua corte navigò sull’Adige dalla Catena di San Zeno a Santo Stefano fra musiche, cori montebaldini e acclamazioni della folla

Tra maschere più famose il Podestà di pazza Erbe il Duca di Santo Stefano o della pignatta (la sua storia potete leggerla nel nostro sito a questa pagina) e il principe Reboano delle Carceri (quartiere   Filippini). Per il suo carattere di paciere fra le vare fazioni e di insofferenza alle lotte fratricide fu nominato principe della concordia.

Nel 1949, dopo lunghi anni di assenza, risorse ufficialmente il carnevale di Verona secondo le sue secolari tradizioni. Fu un anno di prova per mancanza di tempo e mezzi, ma ebbe successo e sancì la completa rinascita carnevalesca nel 1950.

Si procedette alla nomina dei vari comitati e all’elezione del Papà del Gnocco la cui carica da vitalizia e ereditaria divenne elettiva.

La corte di Papà del Gnocco

Grazie Susi
Tratto da “il Carnevale Vronese”di Tullio Lenotti